derbyderbyderby calcio estero “Non sapevo di allenare una classe d’asilo”: Xabi Alonso e la cronaca di un divorzio annunciato

Lo sfogo del tecnico

“Non sapevo di allenare una classe d’asilo”: Xabi Alonso e la cronaca di un divorzio annunciato

Xabi Alonso con uno sguardo sconsolato
La situazione tra l'allenatore ex Leverkusen e lo spogliatoio dei Blancos era ormai caratterizzata da un clima pesante e teso, con il tecnico iberico che aveva perso la pazienza in più occasioni
Luca Gilardi
Luca Gilardi Collaboratore 

La fine dell'avventura di Xabi Alonso sulla panchina del Real Madrid non è stata un fulmine a ciel sereno, ma l'epilogo inevitabile di una frattura profonda, maturata mesi prima lontano dai riflettori. La sconfitta in Supercoppa di Spagna ha solo certificato ufficialmente un divorzio che, secondo quanto filtra dalla Spagna, si era già consumato a Valdebebas all'inizio di novembre.

La rottura tra Xabi Alonso e lo spogliatoio

—  

Il momento simbolo di questa rottura è diventato ormai celebre: durante una sessione di allenamento, esasperato dall'atteggiamento dei suoi giocatori, Xabi Alonso avrebbe urlato: "Non sapevo di essere venuto ad allenare una classe d'asilo". Una frase durissima, pronunciata non come strategia motivazionale ma come un autentico grido di disperazione. L'ex tecnico del Bayer Leverkusen, solitamente pacato e riflessivo, aveva infatti perso la pazienza davanti a una squadra che, ai suoi occhi, ignorava le indicazioni tattiche e mancava dell'intensità richiesta.

Alla base del conflitto c'era soprattutto una divergenza filosofica. Xabi Alonso era arrivato a Madrid con l'idea di replicare un calcio iper-organizzato, fatto di pressing alto, movimenti sincronizzati e dettagli maniacali. Lo stesso che gli aveva permesso di conquistare una Bundesliga da imbattuto. Tuttavia, il Real Madrid, reduce da anni più "fluidi" e gestionali con Carlo Ancelotti, non ha mai davvero digerito quel cambio di paradigma.

Un rapporto mai sbocciato

—  

Gli allenamenti venivano percepiti come soffocanti, caratterizzati da un eccesso di informazioni e da continue correzioni. I giocatori parlavano apertamente di microgestione, di un controllo ossessivo che spegneva la spontaneità e il piacere di allenarsi. Anche lo staff di Xabi Alonso, in particolare il vice Sebas Parrilla, era finito nel mirino dello spogliatoio: accusato di contribuire a un clima teso e logorante.

Xabi Alonso con i giocatori del Real Madrid

Dal punto di vista del tecnico spagnolo, però, l'urgenza era reale. Il calendario non gli aveva concesso una vera preparazione estiva e, dopo il Mondiale per Club, Xabi Alonso era stato costretto a comprimere tempi e processi per trasmettere la sua identità tattica alla squadra.

L'ombra di Arbeloa

—  

A rendere il quadro ancora più instabile è stata la figura di Alvaro Arbeloa. La sua presenza costante agli allenamenti della prima squadra, normale sulla carta, ha assunto un valore simbolico. Il suo nome ha iniziato a circolare nello spogliatoio come possibile alternativa: un uomo del club e percepito come più vicino alla sensibilità dei giocatori.

Alvaro Arbeloa durante una sessione d'allenamento

Quando i risultati sono crollati, il legame era ormai spezzato da tempo. E il tentativo finale della squadra di ricompattarsi non è bastato. La sensazione è che Xabi Alonso non abbia pagato tanto le proprie idee, quanto l'impossibilità di farle accettare a un gruppo con cui non è mai scattata la scintilla.