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Il ricordo

Tutti uguali, tranne uno! Gigi Simoni, l’allenatore gentiluomo che lega Cremonese ed Inter

Samuele Amato
Samuele Amato Caporedattore 
Un tecnico in comune tra grigiorossi e nerazzurri e che ha lasciato il segno negli anni Novanta del calcio italiano
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Il calcio sa essere qualcosa di ingiusto. A volte - o spesso -, meritare di vincere non basta a questo sport, così bello ma anche così crudele. Eppure, con il duro lavoro e quel carattere mite e gentile, qualche soddisfazione è arrivata. Lo ha fatto tra gli anni alla Cremonese, dalla promozione alle salvezze, e quelli all'Inter, quella del Fenomeno e della notte al Parco dei Principi: la storia di Gigi Simoni, si lega ai colori di questo derby lombardo. Una storia straordinaria di una persona amata nel calcio italiano. L'incrocio tra Cremonese e Inter di domenica, 1 febbraio, alle ore 18, dà l'occasione per ricordare l'eredità del tecnico emiliano.

Il calcio semplice della Cremonese: la promozione e la Coppa Anglo-Italiana

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La prima pietra per ripartire dopo la retrocessione la mette il patron grigiorosso. Nella stagione 1992-93, il presidente Domenico Luzzara, infatti, affida la sua Cremonese a Gigi Simoni, reduce dalla promozione della Carrarese in C1. L'obiettivo è portare i Violini di nuovo in Serie A.

Il tecnico di Crevalcore, classe '39, è chiamato a gestire una squadra ferita per essere retrocessa in B. L'inizio di stagione non è dei migliori: eliminazione al primo turno di Coppa Italia, contro il Perugia, e sconfitta di esordio per 4 a 1 contro il Cesena. Ma la Cremonese di Gigi Simoni inizia ad ingranare: i grigiorossi giocano un calcio semplicissimo, ma anche piacevole, ed ottengono otto vittorie di fila.

Quella stagione, la Cremo è una vera cooperativa del gol. La squadra lombarda ha il miglior attacco con 63 gol, la cui maggior parte porta le firme di Andrea Tentoni (18 reti), Gustavo Dezotti (13 reti) e Matjaz Florijancic (10 reti). Alla fine dell'anno, il bel calcio espresso dalla squadra di Simoni è ripagato: secondo posto con 51 punti e promozione in Serie A.

Ma questa Cremonese così bella riesce a togliersi anche la soddisfazione di alzare un trofeo. Si tratta della Coppa Anglo-Italiana, una competizione tra i club italiani e inglesi tra le varie divisioni dei due Paesi, per un massimo di 16 partecipanti. I grigiorossi si classificano primi al girone, per disputare poi le semifinali contro il Bari e conquistare così la finale. Gigi Simoni avrà l'onore di alzare il trofeo a Wembley, dopo la vittoria per 3 a 1 sul Derby County. Come dirà lo stesso tecnico più tardi: "La vittoria di Wembley con la Cremonese la paragono solo alla Coppa UEFA vinta con l'Inter".

Le salvezze e la retrocessione: un sogno grigiorosso

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La favola della squadra lombarda continua ancora con Simoni in panchina, stavolta nel campionato di massima serie. Nella stagione 1993-94, il club parte benissimo: il girone d'andata per i grigiorossi è pieno di risultati sorprendenti. Solo nella seconda parte di campionato, i Violini di Simoni perdono condizione fisica e lasciano punti, con il rischio di una nuova retrocessione.

Ma in una partita drammatica e manifesto della grinta della Cremo, arriva la riconferma in Serie A: sul campo dell'Udinese, alla penultima giornata, sotto per 3 a 0, i grigiorossi sono autori di una rimonta incredibile negli ultimi 25 minuti. Prima Pedroni al 67esimo, poi la doppietta del solito Tentoni tra 80esimo e 84esimo (raggiungendo quota 11 reti in campionato). La Cremonese termina undicesima in classifica, un punto sopra l'Inter.

La stagione seguente l'attacco dei grigiorossi viene arricchito da Enrico Chiesa. Proprio con la maglia della Cremonese, l'attaccante genovese - in prestito dalla Sampdoria -, conosce un vero e proprio exploit: 14 reti in 36 presenze, garantendo che la favola dei lombardi continui ancora in Serie A, per un altro anno. Nel 1994-95, arriva anche una vittoria di lustro contro il Milan allo Zini di Cremona: "Io speravo di pareggiarla", dirà Gigi Simoni ai microfoni della Rai.

Il sogno della permanenza nella massima divisione si spezza l'anno dopo. Nel '95-96, la Cremonese non riesce a replicare quanto fatto di buono nelle precedenti stagioni. L'attacco, che era stato importante per Simoni, riduce i propri gol: Tentoni è il miglior marcatore grigiorosso con appena nove centri. Ottenendo solo 27 punti, la Cremonese termina 17esima e retrocede in B. Per 25 anni, i Violini non calcheranno i campi della Serie A. Gigi Simoni, invece, non seguirà la squadra nella serie cadetta ma resterà per sempre scolpito il suo ricordo nella storia del club; tanto che nel 2003, la Cremonese lo nominerà come "allenatore del secolo". Ma la sua qualità umana, oltre che sportiva, diventa ben presto il volto di una squadra che sarebbe entrata negli annali della storia del calcio italiano.

L'Inter di Gigi Simoni: la grande opportunità

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Quella con la Cremonese è una storia stupenda, di rivalsa di una delle squadre provinciali con appena sette partecipazioni alla Serie A. Gigi Simoni è stato il leader di quel gruppo che ha fatto sognare il popolo grigiorosso. Eppure, lo stesso tecnico emiliano è protagonista di un'altra storia, romantica ma anche dal finale amaro e incompiuto.

Nel luglio 1997, dopo una stagione non conclusa con il Napoli, approda all'Inter. Massimo Moratti fa un regalo a tifosi e al suo nuovo allenatore: dal Barcellona, il presidente nerazzurro acquista per 45 miliardi di lire, Ronaldo il Fenomeno. L'esordio del tecnico, nel ritiro della prima estate in nerazzurro, viene raccontato da Francesco Moriero: "Disse: 'Qui siete tutti uguali, tranne uno'. Ce lo disse da subito: siete tutti in discussione, ma con quel discorso su Ronnie ruppe l'imbarazzo e ci conquistò subito".

Nasce l'Inter di Gigi Simoni, il gruppo si compatta e sa che può affidarsi al talento di Ronaldo. Il brasiliano instaurerà un rapporto importante con il tecnico, il quale sa di avere in mano una squadra importante. Da Beppe Bergomi come capitano, passando per Taribo West, da un giovane Javier Zanetti ad un altrettanto giovane Alvaro Recoba. L'obiettivo? Forse la prima ossessione di Moratti, lo Scudetto.

Dallo Scudetto mancato alla notte del Fenomeno

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Il duello per il tricolore è con la Juventus di Marcello Lippi. Il derby d'Italia dura per tutta la stagione, per poi esplodere nella sfida di Torino del 26 aprile 1998. La partita del girone di ritorno, lo scontro diretto, è uno spartiacque nella storia del calcio italiano. La partita viene decisa da due episodi. Il primo è l'unico gol segnato nella partita che porta la firma di Alessandro Del Piero. L'altro, forse, è iconico. Una serie di rimpalli favoriscono l'Inter in fase offensiva, con la palla che va da Ronaldo: il Fenomeno sposta il pallone in avanti, ma viene travolto con un body-check da Mark Iuliano. Ma per l'arbitro Piero Ceccarini non è rigore - anzi, ne fischia uno a favore della Juventus pochi secondi dopo, per via di un intervento falloso di Taribo West.

Lo scenario che si viene a creare è quasi scontato: giocatori nerazzurri attorno al direttore di gara, protestando in maniera decisa. Ma forse la seconda immagine che tutti ricordano di quella partita è inedita. Si vede Gigi Simoni entrare in campo, 20 metri oltre la linea laterale, protestando. Ceccarini estrae il rosso per il tecnico interista, il quale si dirige verso l'arbitro e gli rivolge due parole: "Si vergogni". Non si era mai visto così l'ex-allenatore della Cremonese e, nel post-partita, nonostante la rabbia ancora non smaltita: "Mi auguro di aver visto male, che la sensazione di un rigore netto non sia vera. Spero di dover andare a chiedere scusa all'arbitro. In quel caso avrei sbagliato due volte: giudicando e reagendo come ho fatto. È stato istintivo. Perché era una partita in cui era in gioco tutto. Un anno di lavoro, una carriera".

Con lo Scudetto che prende la strada per la Torino bianconera, l'Inter e Gigi Simoni hanno una missione europea in programma. L'appuntamento è per il 6 maggio 1998 al Parco dei Principi. Davanti ai nerazzurri c'è la Lazio di Sven-Goran Eriksson, non certo una delle partite più semplici sulla carta. Al pari di quello Scudetto mancato, la finale di Parigi fa parte di un altro momento iconico della storia interista. Il match si mette subito in discesa per gli uomini di Simoni, grazie al gol di Ivan Zamorano al quinto minuto.

Ma il capolavoro si compie nel secondo tempo: al 60esimo il raddoppio porta la firma di Javier Zanetti, con un destro violentissimo che prima tocca la traversa e poi entra in rete. E poi, forse, il gol da Fenomeno: Ronaldo si invola in solitaria, giudicato in posizione regolare, doppio passo che manda a vuoto Marcheggiani e pallone in rete. L'Inter si porta a casa la sua terza coppa UEFA.

"Lo abbiamo fatto insieme": l'eredità calcistica e umana di Gigi Simoni

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La storia con l'Inter si conclude forse nella maniera più interista (e paradossale) possibile, con il tecnico che viene esonerato a novembre '98, dopo aver vinto il premio di miglior allenatore dell'anno. Eppure rimane qualcosa nel calcio di quell'allenatore gentleman, così benvoluto e stimato da tutti.

Alla Cremonese rimane di certo un esempio da seguire: quel binomio Simoni-Luzzara che definì per poco il sogno del calcio provinciale nei primi anni Novanta, qualcosa che potesse permettere di dire la propria anche non essendo un top club. All'Inter, invece, il ricordo di una stagione piena di emozioni che portano il nome di Ronaldo il Fenomeno. Proprio coi nerazzurri, Gigi Simoni è riuscito ad essere il collante di un gruppo fatto di grandi talenti. Insomma, tra Cremonese e Inter, il ricordo di Simoni sarà tangibile.

Quel volto gentile, pacato, educato ed elegante. Per molti è stato un amico fraterno o persino un padre. Gigi Simoni ci ha lasciato il 22 maggio 2020, una data non banale per gli interisti. E per capire anche la portata del tecnico, della sua grande umanità, c'è l'ultimo saluto di Ronaldo con un post sui social. "Gigi Simoni per me non è stato solo un allenatore. Se oggi penso a lui, penso a un uomo saggio e buono, che non ti ordinava di fare le cose, ma ti spiegava perché quelle cose erano importanti. Penso a un maestro, come in quella foto che facemmo a Natale: lui direttore, noi l’orchestra" scrive.

Poi la leggenda brasiliana conclude il suo ricordo con un passaggio toccante: "Lo ricordo così, con quel sorriso, la sua voce sempre calma, i suoi consigli preziosi. Potevamo e dovevamo vincere di più, ma abbiamo vinto insieme, la cosa che ci raccomandava sempre: grazie mister, mi hai insegnato più di quanto immagini".