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Palermo, 21 febbraio, ore 15.00. Il calendario dice ancora inverno, ma il clima è mite, complice l'anticiclone che ha riportato il sereno. Al Barbera, gli ultimi ritardatari prendono posto sulle gradinate, nell'aria si sente qualche coro e il salmastro del mare, poco distante. L'ospite dei rosanero è il Südtirol, la squadra ordinata e silenziosa, venuta dall'altro capo del Paese con il passo spedito di chi è abituato alle salite.
Se il rettangolo verde fosse una tavola, Palermo-Südtirol sarebbe una partita tutta contrasti: la cucina barocca e solare della Sicilia, contro quella alpina e concreta dell'Alto Adige. Spezie contro burro fuso, agrumi contro speck, estro contro disciplina. Che vinca il migliore!
I padroni di casa scendono in campo con un 4-3-3 tutto creatività e improvvisazione, proprio come lo street food che nasce a metà strada tra il mercato e il porto.
Difende la porta il pane e panelle, semplice e diretto, perché nel calcio oltre al bel gioco conta il risultato, e lui lo sa difendere eccome. La difesa è tutta sostanza: al centro c'è lo sfincione, il nonno della pizza siciliana, alto, soffice e strutturato; ad affiancarlo ci sono le stigghiole, a base di budella di agnello, rustiche e imprevedibili. Sulle fasce corrono le arancine (non ce ne vogliano gli amici di Catania!), tonde, dorate e capaci di colpire duro.
Il centrocampo è affidato alla pasta con le sarde, tecnica, voluttuosa e profumata di mare. Al suo fianco, due mezzali di talento: la caponata, dolce, agrodolce e una gioia per gli occhi, e gli involtini di melanzane, tecnici e fantasiosi.
Ma è in attacco che il Palermo fa i fuochi d'artificio: l'ala destra è la cassata, il dolce più barocco che ci sia, ala sinistra il cannolo, croccante fuori e tenero dentro. Punta centrale: la pasta alla Norma, con la fascia del capitano.
Ma anche gli ospiti sanno il fatto loro, e schierano un 3-5-2 solido, costruito sull'impegno collettivo e sul meglio degli alpeggi.
Tra i pali c'è lo speck dell'Alto Adige, essenziale, stagionato, sempre al posto giusto nel momento giusto come i migliori leader. La difesa è un muro alpino: canederli allo speck e alle erbe al centro, tondi e saldi, affiancati dall'intensità del gulasch tirolese e dalla precisione dei schlutzkrapfen.
A centrocampo si lavora di tecnica, con la concretezza delle patate arrosto con rosmarino, il profumo di bosco della polenta e funghi al centro, e il sapore fresco dei crauti a coprire ogni spazio.
La coppia di attacco altoatesina è la prova che spesso gli opposti non solo si attraggono, ma anche si completano: a destra würstel con senape, diretto e fisico, a sinistra strudel di mele guarnito con panna montata, delicato solo in apparenza. Del resto, il Südtirol è una squadra che punta sulla precisione geometrica, più che sull'effetto wow.
A volte, però, sono i cambi a decidere veramente la partita: per il Palermo c'è la freschezza luminosa e teatrale della granita con la brioche col tuppo. I tirolesi rispondono con krapfen e grappa alle erbe (al plurale, nel senso che ci sono proprio tutte quelle che vuoi), quella che non è riduttivo definire "la merenda dei campioni".
È uno scontro tra Mediterraneo e Dolomiti, tra il colore dei frutteti e le venature del legno, tra barche e prati fioriti. Una partita dove, almeno a tavola, un pareggio accontenta davvero tutti.
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