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La ruggine industriale che si trasforma in una potenza creativa devastante, riuscendo a definire un decennio. E perché no: anche sportivamente parlando. Così Manchester e il suo derby si incastravano in una scena storica di grande trasformazione. Sia essa sociale, politica e culturale.
La storia del calcio e le leggende di questo sport sono riuscite ad intersecarsi con la storia di una città del nord d'Inghilterra tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, opponendosi alla centralità della capitale e del governo nazionale, ma anche raccogliendo su di sé l'attenzione del mondo. Manchester viveva la sua trasformazione attraverso la crisi industriale, l'opposizione al neoliberismo conservatore del governo Thatcher, la propria scena musicale e il proprio derby tra Manchester United e City. Tutti fattori che in realtà si influenzavano: il calcio e il tifo insieme alla musica rappresentavano una risposta alla congiuntura storica. Da un lato, i Red Devils di Ferguson e gli Stone Roses; dall'altro, gli underdog della Blue Moon e gli Oasis.
Prima di addentrarci nel derby di Manchester e del suo legame con la trasformazione della città, è necessario tratteggiare il contesto. In particolare del tessuto socio-economico e di come la nuova generazione mancuniana ha voluto dare una risposta energica.
In particolare, il XX secolo vede Manchester trasformarsi dal punto di vista industriale e non senza difficoltà. Fortemente legata all'industria tessile, la città ne ha risentito la crisi del settore. Nella seconda metà del Novecento, nonostante lo sviluppo informatico, la "deindustrializzazione" portò alla chiusura di diverse fabbriche, con il centro cittadino che diventava sempre più spettrale. Uno scenario che ha portato anche alla disoccupazione, impattando notevolmente sulla povertà cittadina - in particolare nei quartieri popolari di Ancoats, Hulme e Burnage.
In risposta a questa trasformazione che stava causando grandi problemi al tessuto sociale, il governo nazionale non riusciva a soddisfare le richieste operaie del nord del Paese. La Working Class mancuniana, sempre stata legata ad idee laburiste e di sinistra, si oppose con energia al neoliberismo di Margaret Thatcher. "The Iron Lady", nel tentativo di combattere l'inflazione, ha messo in atto una serie di interventi finanziari ed economici che hanno presto tagliato le gambe all'industria manifatturiera. Le prime misure sono arrivate al suo insediamento nel '79: tre anni più tardi, l'inflazione era tornata a livelli accettabili e i tassi d'interesse si sono abbassati; di contro, la disoccupazione - già dilagante - è aumentata di quattro volte.
La Thatcher tenterà anche altre misure, scontrandosi definitivamente con la cultura proletaria e giovanile del nord dell'Inghilterra. Ad esempio, nel 1988, il governo nazionale promuove la Local Government Act 1988, tra cui la "Sezione 28", un tipo di legge volta a disciplinare la propaganda - in particolare, si cercava di combattere la "promozione dell'omosessualità". Ovviamente, la legge creò un'ulteriore spaccatura (anche interna ai tories). Manchester, già molto avanti sulla causa dei diritti LGBT, dal 1985 era presieduta dalla prima sindaca (nella storia del Regno Unito) dichiaratamente lesbica, Margaret Roff. La città continuò comunque a formare, attraverso precisi programmi d'istruzione, i propri funzionari nella lotta alla discriminazione e all'omofobia.
Se nel campo dei diritti civili la vittoria è andata ai mancuniani, l'Iron Lady è riuscita a combattere energicamente il fenomeno della violenza sugli spalti tra le tifoserie, in particolare per gli hooligans. Con una serie di normative, sia repressive che di innovazione delle strutture, la prima ministra britannica voleva provare a ridurre questi scontri, che negli anni Ottanta erano all'ordine del giorno. In questo senso, fu proprio un derby di Manchester a convincere dell'intervento politico. Eppure, le stesse tifoserie di United e City sono riuscite ad unirsi per contrapporsi alla Thatcher.
In questo contesto di tensione, la cultura underground ha avuto la sua parte. Nonostante anche i vari provvedimenti "anti-rave" del governo inglese, Manchester diede vita ad una moda legata ai club dove ballare e poter assistere ai concerti di band locali e indipendenti. La moda dei pantaloni e dei vestiti oversize, conosciuta come baggy. Uno stile che è poi entrato nella cultura pop degli anni Novanta, ma che voleva essere un'alternativa a quella moda dei capelli cotonati e dai colori sgargianti.
La scena musicale è poi quella del Madchester, un genere legato alla città del nord e che mischiava alternative rock, acid house e rock psichedelico. Principali attori sono stati gli Stone Roses, band mancuniana e con la storia che si lega allo stesso derby di Manchester. Il nucleo originario del gruppo era composto dal cantante Ian Brown, dal chitarrista John Squire, dal bassista Gary "Mani" Mounfield e il patterista Alan "Reni" Wren. Il quartetto ha influenzato la musica britannica, in particolare con la pubblicazione del primo album (che ha il titolo della band) nel 1989. La loro storia comincia a delinearsi negli anni prima, esplodendo nella fine degli anni Ottanta, legandosi agli eventi socio-culturali di Manchester, in particolare grazie al nightclub The Haçienda.
In un certo senso questa moda e la band hanno rappresentato un modo di vivere quegli anni. Il Madchester è stato il culmine di un processo culturale che parte con l'acid house, i club e lo stesso calcio. La violenza sugli spalti e fuori dagli stadi si dissolveva sotto le luci soffuse dei locali, attraverso i suoni del rock psichedelico e anche nell'utilizzo di ecstasy. Per un senso molto lontano, l'utilizzo di questa droga ha portato ad un vero miracolo, in grado di far abbassare il consumo di alcool e casi di aggressioni.
Manchester ha conosciuto una sorta di "tregua chimica" tra gli hooligans di United e City. Shaun Ryder, voce principale del gruppo alternative dance, gli Happy Mondays, disse: "L'ecstasy è stata la cosa migliore che potesse capitare al calcio, perché tutti volevano solo abbracciarsi invece di picchiarsi". Questo sfondo ci porta direttamente al culmine in cui tensione sociale, nuova musica e calcio convergono in un punto di svolta culturale per Manchester - il "Maine Road Massacre".
Il 23 settembre 1989 va in scena un derby che valeva molto nonostante l'inizio del campionato della First Division (l'odierna Premier League). Da un lato il Manchester City ritornato nella prima divisione inglese, dall'altro il Manchester United di Sir Alex Ferguson, ancora lontano dai momenti che lo avrebbero reso una leggenda di questo sport. Eppure, al tecnico britannico veniva chiesto di vincere (interrompendo un digiuno che durava dal 1967), anche dopo la campagna di acquisti che vedeva l'arrivo di campioni come Gary Pallister e Danny Wallace.
Quello che il Maine Road, lo stadio della Blue Moon, avrebbe visto quel giorno non sarebbe stato il solito derby di Manchester. Quasi come un'epifania, ma anche un trauma collettivo e che avrebbe richiesto una risposta energica delle autorità. Il clima elettrico portò subito a degli scontri tra le due tifoserie sulla Kippax/North Stand dei Citizens, dove alcuni tifosi dei Red Devils si erano imbucati.
Lo racconta un hooligan in rosso, Tony O'Neil (nel libro The Men in Black): "Abbiamo detto a tutti di non comprare alcun biglietto che non fosse per la North Stand. L'aiuto ci arrivò da un bagarino, tifoso del City: i suoi sapevano cosa stava per succedere. Avremmo scatenato il caos. Le persone erano intrappolate sotto i sedili, mentre altre cadevano dietro. Volavano pugni ovunque, con la polizia che cercava di fermarci, ma c'era troppa gente". L'esito è stato quasi scontato: la situazione si è calmata e la polizia ha effettuato 26 arresti e 39 espulsioni dallo stadio.
Nonostante questa violenza sugli spalti, con tentata invasione di campo, la partita è ripresa e l'esito è stato sorprendente: un 5 a 1 per i padroni di casa. Di quel derby di Manchester, sir Ferguson dirà: "Fu l'umiliazione più grande della mia carriera". Lato City, quella è stata la vittoria della vera Manchester, quella proletaria contro la borghese. I disordini, invece, hanno rappresentato un punto di snodo per la gestione della violenza negli stadi, tanto che la stessa Thatcher arriva a proporre una delle leggi che ha poi rivoluzionato il calcio in materia di sicurezza - il noto "Rapporto Taylor" del '90.
Manchester, nonostante questa battaglia di tifo nel derby, riesce a trovare anche una pace interna. Come sopracitato, i tifosi avversari trovavano la propria unità e appartenenza alla città grazie alla frequentazione dei club e alla musica. Anche gli Stone Roses seguivano questa divisione interna: Ian Brown e Mani per i Red Devils e John Squire e Reni per la Blue Moon. Nulla che un concerto non potesse risolvere. Un momento di pura estetica che riuniva i giovani della città. Ma questa band è solo il primo tassello di una grande trasformazione che arriverà pochissimo tempo dopo. Una storia che da questa trance psichedelica di I Wanna Be Adored passerà ad essere quella ritmica e incalzante di Supersonic.
Sono anni in cui il mondo cambia repentinamente. A novembre dell'89, crolla il muro che aveva diviso l'Europa; nel '91 è la fine del bipolarismo globale, con il crollo dell'Unione sovietica. Ma anche in Inghilterra le cose cambiano. Nel novembre del 1990 le immagini che avrebbero sancito la fine di un periodo storico per il Regno Unito: le lacrime della Iron Lady all'addio del numero 10 di Downing Street. Le elezioni generali del 1992 però riconfermano la vittoria dei conservatori e John Major viene eletto primo ministro.
Ma ancora una volta la società che stava nascendo, soprattutto nel nord, era completamente distaccata dalle idee dei tories. I giovani avevano capito che era ancora il loro tempo per trasformarsi. Anche il Madchester sapeva di non aver esaurito le proprie risorse, anzi, aveva trovato modo di evolversi. Sempre con quella moda baggy, dai pantaloni larghi, felpe oversize, il parka, il bucket hat (cappello da pescatore) - così come sono usciti dal Maine Road quel 23 settembre, così come sono entrati nei club: stavano per vivere il picco della loro espressione culturale e sociale.
Anche il calcio cambia volto e le due squadre seguono la trasformazione della città. Il derby di Manchester penderà dalla parte rossa per tutti gli anni Novanta, grazie anche a degli investimenti importanti e ad un progetto sportivo e tecnico legato alle radici cittadine.
Il derby di Manchester del '89 ha segnato uno spartiacque definitivo in questa storia sportiva e cittadina. La sconfitta per 5 a 1 ha lasciato una ferita aperta nel petto di sir Alex Ferguson. Ma il leggendario manager dei Red Devils ha preso ispirazione dalla stessa capitale della contea nel nord: si può ripartire da un mucchio di cenere. Al pari degli Stone Roses, il Manchester United riscopre la propria identità mancuniana. Al suono però psichedelico del Madchester, Ferguson preferisce sei ragazzi che, partendo dalle giovanili, si ritroveranno a dominare in Europa.
Si tratta di David Beckham, Ryan Giggs, Paul Scholes, Gary e Phil Neville e Nicky Butt. I giovani calciatori rappresentavano la generazione della Manchester legata alla musica indie e e fortemente identitaria. Non delle divinità distanti, ma ragazzi che si potevano trovare tra i pub e i club per dei concerti. Nel docu-film, Class of '92 (2013), incentrato su questi fab-six e l'avvio della stagione vincente, si fa notare il legame con la città. Tanto che a prendere parola non erano solo i tesserati dello United, ma anche personalità del calibro di Tony Blair (primo ministro dal 1997 al 2007) e proprio Mani, il bassista degli Stone Roses (venuto a mancare lo scorso novembre 2025). Musica e calcio stavano rendendo Manchester un laboratorio culturale di primordine. Ed entrambi i campi avrebbero conquistato il mondo negli anni Novanta: non solo nella tonalità del rosso, ma anche qualche spruzzo di blu.
Gli Stone Roses e il Madchester hanno dato il via ad una stagione di cambiamenti, in cui molti trovavano il proprio posto nel mondo. Musicalmente, quel genere psichedelico apre le porte ad un suono più punk e pop. Si crea un fenomeno che nessuno avrebbe mai potuto immaginare potesse arrivare da un quartiere popolare come quello di Burnage. Noel e Liam Gallagher decidono, quasi senza aspettarselo - o forse sì, vista la loro sicurezza - di prendersi i riflettori del mondo. Nascono gli Oasis e con Definitely Maybe (1994) danno al via alla stagione del Britpop.
La moda? La stessa, ma con il progressivo abbandono dei piccoli palchi dei club per quelli più grandi, dai parchi agli stadi. Poi, la battaglia contro i Blur (band londinese) e i tour mondiali. Gli Oasis sono portatori della cultura mancuniana al di fuori della città. E il derby di Manchester che ruolo aveva? Molto più che per gli Stone Roses, i due fratelli Gallagher hanno fatto della propria passione per il City uno stile. Tuttavia, dopo il "Maine Road Massacre", i Citizens non hanno potuto gioire nemmeno una volta. Per vedere una vittoria nel derby di Manchester, i mancuniani in blu hanno dovuto aspettare il 9 novembre 2002 (3 a 1 casalingo ai danni dei Red Devils).
Ma per gli Oasis era qualcosa di più che un semplice tifare. Per loro era rappresentativo di essere come sono, legati alla cultura "popolare" e verace dei giovani mancuniani, scontrosi e arroganti, ma dal talento creativo prorompente. E l'astio per lo United è quasi da tifoso ultras. Esemplare una scena del documentario sulla band (dal titolo Supersonic), dove Liam e Noel guardano Liverpool-Blackburn, il 14 maggio 1995. Gli ospiti (primi) perdono ma il Manchester United, secondo in classifica, non riesce a vincere contro il West Ham. Così il Blackburn diventa campione d'Inghilterra per un solo punto. Nel documentario, i due fratelli Gallagher saltano addosso al bassista Paul "Bonehead" Arthurs, noto per essere tifoso dei Red Devils.
Nonostante ciò, questi due fratelli dal carattere burbero e polemico riescono a replicare il successo dei rivali della Class of '92 e al contrario dei "maestri spirituali" degli Stone Roses (con cui sono molto amici). Così il Britpop raccoglie l'eredità mancuniana e la porta a livello globale.
Gli anni passano e i cambiamenti non sono pochi. Alla fine non la stagione del Madchester dura poco, quella del Britpop è più duratura. Gli Stone Roses entrano in crisi dopo il secondo album, il loro ultimo lavoro in studio (Second Coming, 1994). La storia degli Oasis è più nota e il successo internazionale non ferma il processo di separazione dei fratelli Gallagher; anche se Noel e Liam sono tornati a suonare insieme nel 2025.
Cambia l'Inghilterra, con la Brexit, ma anche il calcio. E il derby di Manchester è stato ancora una volta una vetrina dove poter vedere i cambiamenti. Dopo il dominio dello United, arriva l'ascesa del City: in particolare con Pep Guardiola. Anche la Blue Moon, nel 2023, replica il treble dei Red Devils nel '99. Dopo Ferguson, i mancuniani in rosso si possono dire ormai in decadenza, culminata con la gestione tecnica di Ruben Amorim, esonerato la scorsa settimana (al suo posto arriva Carrick). Dall'altro lato, Guardiola ha vinto tutto con i Citizens e ora si ritrova a gestire una fase di ripresa dopo risultati deludenti, nonostante il grande apporto di Haaland.
Domani, sabato 17 gennaio, la Premier League offrirà un lunch match, all'Old Trafford, che porta con sé tutta questa storia. Quella di una città che per l'ultima parte del secolo scorso ha influenzato moda, cultura e sport - e che ancora oggi fa parlare di sé. Non saranno più gli anni degli Stone Roses, della Class of '92, degli Oasis e del massacro di Maine Road. Ma il derby di Manchester sarà sempre, "definitely maybe", una partita speciale.
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