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C'è stato un tempo in cui, per le cosiddette provinciali del calcio italiano, il palcoscenico europeo rappresentava una vetrina fugace, un premio da onorare badando soprattutto a non subire imbarcate contro i colossi del continente. Poi è arrivata l'Atalanta di Gian Piero Gasperini, e il paradigma si è ribaltato per sempre.
Negli ultimi anni, la Dea ha affrontato i giganti del calcio europeo non con il timore reverenziale di chi spera nel miracolo, ma con la spregiudicatezza tattica di chi vuole imporre il proprio gioco ovunque. Difesa a uomo a tutto campo, aggressività feroce, ritmi forsennati e un calcio iper-offensivo. Con queste armi, i bergamaschi si sono seduti stabilmente al tavolo delle grandissime.
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La scintilla che accende l'incendio scocca nella stagione 2017-2018 di Europa League. L'Atalanta torna in Europa dopo 26 anni e nel girone incrocia l'Everton di Wayne Rooney. L'esame sembra proibitivo, ma si trasforma in un monologo. 3-0 a Reggio Emilia e un umiliante 5-1 inflitto agli inglesi a Goodison Park. Ma è ai sedicesimi di finale che la Dea capisce di poter stare tra le grandi.
L'urna regala il Borussia Dortmund. Al Signal Iduna Park, davanti al famoso Muro Giallo, l'Atalanta non trema. Una doppietta di Josip Ilicic fa sognare i nerazzurri, prima che Batshuayi ribalti il match sul 3-2 nel finale. Al ritorno, a Reggio Emilia, Toloi illude i bergamaschi, ma una rete di Schmelzer all'83' (1-1) spezza il cuore della Dea. Un'eliminazione amara, ma che forgia il carattere. L'Atalanta ha appena guardato negli occhi una superpotenza senza abbassare lo sguardo.
La definitiva maturazione arriva in Champions League. Impossibile dimenticare la stagione 2019-2020. Dopo lo stratosferico poker di Ilicic al Valencia (4-3 al Mestalla), l'Atalanta affronta il Paris Saint-Germain di Neymar e Mbappé nei quarti a Lisbona. Per 90 minuti, la squadra di Gasperini imbriglia i campioni di Francia passando in vantaggio con Pasalic. Il sogno si infrange solo nel recupero, tra il 90' e il 93', con le reti beffarde di Marquinhos e Choupo-Moting. Una sconfitta straziante che, paradossalmente, infonde ancora più consapevolezza.
L'anno successivo (2020-2021), la Dea va a vincere in casa dell'Ajax (0-1, rete di Muriel) prendendosi la qualificazione, per poi scontrarsi agli ottavi con il Real Madrid. L'andata a Bergamo viene compromessa da un'espulsione severissima di Freuler dopo 17 minuti, costringendo i nerazzurri a un'eroica resistenza crollata solo nel finale (0-1, Mendy), prima di cedere 3-1 al ritorno.
Ancora più epiche (e folli) sono le sfide al Manchester United nella fase a gironi 2021-2022. All'Old Trafford l'Atalanta domina il primo tempo andando sul 2-0 con Pasalic e Demiral, prima di subire la rimonta guidata da Cristiano Ronaldo (3-2). Al ritorno a Bergamo, Zapata e Ilicic fanno esplodere lo stadio, ma è ancora un mostruoso CR7 al 91' a strozzare l'urlo in gola a Gasperini (2-2). L'Atalanta non vince, ma esce sempre dal campo tra gli applausi del mondo intero. La squadra bergamasca gioca a viso aperto contro chiunque.
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Tutte queste cicatrici europee diventano l'armatura perfetta per la stagione 2023-2024, quella della consacrazione definitiva. In Europa League, l'Atalanta compie un percorso netto che ha i contorni dell'epica. Il capolavoro si concretizza ai quarti di finale contro il Liverpool di Jurgen Klopp. Ad Anfield Road, uno degli stadi più inespugnabili del mondo, l'Atalanta impartisce una severissima lezione di calcio. 0-3 con la doppietta di un monumentale Gianluca Scamacca e il sigillo di Pasalic. Klopp si arrende all'evidenza. Il sistema a uomo di Gasperini manda in tilt i maestri del gegenpressing. Nonostante la sconfitta indolore per 0-1 al ritorno, l'Atalanta vola in semifinale, dove asfalta letteralmente l'Olympique Marsiglia (1-1 al Vélodrome, 3-0 senza appello a Bergamo).
L'esame di laurea definitivo per l'Atalanta arriva nella magica notte di Dublino, nella finale di Europa League del 22 maggio 2024. Di fronte c'è il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, una squadra imbattuta da ben 51 partite e considerata all'unanimità la macchina perfetta del calcio europeo. Quella sera, però, la Dea non si limita a vincere, cannibalizza l'avversario. Éderson e Koopmeiners dominano a centrocampo, Kolasinac, Hien e Djimsiti annullano Wirtz, e in attacco si scatena l'ira di Ademola Lookman. Il nigeriano firma una leggendaria tripletta che annichilisce i campioni di Germania (3-0). È il primo trofeo internazionale della storia del club, è stata la partita tatticamente più perfetta dell'era moderna.
Lo status di vera Big europea viene certificato pochi mesi dopo, ad agosto 2024, allo Stadio Nazionale di Varsavia nella Supercoppa UEFA. Contro il Real Madrid galattico di Carlo Ancelotti e del debuttante Kylian Mbappé, i nerazzurri giocano alla pari per oltre un'ora, sfiorando il vantaggio con Pasalic prima di cedere (2-0) ai colpi dei campioni d'Europa. Oggi, quando i colossi del calcio continentale leggono il nome dell'Atalanta nell'urna, non sorridono più. Tutti sanno che dovranno fare i conti con un incubo nerazzurro venuto dalla provincia per prendersi l'Europa.
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