Viaggio nel cuore di Mazzone, diviso a metà tra l'amore per Roma, città che gli ha dato i natali, e Bologna, che lo ha adottato e trattato come un figlio.

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Brescia, il derby di Mazzone rivissuto da Collina: "Meraviglioso"

Roma-Bologna è una partita piena di significati. Due piazze storiche, diverse ma profondamente legate alle proprie radici, specchio di un Italia che cambia senza dimenticare se stessa. Uomo simbolo del collegamento le due città, prima ancora che tra i due club, è Carlo Mazzone. Il tecnico, che ancora oggi è nell'immaginario collettivo una delle figure del calcio nostrano più amate, ha saputo creare un legame indissolubile con entrambi i popoli. Romano come quasi non ne esistono più, Carletto è riuscito a diventare anche un pò bolognese, entrando nel cuore di una città che lo ha accolto come uno dei suoi.

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AS Roma v US Salernitana - Serie A TIM
ROMA, ITALIA - 20 AGOSTO: minuto di silenzio in memoria di Carlo Mazzone durante la partita di Serie A TIM tra AS Roma e US Salernitana allo Stadio Olimpico il 20 agosto 2023 a Roma, Italia. (Foto di Fabio Rossi/AS Roma via Getty Images)

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Da Trastevere a Trigoria

Arrivare a sedersi sulla panchina della Roma è sempre stato il sogno e l'ambizione massima di Mazzone. Carlo, cresciuto a Santa Margherita in Trastevere, è un romano DOC, con quell'attitudine e quell'umorismo che solo chi è nato e cresciuto dentro al grande raccordo anulare possiede. E dopo 24 anni dal suo esordio, "Er Sor Magara" riesce a coronare e raggiungere l'obiettivo che fin dall'inizio lo ha spinto a diventare allenatore. L'impatto con Roma e i romanisti è forte. Carlo lo sa, essendo lui stesso un romanista. La piazza è esigente, e i tifosi sono tanto passionali quanto irrazionali.

Il primo anno di Mazzone sulla panchina dei giallorossi termina con un sufficiente 7° posto. Questo risultato di certo non crea entusiasmo nei tifosi, ma serve a Carletto per meritarsi il posto per i prossimi due anni. In questa stagione il tecnico riesce comunque ad ambientarsi, e a creare un legame con la panchina e lo spogliatoio che a Roma è sempre un'impresa. Nella seconda stagione Carletto lancia in campo un ragazzetto biondo dalle belle speranze. Anche lui è romano di origine controllata, e probabilmente per questo il legame che si crea è fin da subito lo stesso che lega un padre a suo figlio. Il ragazzo si chiama Francesco Totti e diventerà uno dei numeri 10 più forti della storia del calcio italiano. Si scoprirà poi che questo feeling tra Mazzone e i numeri 10 è un tema ricorrente nella sua carriera...ma di questo parleremo dopo.

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Mazzone e Totti

Dopo avergli concesso 8 presenze nella sua prima stagione, è nel 94/95 che Francesco inizia a trovare sempre piu spazio nell'11 titolare dei capitolini. Sin da subito, Carlo sa di avere a che fare con un talento puro. Ma il tecnico, che di esperienza ne ha, sa anche che i diamanti hanno bisogno di molta attenzione per essere sgrezzati. Carlo pone un'attenzione esagerata nella crescita di Francesco, e il calciatore lo sa. Non dimenticherà mai quanto importante sia stato il tecnico per la sua crescita, e lo ricorderà in ogni occasione nelle interviste future.

Mazzone sa quanto sia complicato per un ragazzo così giovane e così pieno di talento crescere a Roma senza perdersi e sprecarsi. Per questo motivo la sua strategia con il ragazzo è perfetta. Tante lodi, tante chanches e tanta ammirazione, ma dall'altro lato tanta attenzione. Lo rende oggetto di frecciate in conferenza, gli urla contro in romanaccio dalla panchina - "Neanche in serie C puoi giocare" - e lo controlla minuziosamente. Durante i giorni di riposo lo chiama anche di notte, per controllare se sta riposando davvero o è fuori a godere della sua fama e della sua giovane età.

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Francesco Totti è il regalo più grande fatto da Carletto alla sua Roma, e Carletto è l'uomo giusto per Francesco Totti. Un regalo enorme fatto dal tecnico alla città che gli ha dato i natali: dare i natali all'ottavo Re di Roma. I due anni di Mazzone a Roma insieme a Francesco Totti portano alla Roma due quinti posti. Oltre alla prima delle tante corse di Carletto sotto la curva, quella alla fine del derby stravinto per 3-0 contro la Lazio.

L'approdo a Bologna

Terminato il triennio a Roma, Carletto torna a Cagliari per un anno dove non riesce a replicare i successi della sua esperienza precedente in terra sarda. Un passaggio da dimenticare a Napoli, ed arriva la chiamata del Bologna. I felsinei sono la piazza giusta per "Er Sor Magara": una grande dimenticata che ha bisogno di ritrovare il suo posto nel calcio che conta. In più, i rossoblù hanno perso Roberto Baggio, partito in direzione Milano sponda Inter. Il tecnico deve "accontentarsi" di Beppe Signori, arrivato dalla Lazio in prestito con diritto di riscatto. Nemmeno a dirlo, Signori prende la 10 che fino a qualche giorno prima era stata del Divin Codino. Lo stesso Divin Codino che aveva regalato la qualificazione all'Intertoto al Bologna come ultimo lascito.

Coach Mazzone of Parma
BOLOGNA, ITALIA - 31 AGOSTO: l’allenatore Mazzone del Bologna durante la partita della prima giornata di Serie A tra Bologna 1909 e Parma disputata allo stadio Renato Dall’Ara il 31 agosto 2003 a Bologna, Italia. (Foto di Getty Images)

Il trionfo in Intertoto

La società tiene molto all'Intertoto, poiché permetterebbe alla squadra di accedere alla Coppa Uefa. C'è un problema però, Signori è reduce da un infortunio, e il suo piano di rientro non gli permette di partecipare alle prime fasi della competizione. Non senza difficoltà, i rossoblù battono prima il National Bucarest e poi la Sampdoria, guadagnandosi l'accesso alla finale. E, in finale, Beppe Signori torna disponibile. L'andata contro il Ruch Chorzow si chiude 1-0 grazie ad una sfortunata deviazione di Jarmoz nella propria porta su punizione di Kolyvanov.

Al ritorno i rossoblù sono consapevoli, l'impresa è li a due passi, totalmente alla portata. La squadra allenata da Mazzone controlla tutta la partita, e al 60° Kolyanov, su calcio di rigore, trova il gol dell'1-0. Gli avversari si sbilanciano, e il Bologna può giocare di rimessa. E, proprio in una delle ripartenze dei felsinei, Signori trova il suo primo gol in maglia rossoblù e si presenta al popolo bolognese. Dopo 28 anni - data della vittoria della Coppa Italo-Inglese - il Bologna torna a sollevare un trofeo internazionale.

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L'impresa sfiorata

Ma non è finita qui. Il trionfo estivo in Intertoto ha dato alla piazza e alla squadra un entusiasmo che con l'addio di Baggio sembrava perso per sempre. Il percorso del Bologna parte dai 32esimi di finale, una montagna troppo alta da scalare. Per tutti, ma non per Carletto e co., che approcciano la competizione con l'obiettivo di stupire e stupirsi. Guidati dai gol di Signori, i felsinei superano in ordine: Sporting CP, Slavia Praga, Betis Siviglia e Lyone. Partiti dall'Intertoto, i rossoblù sono tra le quattro migliori d'Europa.

L'entusiasmo è alle stelle, Carlo ha toccato il punto più alto della sua carriera, e lo deve ad un altro numero 10. E Signori, l'altro numero 10, deve ringraziare Carlo per aver ridato vita ad una carriera che sembrava ormai sulla via del tramonto. In semifinale c'è il Marsiglia, che può schierare gente del calibro di Blanc, Pires e Ravanelli. Il Bologna però non ha paura e va al Velodrome a giocarsela faccia a faccia. La spedizione in terra francese si chiude con uno 0-0, si gioca tutto al ritorno.

BOLOGNA - OLYMPIQUE MARSEILLE
ITALIA - 20 APRILE: UEFA CUP 98/99, BOLOGNA - OLYMPIQUE MARSEILLE 1-1, semifinale; MAROCCHI/Bologna, Christophe DUGARRY/Marseille, PARAMATTI/Bologna, BIA/Bologna (Foto di Henri Szwarc/Bongarts/Getty Images)

Il Dall'Ara si veste per le grandi occasioni, più di 35.000 spettatori sono pronti a festeggiare un qualcosa di unico. E Paramatti infiamma lo stadio ancor di più, portando in vantaggio i padroni di casa con un gran gol. Ma Ravanelli si procura un rigore, e Blanc lo trasforma. L'1-1 si trascina fino al fischio finale e l'ingiusta regola del gol fuori casa nega l'impresa a Mazzone. Nonostante questo, quel Bologna è rimasto nel cuore di tutti come il Bologna dei miracoli, e ha regalato al tecnico un posto nel cuore della città, per sempre.

Il divin codino e Pep Guardiola

Quando si parla di Carletto Mazzone però, non si possono non nominare altri due personaggi fondamentali del calcio di allora e di oggi con il quale il tecnico ha creato un legame indissolubile. Il primo è Roberto Baggio. I due si sono solo sfiorati a Bologna, col Divin Codino in uscita prima dell'approdo di Carlo sulla panchina dei rossoblù. Ma il destino aveva in serbo altro per loro. Il tecnico e Roby si sono ritrovati a Brescia, dove insieme hanno regalato emozioni a tutto il calcio italiano. Dal gol capolavoro alla Juventus su assist di Pirlo, alla tripletta nel derby contro l'Atalanta, il matrimonio tra Roberto e Carletto è stato uno dei più romantici del nostro calcio. E ci ha regalato scene iconiche, come quella corsa sotto la curva dell'Atalanta del tecnico proprio grazie alla tripletta di Baggio.
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Un'altro figlioccio di Mazzone è stato Pep Guardiola. Il catalano ha vissuto a Brescia una seconda giovinezza, complice il rapporto con il tecnico. Nonostante i dubbi del calciatore, che come ha raccontato a Che tempo che fa, ha conosciuto il suo futuro tecnico proprio nella già citata corsa sotto la curva dell'Atalanta. Un personaggio alquanto particolare, avrà pensato Guardiola, abituato a tecnici in giacca e cravatta. Il legame che si crea tra i due è fortissimo, e durerà per sempre. Tanto che, come racconterà lo stesso Mazzone, Pep ha avuto un pensiero per lui in uno dei giorni più importanti della sua carriera. Alla vigilia della sua prima finale di Champions League da tecnico del Barcellona, Guardiola chiamò "Er Sor Magara" per invitarlo personalmente ad assistere alla finale.

Roma-Bologna perciò non è solo una partita. È il riflesso di Carlo Mazzone, un uomo capace di essere romano fino al midollo, e allo stesso tempo bolognese per amore. Perché certi uomini - e nel calcio ne servirebbero di più - sono capaci di unire e far andare oltre le rivalità.

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