Saul Niguez si è raccontato ai microfoni di ABC. Il centrocampista del Flamengo ha posto l'accento sull'importanza del supporto psicologico nel mondo del calcio.

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Saul Niguez è stato uno dei talenti migliori passati nel calcio spagnolo degli ultimi anni. Una vita con l'Atletico Madrid, gli occhi di tutto il mondo su di lui, e poi la fine. Oggi gioca nel Flamengo, ed è innamorato di questi colori e questa gente che gli è stata vicino in un momento tutt'altro che facile.

Saul

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Leverkusen, Germania – 21 febbraio 2017: Saul Niguez n. 8 dell’Atlético de Madrid esulta dopo aver segnato il gol del vantaggio durante la partita di andata degli ottavi di finale della UEFA Champions League tra Bayer Leverkusen e Atlético de Madrid alla BayArena il 21 febbraio 2017 a Leverkusen, Germania. (Foto di Lars Baron/Bongarts/Getty Images)

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Saul Niguez: "Pensavo di essere Maradona"

In una lunga e intima intervista rilasciata ad ABC, Saul Niguez si è raccontato senza paura. Dai sogni di gloria di un ragazzino fino al duro scontro con la realtà e alle frizioni col club che tanto amava e che tanto lo amava. "Volevo diventare un simbolo dell’Atlético come Koke, è finita che mi hanno messo alla porta". Lo spagnolo continua: "Fino a 25 anni, pensavo di essere Maradona, poi non so cosa sia successo nella mia testa, ma ho iniziato ad avere problemi, ho smesso di divertirmi e il mio destino è cambiato".
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Come spiega il calciatore, basta un attimo e la fiamma che hai dentro di te si spegne: "Si è trattato di un lungo problema mentale: smetti di divertirti e perdi quel tocco magico. Non hai più quello che ti distingue dagli altri, quell’entusiasmo, quella passione". Una delle cose peggiori per Saul, è stato il dover gestire i continui cambi di ruolo, una cosa che ha influito, come racconta lui stesso, anche sul percorso con la nazionale. "Non mi divertivo più anche perché mi spostavano da una posizione all’altra, aumentando la pressione su di me. Un giorno il commissario tecnico della Nazionale mi ha chiamato e mi ha detto: 'Se giochi in quella posizione, non ti convocherò'".

E continua: "Così inizi a vedere cose, a perdere sicurezze. Bam, bam, bam. Non avevo la forza per cambiare mentalità e tornare al mio livello". Il calciatore ne ha risentito, tanto da essere influenzato anche e soprattutto a livello psicologico: "Non l’ho gestito bene, perché non mi divertivo. Loro - l'Atletico Madrid - pretendevano gli stessi standard da me, ma nella mia testa non c’era verso. E questo dialogo interiore negativo ha causato un calo significativo delle mie prestazioni".

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L'importanza della terapia

L'ex centrocampista del Chelsea ha sottolineato quanto sia stato e sia tutt'ora fondamentale per lui il rapporto con lo psicologo, che lo segue da quando ha 18 anni. "Lavoro con un preparatore atletico e uno psicologo da quando avevo 18 anni. C’è una frase che mi disse durante un periodo buio e che mi è piaciuta molto: 'Sono molto più orgoglioso di te ora di quando avevi 23 anni e hai segnato quel gol fantastico contro il Bayern, perché hai imparato a gestire tutto molto meglio'".

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RIO DE JANEIRO, BRASILE - 30 NOVEMBRE: Saúl Ñíguez e Pedro Guilherme del Flamengo tengono il trofeo su un autobus durante i festeggiamenti il giorno dopo che il Flamengo ha vinto la Copa CONMEBOL Libertadores 2025 il 30 novembre 2025 a Rio de Janeiro, Brasile. Il Flamengo ha vinto la sua quarta Copa Libertadores con una vittoria per 1-0 sul Palmeiras il 29 novembre. (Foto di Wagner Meier/Getty Images)

Per concludere, Saul pone l'accento sulla mancanza di supporto nel mondo del calcio per situazioni come la sua: "All’epoca, non affrontavo bene i momenti difficili: se giocavo male, non uscivo di casa. Mi assumo la responsabilità delle mie prestazioni in campo, ma ci sono molte situazioni che non dipendono completamente dal giocatore, e in quei casi non ho avuto il supporto o la vicinanza del mio ambiente calcistico".

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