derbyderbyderby editoriali Profondo rosso per Mikel Arteta: l’Arsenal soccombe al risorto Manchester United
RED DEVILS

Profondo rosso per Mikel Arteta: l’Arsenal soccombe al risorto Manchester United

Pietro Rusconi
Pietro Rusconi Redattore 
L'attesa sfida di Premier League non ha deluso le aspettative dei tifosi neutrali: tuttavia, per le rispettive squadre si aprono quesiti importanti sui giocatori da utilizzare e su conferme di panchine...
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Non è periodo di Halloween eppure lo scontro Arsenal-Manchester United si inseriva in una cornice sinistra. Il rosso come colore sociale di entrambe le squadre è il più classico dei richiami al tema del sangue. Estremamente simbolico e ritualizzato, l'elemento sanguigno è una delle basi su cui le nostre vite e le nostre società sono costruite. Inevitabilmente legato al tema del sacrificio e del divino, il sangue si pone al centro di ambiguità ed ambivalenze.

Il Manchester United porta con sé il male, autodefinendosi come i red devils ed esponendo il diavolo all'interno dello stemma del club. non è un caso che in questi mesi la squadra di Manchester ha attraversato un vero e proprio inferno. La morte del club è stata celebrata molteplici volte e la sensazione era che forse, i red devils non sarebbero mai più usciti dall'abisso terrestre. Come un Virgilio dantesco, ci ha pensato l'ex leggenda Michael Carrick a riportare alla luce il corpo deceduto. Con Amorim lo United appariva sempre più come un cadavere informe, ormai prossimo alla decomposizione. Tuttavia, l'allenatore ad interim ha dato importanti segnali di vita già nel derby di Manchester. Un match ai limiti della perfezione formale, un miracolo di restauro degno del miglior Frankenstein.

Mikel Arteta invece è da inizio stagione che sembra appartenere ad un'altra dimensione. Il suo Arsenal è idilliaco, le sue trame di gioco sono precise e pulite. Le battute d'arresto sono state pochissime e ogni settimana, guardando i gunners si poteva avere l'impressione di ascendere. Tuttavia, il tecnico spagnolo tra i tarocchi ha pescato la carta del diavolo nella posizione del futuro prossimo. Non c'era verso di vincere per lui stasera, il destino ha agito, il City è a -4 e il sangue è stato versato.

Le scelte di Carrick per Arsenal-Manchester United

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Il nuovo (vecchio) beniamino della tifoseria dei red devils ha confermato sulla carta la stessa formazione di settimana scorsa. 4-2-3-1 con la coppia di mediani Casemiro-Mainoo a supportare il peso offensivo di Diallo-Bruno-Dorgu e Mbeumo. La squadra di Manchester si è tramutata in una perfetta squadra reattiva. Nel 1T di Arsenal-Manchester United, i ragazzi di Carrick hanno toccato quasi il 25% di possesso palla ma la fase difensiva (autogol di Lisandro Martinez a parte) non ha sfigurato, anzi.

Posizionandosi 4-4-2 durante la fase di non possesso, lo United accorcia le distanze fra le proprie linee, rimanendo estremamente coeso e compatto, obbligando così le squadre a giri palla sterili in ampiezza. In questo modo, le associazioni a un tocco fra Mainoo e Bruno possono così scatenare tutte la velocità offensiva di Mbeumo e Dorgu. Tuttavia, l'ottimo lavoro fin qui del tecnico inglese dovrà essere comunque valutato con più calma contro avversari inferiori, poco avvezzi a tenere il pallone.

Come già visto nel match contro il Manchester City, Kobbie Mainoo (1 assist) svolge un ruolo fondamentale nella gestione rapida e fluida del pallone. La sua grande abilità tecnica negli spazi stretti permette di pulire il pallone e uscire rapidamente dalla riaggressione dei gunners, per poi avviare la transizione offensiva. Il sistema non potrebbe funzionare senza il prezioso lavoro di un ritrovato Casemiro, particolarmente efficace nel recupero palla. Inoltre va lodata l'applicazione degli esterni offensivi per l'intensità con cui ripiegano in difesa e per la prima pressione condotta sull'avversario. È proprio da una situazione di pressing portato sulla costruzione dell'Arsenal (errore di Zubimendi) che nasce così il pareggio dei red devils a firma del solito Mbeumo (8 gol in Premier).

La rinascita di Patrick Dorgu e Matheus Cunha

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Il grande lavoro di Carrick passa dunque anche attraverso la valorizzazione di alcuni elementi rimasti misteriosi nella gestione precedente. Tra essi sicuramente l'esterno ex Lecce Patrick Dorgu, al secondo gol consecutivo. Con Amorim si parlava di nervosismo e dalla grande discrasia fra le prestazioni in nazionale e quelle col club. Ora il ragazzo sta dimostrando il perché dell'elevata spesa fatta lo scorso anno.

Il suo grande apporto difensivo (tanti duelli vinti) è perfettamente bilanciato alla grande qualità proposta in fase offensiva. Fondamentale nel scaricare lo United dalla morsa della pressione, il nazionale danese ha siglato una rete fantascientifica. Dopo essere entrato nel mezzo spazio grazie all'ampiezza fissata da Shaw, Dorgu ha scambiato in maniera rapida e precisa il pallone con Bruno Fernandes. Uno-due a un tocco che porta l'esterno sinistro a un bolide potentissimo a fuori area che scheggia la traversa e si insacca nella rete.

Rimanendo nella zona offensiva, se Mbeumo ha dimostrato fin da subito le sue qualità in area, Cunha ha faticato decisamente di più. Nonostante non sia partito da titolare in nessuno dei due match, le sue apparizioni sono state un grande fattore positivo. Col City aveva prodotto 2 assist (1 poi annullato), mentre contro l'Arsenal ha risolto una partita divenuta complicata. Se il gol di Dorgu ha fatto sobbalzare dalla sedia, quello del brasiliano non è stato certo da meno. Un tiro improvviso da fuori area che si è insaccato alla perfezione all'angolo destro della porta.

Mikel Arteta non ha letto bene Arsenal-Manchester United

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L'Arsenal non vince in campionato da 3 partite. 2 pareggi con Liverpool e Nottingham prima della disfatta di stasera. I gunners hanno giocato una partita abbastanza moscia. Il primo gol di Arsenal-Manchester United è arrivato grazie ad una disattenzione difensiva degli ospiti che non hanno coperto Odegaard per raddoppiare Saka.

Il tiro del norvegese non era particolarmente pericoloso ma il tocco del centrale Martinez ha sporcato la traiettoria ingannando Lammens. Anche la seconda rete è giunta in una maniera studiata ma anche un po' fortunosa. Il solito schema su calcio d'angolo, con sovraccarico della zona del portiere avversario, ha fatto comparire il pallone fra i piedi di Merino che a 5 minuti dal termine ha insaccato la palla in rete per il momentaneo e fugace pareggio.

Tralasciando la prima mezz'ora in cui l'Arsenal trovava automatismi e gioco senza però rendersi eccessivamente pericolosi, durante il resto del match la sua fase offensiva ha prodotto davvero poco. Le ali larghe (Trossard e Saka) non hanno mai impensierito i terzini dei red devils e le punte (Jesus prima e Gyokeres poi) sono state poco incisive e inconsistenti. Nemmeno gli ingressi di Eze (ormai una mezz'ala da compitino) e Madueke hanno dato una svolta alla partita. Inoltre, alla poca creatività in attacco, si è aggiunta una frenesia (evidenziata anche dal 3-1-6 finale) che spesso portava a perdere palloni (vedasi Zubimendi) facili e commettere tanti errori di precisione.