Una ventata d'aria fresca: Grosso e Cuesta hanno portato interessanti novità all'interno di un torneo sempre più ancorato al passato.
Il Parma festeggia la salvezza al Tardini: parte la super festa con i tifosi
In Italia siamo da sempre abituati alla ricerca dell'esperienza e della sicurezza. Spesso e volentieri troviamo e ritroviamo in panchina allenatori che da anni vengono scelti dalle società per raggiungere gli obiettivi prestabiliti. Ma qualcosa negli ultimi tempi si sta muovendo. La vittoria dello scudetto dell'Inter di Chivu ne è la dimostrazione: l'allenatore "stagista" - così definito malignamente da qualcuno - è riuscito a portare la sua squadra al successo a discapito di allenatori più preparati ed esperti quali Allegri, Conte e Spalletti.
E in questo clima di cambiamento altri due sono gli allenatori che sono riusciti a imporsi in questa Serie A. Stiamo parlando di Fabio Grosso e Carlos Cuesta che, seppure con idee molto differenti, sono riusciti a dare un'identità ben precisa a Sassuolo e Parma. Uno proveniente dalla Serie B, l'altro vice di Arteta all'Arsenal, i due tecnici hanno regalato alle loro squadre una salvezza più che tranquilla, mostrando spunti molto interessanti anche per il futuro.
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Fabio Grosso, l'eroe che non ti aspetti
Fabio Grosso lo conosciamo tutti benissimo. Il suo gol contro la Germania e il rigore decisivo contro la Francia hanno regalato a tutti gli italiani l'emozione sportiva più bella di questa generazione. Come al mondiale era arrivato in silenzio, fino ad imporsi come uno dei calciatori più decisivi del torneo, allo stesso modo è arrivato silenzioso sulla panchina del Sassuolo. Prima la promozione in Serie A, e quest'anno una salvezza conquistata con tante giornate di anticipo.
È vero, il Sassuolo ha una rosa migliore delle squadre già retrocesse - o in lotta per la retrocessione - ma è altrettanto vero che basta poco per ritrovarsi a lottare per non finire nella serie cadetta. La squadra allenata dall'ex terzino dell'Inter ha mostrato degli ottimi spunti: soprattutto il mix tra giocatori esperti e giovani di prospettiva è stato decisivo.
Fondamentale è stata la scelta di affidare le chiavi del centrocampo a Nemanja Matic. L'ex centrocampista del Manchester United si è rivelato ancora un calciatore decisivo. Il 37enne si è imposto come metronomo perfetto per una squadra che ha fatto della prudenza e delle ripartenze il suo punto forte.
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Cuesta, lo spagnolo italiano
La scelta di affidare la panchina del Parma a Carlos Cuesta quest'estate è stata molto sorprendente. Un allenatore senza esperienza e di soli 29 anni, per giunta spagnolo, a lottare per la salvezza in un campionato ostico come la Serie A? Ma la società emiliana sembra essere consapevole di quello che fa. Già nella scorsa stagione fece molto discutere l'ingaggio di Chivu a 13 giornate dalla fine per salvare la squadra. Il tecnico romeno raggiunse l'obiettivo, e poi sappiamo tutti com'è andata a finire.
Ma se Chivu vive il calcio italiano da quasi 20 anni ormai, la scelta di mettere in panchina un "ragazzino" è sembrata scellerata. Alla fine il Parma ha raggiunto la salvezza in maniera molto agevole, tenendosi ben a distanza dalla zona rovente per tutto il campionato. Eppure non sono mancate le critiche rivolte allo spagnolo durante tutto il corso della stagione.
Le aspettative sul giovane tecnico erano molto alte: giovane, spagnolo, e scuola Arteta. La proposta di calcio attesa era completamente diversa da quella che ci siamo ritrovati di fronte durante il campionato. Soprattutto ad inizio stagione, il calcio mostrato dal Parma, insieme al Milan, era il più "italiano" che potessimo trovare in tutta la Serie A. Squadra bassa, ripartenze veloci, e la voglia di non perdere le partite più che provare a vincerle.
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Grosso e Cuesta, la nuova scuola
Seppur con approcci diversi, Grosso e Cuesta sono riusciti a ritagliarsi uno spazio importante nel panorama calcistico italiano. In un campionato con un'età media costantemente in crescita una ventata di novità non può che fare bene. Insieme al già citato Cristian Chivu, i due hanno dimostrato che non sono necessari anni di esperienza per poter portare dei risultati a casa.
Il merito va dato anche alle due società, che hanno già dimostrato in passato di non mancare di coraggio quando si tratta di scegliere a chi affidare la panchina della propria squadra. E la classifica finale ha ripagato questo coraggio, con il Sassuolo e il Parma che si sono piazzate meglio di squadre allenate da gente molto più navigata e che conosce meglio il campionato di Serie A.
Forse la vera lezione di questa stagione non è né tattica, né anagrafica, ma culturale. Il calcio italiano, da sempre diffidente verso chi non ha fatto la "gavetta" sta imparando - lentamente, a volte anche controvoglia - che il coraggio di provare qualcosa di nuovo a volte vale quanto anni di esperienza. Si tende sempre a riaffidare le panchine agli stessi volti, a non rischiare. Ma Sassuolo e Parma hanno fatto il contrario, e non gli è andata male. E magari qualcuno ha preso appunti, e l'anno prossimo seguirà l'esempio.
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