Clamoroso, c’è un Mondiale in cui la Germania ha battuto 4-3 l’Italia ai supplementari: nel 1942, in Patagonia!

Clamoroso, c’è un Mondiale in cui la Germania ha battuto 4-3 l’Italia ai supplementari: nel 1942, in Patagonia!

Assenti Cile e Aregntina in segno di protesta per la presenza dei Mapuche, la festa mancata di Hitler, l’arbitro in campo con la pistola: 1942, che Mondiale quel Mondiale! E c’era anche Hector Puricelli…

di Redazione DDD

di Luigi Furini –

L’hanno giocato o no il Campionato del Mondo nel 1942? Ci sono libri e film, racconti e testimonianze che dicono l’una e l’altra cosa. Vediamo un po’ di storia. L’ultimo campionato riconosciuto è quello del 1938, giocato in Francia e vinto dall’Italia del Ct Vittorio Pozzo. Poi, ufficialmente, si passa a quello del 1950, giocato in Brasilee vinto dall’Uruguay. Ma nel frattempo? C’è stata la guerra, ma non in Argentina dove, proprio perché estranea al conflitto, erano arrivati immigrati da tutto il mondo: russi, gli ebrei in fuga da Hitler, italiani antifascisti, ma anche francesi, spagnoli, polacchi, inglesi. In  Argentina c’era lavoro per tutti, ed ecco arrivare gente dal Cile, dal Paraguay, dalla Bolivia. Molti italiani sono impegnati nella costruzione di una diga, operai specializzati tedeschi alla posa di un cavo sottomarino per collegare Europa e Sudamerica.

E se c’è gente che viene da ogni parte, che facciamo, non si gioca il Mundial? Prende l’iniziativa il conte Otz, un tipo strano, di origine balcanica, che sul posto viene nominato ministro di Patagonia. E’ convinto che quel torneo possa far finire la guerra. Comincia a organizzare le squadre. Primo problema. Ci sono i Mapuche che vogliono giocare. Sono indios che vivono fra Cile e Argentina, ancora oggi (e sono circa 2 milioni) occupati in agricoltura. In pratica sono come i padroni di casa. La decisione di ammettere questa squadra, provoca la reazione di Cile e Argentina, che rifiutano la loro partecipazione. Fa niente, dice Otz. Si gioca lo stesso. Queste le 12 nazioni in campo: Italia, Patagonia, Polonia, Germania, Brasile, Scozia, Inghilterra, Unione Sovietica, Uruguay, Mapuche, Spagna e Francia.

Ma c’è da trovare un un arbitro. Viene individuato in William Brett Cassidy. Questi si vanta di essere figlio del fuorilegge Butch Cassidy, arrivato in Argentina perché inseguito da tutti gli sceriffi degli Stati Uniti. Cassidy ha svaligiato banche, assaltato treni, rubato bestiame. E suo figlio che vuole fare l’arbitro? Lascia gli Usa per cercare fortuna in Sudamerica con un suo amico, e una ragazza, Edda Place, che forse è amante di tutti e due (infatti si fanno chiamare “la famiglia dei tre”). Cassidy va in campo senza il fischietto, ma chiede e ottiene di portare la pistola alla cintura. E qualche volta la usa: spara in aria per assegnare un rigore, per espellere un giocatore, e comunque per farsi rispettare. Arbitra tutte le partite eccetto Inghilterra-Mapuche, affidata al maresciallo Parlow, un militare inglese. I Mapuche protestano (usciranno comunque vincitori) ma in giro non c’è altro e Cassidy, si dice, è steso a letto per smaltire una sbornia. E fin troppo evidente che, attorno al torneo, c’è di tutto: alcool, scommesse, denaro e donne. Donne fatali e donne a pagamento, perché così va il mondo. E dopo le partite è facile, quasi sicuro, ritrovare i giocatori nei bordelli.

Dai che si gioca. Gli esuli italiani fanno una colletta per aggiungere due professionisti allo loro squadra. Sono un certo Bernini ed Hector Puricelli (uruguagio, negli anni della guerra in forza al Bologna ma poi finito per quattro anni al Milan e anche in Nazionale perché naturalizzato italiano. In campo, quasi tutto è lecito. I tedeschi giocano con una specie di elmetto (per proteggersi, dicono), altri hanno spilli per pungere gli avversari. Gli italiani prima della gara bruciano uno stemma fascista e intonano il Nabucco. Poi, si dice, lanciano polvere di peperoncino negli occhi dei rivali. William Brett Cassidy se ne accorge e, nella gara contro la Germania, assegna tre rigori ai tedeschi (che vincono 4-3 dopo i tempi supplementari). Opposta la versione degli azzurri che dicono di aver visto un pacchetto (contenente soldi) passare dalle mani dei tedeschi a quelle dell’arbitro.

Nell’altra semifinale, i Mapuche battono l’Inghilterra. Vanno in finale Germania e Mapuche, con il pronostico tutto a favore dei tedeschi che, pare, mandano un telegramma a Hitler, dicono di preparare i festeggiamenti, perché sicuri di battere gli indios locali. Invece i Mapuches sono ingestibili, corrono e saltano in ogni parte del campo senza logica. Si dice che qualcuno, prima della gara, abbia provato a rubare una porta. Di sicuro l’arbitro usa la pistola. Infatti si sentono dei colpi in aria per annullare un gol in fuorigioco. La partita sta per finire quando sul campo si abbatte un acquazzone. E i temporali, in Patagonia, fanno davvero paura. La gente scappa. Forse crolla anche parte di una diga che stanno costruendo gli italiani. C’è un fuggi fuggi generale. E comunque la Coppa la vincono (2-1 sulla Germania) i Mapuche. Però non riescono a impossessarsi del trofeo. Quello (se era in oro o no poco importa) se lo porta viva l’arbitro, che salta su un cavallo insieme al suo amico e alla ragazza che avevano in comune.

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