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In una lunga intervista, concessa al Corriere della Sera, Pio Esposito ha parlato del rigore sbagliato contro la Bosnia. L'attaccante dell'Inter ha cercato di difendersi dalle critiche dei social: "Sono un ragazzo di 20 anni che viene dalla Serie B. Io non ho colpe: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni".
Nell'intervista il calciatore dell'Inter, classe 2005, torna sul rigore sbagliato contro la Bosnia nel playoff per il Mondiale. Racconta di essersi sentito sicuro di andare per primo sul dischetto: "Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male". Ricorda poi la profonda delusione e l'incredulità del momento: "Avevo lo sguardo fisso su un punto e non riuscivo a capire cosa fosse andato storto. Il primo pensiero è stato quello di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia".
Riguardo alla nazionale e alla prestazione offerta dalla squadra, Esposito ritiene che il gruppo abbia dato l'anima e che bisogni però prendersi le proprie responsabilità: "Ho visto una squadra che ha dato l'anima, per la maggior parte con un uomo in meno, creando diverse occasioni. Non è bastato e non basta: l'Italia ha l'obbligo di andare ai Mondiali, bisogna prendersi la responsabilità".
Le sue parole, poi, sono servite a rispondere alle tante critiche ricevute sui social riguardo alle sue prestazioni in campo con gli Azzurri e con il suo club. "C'è esagerazione. Nel bene e nel male. Io sono solo un ragazzo di venti anni che viene dalla Serie B, al quale nessuno ha mai regalato niente. Sono alla mia prima stagione all'Inter e sto facendo bene. Non penso di aver fatto qualcosa che renda necessario scomodare certi paragoni. E non penso di avere colpe: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni di euro. Mi limito a dare il massimo ogni giorno".
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