Brasiliano di Jundiaí, l'ex attaccante Reginaldo ha vissuto la Serie A dall'interno con le maglie di Treviso, Fiorentina, Parma e Siena. A quasi 43 anni è ancora in campo, ma il futuro in panchina lo tenta. In questa intervista esclusiva a DerbyDerbyDerby.it, l'attaccante analizza il momento delicato della Fiorentina e la sfida di lunedì contro la Lazio, si pronuncia sulla lotta scudetto tra Inter e Napoli, e racconta il sogno che sta per diventare realtà: il patentino UEFA e una nuova vita da allenatore, con la mentalità che Antonio Conte gli ha trasmesso per sempre a Siena.
L'intervista
ESCLUSIVA Reginaldo: “Fiorentina, con la Lazio giocherei col 4-3-3. A giugno inizio il corso da allenatore”


Hai vissuto Firenze da dentro. La Fiorentina di Vanoli sta attraversando una stagione complicata, ma adesso sembra più strutturata e lunedì affronta la Lazio. Quanto conta la partita contro i biancocelesti per uscire definitivamente dalla paura della retrocessione?
"La Fiorentina, con i giocatori che ha, non dovrebbe essere in questa situazione di classifica. Dall'inizio del campionato è successo qualcosa nello spogliatoio, e secondo me ha influito anche la mancanza del presidente Commisso. Da quando è entrato a Firenze è sempre stato presente, ha costruito un centro sportivo meraviglioso. La sua assenza si è sentita. Un allenatore come Pioli — che ha vinto uno scudetto — è impossibile che non sappia gestire uno spogliatoio con giocatori forti come quelli viola. Detto ciò, da quattro o cinque partite Vanoli ha trovato l'inquadratura giusta. Kean, Piccoli, Gudmundsson, Fagioli — stanno tutti dando di più. E penso che la Fiorentina, nonostante la Lazio sia tosta, abbia le carte in regola per vincere. Una vittoria lunedì conta molto".
Fa più male vedere la Fiorentina soffrire così, o sorprende di più che si sia ripresa?
"Mi fa male, perché quasi tutti questi giocatori vanno in nazionale. Vederli in quella situazione di classifica è duro. Ho fatto diverse interviste con radio e TV fiorentine per dire la mia, perché è brutto davvero. Però quando ci sono litigi nello spogliatoio, se i giocatori sono intelligenti e trasformano quel malumore in qualcosa di positivo in campo, allora vengono i risultati. Se invece ognuno pensa a sé, non si va da nessuna parte. Secondo me questo l'hanno capito, e si stanno salvando. Ma vedere la Fiorentina — che doveva fare tutt'altro campionato — lottare ancora per la salvezza a sette partite dalla fine è davvero difficile da accettare".
Per il match contro la Viola, la Lazio arriva in forma. Come si affronta tatticamente la squadra di Sarri?
"Giocare contro le squadre di Sarri non è mai facile. È un allenatore completo: fa difendere bene, fa palleggiare, sa ripartire. La difesa laziale è solida, chiude gli spazi. Io con la Fiorentina giocherei con un 4-3-3 finto, con gli esterni che puntano i terzini avversari, oppure con due punte di peso come Kean e Piccoli insieme — così dividi i compiti tra i centrali e corri di meno. Kean sa fare la guerra contro tutti, questo va detto. Però la Fiorentina ultimamente gioca col 3-5-2, ha anche avuto la partita di Conference in settimana... quindi deve fare le sue scelte. Bisogna stare attenti anche ai contropiedi: la Lazio ha attaccanti veloci e Taylor come centrocampista che fa inserimenti continui in area".

Kean è il punto di forza di questa stagione per la Fiorentina e ancora non si sa se sarà in campo. Quanto peserebbe la sua eventuale assenza contro la Lazio?
"Dopo l'eliminazione della Nazionale, darei a Kean un turno di riposo, come ha fatto Vanoli. L'ho visto un po' 'zombie' nell'ultima partita — mentalmente pesa aver avuto la responsabilità di portare l'Italia al Mondiale e non esserci riuscito. Contro il Crystal Palace, era da far giocare Piccoli e lunedì ridarei la chance a Kean in campionato, dove la Fiorentina ne ha più bisogno. Detto questo, Kean ha fatto la scelta giusta venendo a Firenze. Ha avuto continuità, ha sentito i 30.000 del Franchi che lo acclamavano, e l'anno scorso ha fatto 25 gol. Quest'anno gli infortuni l'hanno frenato, ma quando prende ritmo e fiducia, è un giocatore che fa la differenza in qualsiasi squadra".
Reginaldo sulla lotta scudetto: "Senza infortuni il Napoli avrebbe già vinto"
—L'Inter è a +7 sul Napoli. La lotta scudetto è già chiusa o credi che ci possano essere ancora i margini per un clamoroso sorpasso?
"La vittoria 5-2 sulla Roma ha dato un segnale forte. Ma l'Inter ora ha una squadra di giovani che gioca contro i 'vecchi' — se non dovesse fare risultati e il Napoli vincesse, il campionato potrebbe riaprirsi. Però con Lautaro in campo, l'Inter è la più forte di tutte. Va detto che il Napoli, se avesse avuto tutti i giocatori a disposizione fin dall'inizio, secondo me avrebbe già vinto questo campionato".
Parma-Napoli: al Parma hai vissuto anni bellissimi, inclusa un’indimenticabile promozione in Serie A nel 2009… e con Conte ha avuto un rapporto molto importante per la tua carriera. Con il cuore che tifa ancora un po' crociato, come vedi questa sfida?
"Io penso che sarà una bellissima partita. Perché, intanto, faccio i complimenti al Parma per aver avuto il coraggio di puntare su un allenatore giovane e dargli tempo e fiducia — una volta lo avrebbero mandato via subito. Ha costruito una squadra giovane ma con personalità, che gioca bene e a viso aperto con tutti. Con questa spensieratezza e la testa libera, il Parma può togliere punti a chiunque. Il Napoli però mi sembra che torni anche Højlund per questa partita, e al completo è molto più forte. Però deve stare attento: il Parma è sereno, ha qualità, e può fare male".
A Siena hai lavorato con Conte. Cosa ti ha trasmesso? Ti ha sorpreso il suo percorso al Napoli?
"No, non mi sorprende per niente. Conte finché allenerà avrà sempre quella cattiveria e quella voglia di vincere. L'aveva con noi a Siena, l'aveva al Bari l'anno prima, alla Juventus dopo — ovunque è andato ha vinto con la stessa mentalità. Quest'anno è stato criticato per gli infortuni del Napoli, e c'è chi dice che dipenda dal suo metodo di lavoro intenso. Ma io sono una prova vivente: se ti alleni come vuole lui e non ti fai male, i 90 minuti li fai con la sigaretta in bocca. La sfortuna è stata che tanti giocatori si sono infortunati. Una volta mi ha messo fuori rosa quindici giorni perché tornavo dal Brasile con 22 ore di volo sulle gambe e mi stavo stirando — lui pensava non avessi voglia. Ma un anno dopo, prima di una partita allo stadio nuovo della Juventus, mi ha preso da parte e mi ha detto: "Regi, non ce l'avevo con te. Volevo spronarti, perché puoi fare 10-12 anni di Serie A invece di 7-8." Da lì ho capito tutto".

A quasi 43 anni sei ancora in campo e stai pensando al patentino da allenatore. Come ti vedi nel futuro?
"Fisicamente mi sentirei ancora bene, se non fosse per il ginocchio — ho tolto tutta la cartilagine due anni fa e sui campi sintetici si sente. Ora sono concentrato sul Magma Napoli: siamo primi a cinque punti dalla seconda e tra poco abbiamo lo scontro diretto. Voglio vincere questo campionato di Seconda Categoria, poi vedrò. A giugno voglio iniziare il patentino UEFA — se devo studiare otto ore, studierò otto ore, perché quando sarò in panchina voglio essere sicuro di quello che dico ai miei ragazzi. Come allenatore cercherò di 'rubare' un po' da tutti quelli che ho avuto — Conte, Guidolin, Prandelli, Giampaolo, Cuper — ma con la mia impronta. Quello che porto ancora di Conte è la cattiveria, la voglia di dare il massimo in allenamento e in partita. E la lucidità di alzare la mano quando non ce la fai più. Tutto quello che ho fatto in 26 anni in Italia, l'ho fatto con la mia fatica, senza essere raccomandato da nessuno. Sono partito dalla mia città, Jundiaí, in Brasile, a 13 anni, e ho visto i miei familiari pochissime volte in questo periodo, tutto per vincere qua. Sono orgoglioso del mio percorso e seguirò così".
© RIPRODUZIONE RISERVATA


/www.derbyderbyderby.it/assets/uploads/202602/44bbfcab0e4582c32e419cb84ba93195.jpg)