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Unai Emery il re indiscusso dell’Europa League tra passato e presente

Daniele Cirafici
Quattro titoli, cinque finali, un record che nessuno ha mai eguagliato. La storia del tecnico basco che ha trasformato la seconda competizione europea nel suo regno personale.
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Ci sono allenatori che vincono trofei e ci sono allenatori che dominano un'epoca. Unai Emery, basco di Hondarribia, classe 1971, appartiene alla seconda categoria, ma solo se parliamo di una competizione specifica, quella che ha reso la sua carriera immortale: la UEFA Europa League. Quattro trofei sollevati, un record assoluto che parla da solo, e una capacità unica di trasformare squadre "minori" in macchine europee inarrestabili.

Non è stato sempre così. Prima di diventare "Mister Europa League", Emery ha percorso la trafila dura del calcio spagnolo minore, Lorca Deportiva, Almeria, Valencia, accumulando esperienza, sconfitte, lezioni. Il talento era evidente, ma serviva il palcoscenico giusto. Quel palcoscenico arrivò nel gennaio 2013, quando il Siviglia lo chiamò per salvare una stagione difficile. Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo di lì in poi.

La Trilogia di Siviglia: Tre Anni, Tre Coppe

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Dal 2014 al 2016, Emery scrisse una delle pagine più straordinarie della storia recente del calcio continentale. Con il Siviglia, club di enorme tradizione ma mai dominante in Europa, costruì una squadra capace di vincere per tre anni consecutivi la stessa competizione. Un'impresa che nella storia del calcio europeo non aveva precedenti. 2014, Siviglia: Finale contro il Benfica. Pareggio 0-0 nei tempi regolamentari, poi la lotteria dei rigori sorride agli andalusi. Primo trofeo europeo per Emery da allenatore. 2015, Siviglia: Vittoria 3-2 sul Dnipro. Carlos Bacca, capocannoniere con 7 reti, trascina i suoi alla seconda coppa di fila.

Il tecnico comincia a diventare una leggenda. 2016, Siviglia: Terzo titolo consecutivo, 3-1 al Liverpool di Klopp in finale. Un'impresa clamorosa che consacra definitivamente Emery come il tecnico europeo più vincente della competizione. Tre finali, tre vittorie, tre trofei alzati al cielo con la stessa maglia. La capacità di gestire lo spogliatoio, valorizzare i giovani e costruire un'identità tattica riconoscibile, pressing alto, transizioni veloci, mentalità europea, trasformò il Siviglia in qualcosa che non era mai stato prima: una dynasty continentale.

Il Capolavoro di Villarreal: Davide contro Golia

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Se il ciclo del Siviglia aveva già dell'incredibile, quello che Emery riuscì a fare col Villarreal nell'edizione 2020-21 è ancora difficile da spiegare razionalmente. Il Sottomarino Giallo, chiamato così per via delle maglie gialle, era una squadra di metà classifica in Liga. Niente di più. Una squadra che in tutta la sua storia non aveva mai vinto niente in Europa. Eppure Emery tirò fuori qualcosa di assurdo: undici vittorie e un solo pareggio tra gironi e fase a eliminazione diretta, numeri che in pochi avevano fatto prima di loro. Ma la serata che nessuno dimenticherà arrivò a Danzica, in finale contro il Manchester United.

Novanta minuti bloccati, poi i supplementari, stessa storia. Si andò ai rigori. Undici calciatori del Villarreal si presentarono dal dischetto, undici andarono a segno. L'unico a sbagliare fu David De Gea, portiere dello United. Tutto qui. Il Villarreal fa la storia e vince la sua prima Europa League, con Emery che alzava il suo quarto trofeo in questa competizione, staccando definitivamente il record di Trapattoni.

Oltre l'Europa League: PSG, Arsenal e Aston Villa

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La carriera di Emery non è fatta solo di coppe europee, ovviamente. Nel 2016 lasciò Siviglia e accettò la proposta del Paris Saint-Germain, probabilmente la sfida più grande che gli fosse mai capitata. A Parigi vinse tanto, la Ligue 1, due Coppe di Francia, due Coppe di Lega, due Supercoppe, ma la Champions rimase un sogno. Il Barcellona mise fine a tutto con quella rimonta assurda del 2017, la famosa remuntada, una di quelle serate che chi c'era non dimentica facilmente. Poi nel 2018 si spostò in Inghilterra. Raccogliere l'eredità di Arsène Wenger all'Arsenal non era roba da poco, e in effetti non fu semplice.

In campionato faticò, ma in Europa fece di nuovo il suo: portò i Gunners fino in fondo, fino alla finale. Perse 4-1 contro il Chelsea di Sarri, e quella fu la quinta finale europea della sua carriera. Il capitolo Aston Villa è quello più recente e forse quello che racconta meglio chi è davvero quest'uomo. Arrivò a Birmingham con una squadra che pensava più a non retrocedere che ad altro. Due anni dopo il Villa giocava in Champions League, per la prima volta dal 1983. E adesso in Europa continua a fare quello che ha sempre fatto, vincere quando conta, con chiunque.

Il Segreto di un Dominatore

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Cosa rende Emery così speciale nelle coppe europee? La risposta non è semplice né univoca. C'è sicuramente una componente tattica: la sua capacità di analizzare l'avversario, adattare il sistema di gioco, leggere le partite in tempo reale. Ma c'è qualcosa di più profondo. Emery è un allenatore che vive per la preparazione. Si racconta che le sue sessioni video pre-partita siano leggendarie per lunghezza e dettaglio. Ogni avversario è studiato fino all'ossessione, ogni giocatore sa esattamente cosa fare e quando farlo. In Europa, dove i margini sono sottili e gli errori costano tutto, questa maniacalità si trasforma in vantaggio competitivo.

C'è poi la gestione umana: la capacità di far sentire ogni giocatore essenziale, di motivare squadre che non partono favorite, di prendere un gruppo e farlo rendere oltre ogni aspettativa, anche contro squadre con budget triplo del suo. Con il Villarreal lo ha dimostrato meglio che in qualsiasi altro momento della sua carriera. Unai Emery non sarà mai il tecnico più celebrato della sua generazione, il fascino della Champions League appartiene a Guardiola, Klopp, Ancelotti. Ma nell'Europa League, la sua Europa League, è semplicemente irraggiungibile. Quattro coppe, cinque finali, un record che potrebbe resistere decenni. Il Re ha parlato.