L'ex centrocampista biancoceleste a tutto tondo in una lettera scritta ai canali di Gianluca Di Marzio.
Golazo di Lucas Biglia: punizione da mille e una notte in coppa di Turchia...
Lucas Biglia è stato uno dei centrocampisti più talentuosi e intelligenti della sua epoca. Le sue qualità da mediano, regista e mezzala lasciavano presagire ad una carriera di altissimo livello. Nel corso della sua esperienza ha militato anche nella nostra Serie A e nella fattispecie con Lazio e Milan. L'argentino ha vissuto anni molto intensi tra successi, difficoltà e momenti che lo hanno segnato profondamente anche fuori dal rettangolo verde. A tal proposito si è raccontato in una lettera/intervista ai canali di Gianluca Di Marzio.
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L'addio alla Lazio, il Milan e il peso delle critiche
Uno dei passaggi chiave della sua chiacchierata è stato l'addio alla Lazio. Biglia ha mostrato tutte le sue caratteristiche proprio con la casacca biancoceleste, di cui divenne anche capitano. L'argentino ha spiegato che il suo desiderio era quello di rimanere nella Capitale, anche perchè gli era stato promesso un rinnovo. La sua famiglia stava benissimo a Roma e il giocatore stesso non aveva alcun motivo per andare via.Da fuori, però, molti tifosi interpretarono la scelta di andarsene come una sorta di tradimento, senza sapere cosa fosse successo davvero. Questo è stato un tasto dolente per il centrocampista che, visibilmente commosso, ha cercato di spiegare l'accaduto: "Mi avevano promesso un rinnovo, io non me ne sarei mai andato. Roma era casa mia, io e la mia famiglia stavamo benissimo. Mi è costato tanto andarmene, mi sono trovato all'improvviso costretto a dover cambiare squadra, non me lo aspettavo. Non ne ho mai parlato per non mettere in cattiva luce la società, anche a costo di prendermi insulti che non meritavo. Perchè da fuori nessuno veramente sa quello che è successo. In città non sono mai più tornato, perchè ho ricevuto fischi, insulti, dalla gente per cui io ho dato tutto, e credimi questo mi ha fatto davvero male".
Anche l'esperienza con il Milan non andò come sperava. I continui infortuni non permisero a Biglia di mostrare tutto il suo talento:"Al Milan sono stato quasi sempre fuori, dopo poche settimane mi sono infortunato e non riuscivo a ritrovare la forma giusta per essere decisivo e aiutare i miei compagni".
Una menzione particolare per i suoi anni vissuti con la maglia dell'Albiceleste:"Vestire la maglia della mia Nazione è stato un vero e proprio sogno. Con quella casacca ho toccato il cielo, ero troppo felice, non l'avrei mai immaginato. Ho giocato la Finale del Mondiale 2014, purtroppo le cose non sono andate bene, ma conserverò sempre il ricordo di quella partita, anche se fa male. Nel 2018 sono arrivato con mille problemi fisici".
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Lucas Biglia: le sue priorità e il suo sogno di diventare allenatore
Se il calcio è sempre stata una parte fondamentale per Biglia, la famiglia lo è stata ancora di più. Il regista ha sempre riservato un ruolo particolare ai suoi cari in ogni sua scelta. Durante la sua esperienza in Turchia con il Basaksehir, sua moglie Cecilia sentiva il bisogno di cambiare e anche i suoi figli soffrivano questa situazione. Le parole della sua consorte gli fecero capire quanto stesse dedicando troppo tempo al calcio trascurando gli affetti:"Cecilia continuava a dirmi che dovevamo andarcene che anche i miei figli stavano soffrendo questa situazione. La mia annata in Turchia stava andando benissimo e forse per questo stavo trascurando i miei cari. Ma io dovevo pensare a loro e non a me stesso".Un pensiero particolare rivolto anche alla perdita del papà:"Perdere mio padre è stato devastante, non riuscivo ad accettarlo. Non riuscivo ad andare avanti, ogni qualvolta tornavo in Argentina andavo al cimitero e passavo un paio d'ore, poi me ne andavo e tornavo subito dopo a parlare davanti alla foto di mio padre. Quando portavo i miei piccoli loro volevo tornare a casa e io invece continuavo a stare lì. Solo due anni fa ho accettato davvero la morte di mio padre".
Oggi la passione per il calcio non si è ancora spenta, ma si sta trasformando in un nuovo obiettivo: diventare allenatore. Dopo l'esperienza da assistente con l'Anderlecht, è pronto ad iniziare questa nuova avventura:" Studio e mi aggiorno sempre di più. Non mi importa dove se in Argentina, Turchia, Italia, Belgio, l'importante è che se mi chiamano è perchè si fidano delle mie idee, voglio provare qualcosa di nuovo".
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