Tra sacrifici, studio e ambizione, racconta a DDD come intende ritagliarsi il suo spazio

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Nicolò Saccone ha 19 anni, vive nel centro di Milano e, nel mese di giugno 2026, è diventato il più giovane agente sportivo abilitato in Italia dopo aver conseguito l'abilitazione FIGC. Nel calcio moderno, la figura dell'agente sportivo ha assunto un ruolo sempre più importante. È una professione competitiva, dove esperienza, relazioni e conoscenza del mercato fanno spesso la differenza.

Nonostante la presenza di professionisti affermati, sempre più giovani scelgono di intraprendere il percorso per diventare agenti sportivi, puntando su preparazione, determinazione e nuove idee. Per Nicolò questo non rappresenta soltanto un risultato personale ma l'inizio di una sfida professionale in un settore in continua evoluzione. Il suo obiettivo è contribuire al rinnovamento del calcio italiano, accompagnando la crescita dei giovani talenti e costruendo il proprio percorso nel mondo del calcio. Abbiamo parlato con lui in esclusiva su DDD, approfondendo non solo l'origine della sua passione ma anche il percorso effettuato, svelandoci i progetti futuri.

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Chi è Nicolò Saccone, il più giovane agente sportivo abilitato in Italia

Nicolò Saccone, convinto che il calcio italiano abbia bisogno di valorizzare maggiormente le nuove generazioni, considera la figura dell'agente non solo un intermediario, ma un professionista chiamato ad accompagnare la crescita dei giovani calciatori. Per Nicolò, l'agente sportivo deve tutelare gli interessi degli atleti e contribuire allo sviluppo dell'intero movimento calcistico. Con lui abbiamo parlato del percorso che lo ha portato a raggiungere questo traguardo, delle difficoltà incontrate, delle sfide che attendono i giovani professionisti e della sua visione del futuro del calcio.

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Nicolò Saccone: "A 12 anni ho capito che volevo diventare agente sportivo"

Quando hai capito di voler diventare agente sportivo?

"La mia passione è nata quando avevo circa 12 o 13 anni. Seguivo tantissimo il calcio: leggevo le notizie, guardavo i programmi dedicati al calciomercato e mi accorgevo che una parte importante delle prime pagine dei giornali e delle trasmissioni televisive era dedicata agli agenti sportivi. Ricordo che un giorno chiesi a mio padre chi fossero e quale fosse il loro lavoro. Quando mi spiegò che erano i professionisti che seguivano i calciatori nella loro carriera, ne rimasi affascinato. Da quel momento ho continuato a giocare a calcio, a seguirlo a 360 gradi e ad approfondire sempre di più il ruolo dell'agente sportivo".

"Con il tempo ho capito che era il lavoro che sognavo di fare. Ho sempre dato grande importanza alle relazioni umane e ai rapporti interpersonali, e questa professione si basa proprio sulla fiducia, sulla capacità di creare legami e di accompagnare gli atleti nel loro percorso. Il mio obiettivo è riuscire a ritagliarmi uno spazio in questo mondo e costruire, passo dopo passo, il mio percorso professionale".

Chi ti ha ispirato e come ti sei formato?

"In Italia ho sempre guardato con grande ammirazione Mino Raiola, uno dei protagonisti assoluti del calciomercato internazionale. Mi ha colpito la sua capacità di costruire rapporti solidi con i calciatori e di incidere sulle trattative più importanti. Una volta conseguito il diploma, che è uno dei requisiti necessari per intraprendere questa professione, ho iniziato il percorso di abilitazione previsto dalla FIGC. Non tutti sanno che, per diventare agente sportivo di calcio in Italia, è necessario superare tre esami: due prove generali organizzate dal CONI e, successivamente, la prova speciale della FIGC".

"Quest'ultima consente di ottenere l'abilitazione come agente di calcio. Da lì si entra in un mondo fatto di relazioni, fiducia e contatti. All'inizio può sembrare difficile trovare il proprio spazio, soprattutto per un giovane, ma oggi esistono molti strumenti per entrare in contatto con società e calciatori. Inoltre, i talenti vengono seguiti fin da giovanissimi. Questo permette di avere diverse opportunità per iniziare a costruire il proprio percorso professionale e farsi conoscere in questo ambiente".

Germany v Mexico: Group F - 2018 FIFA World Cup Russia
MOSCA, RUSSIA – 17 giugno 2018: Carmine Raiola osserva il riscaldamento insieme a Zlatan Ibrahimović prima della partita del Gruppo F della Coppa del Mondo FIFA Russia 2018 tra Germania e Messico, disputata allo Stadio Luzhniki il 17 giugno 2018 a Mosca, Russia. (Foto di Alexander Hassenstein/Getty Images)

Come funziona il percorso formativo e come ti sei trovato?

"Mi sono trovato molto bene. Esistono corsi propedeutici che aiutano a prepararsi ai vari esami e rendono il percorso più strutturato. Il corso organizzato dal CONI si svolge durante i mesi estivi e prevede circa 80 ore di videolezioni. In presenza sono dovuto andare in Federazione soltanto per sostenere gli esami. Le prove del CONI sono più generali e riguardano materie come il diritto e altri aspetti fondamentali della professione. L'esame FIGC, invece, è molto più specifico e approfondisce il ruolo dell'agente sportivo e tutto ciò che lo riguarda.

È la parte del percorso che ho apprezzato di più, perché ti fa sentire davvero vicino al mondo in cui desideri lavorare. Il consiglio che mi sento di dare a chi vuole intraprendere questa carriera è di iniziare il prima possibile. Il percorso richiede tempo, impegno e costanza e, come ogni professione, presenta delle difficoltà. Proprio per questo è importante cominciare presto, così da poter sviluppare competenze, costruire relazioni e migliorare le proprie capacità comunicative. Quella dell'agente sportivo è una professione altamente competitiva. Ci sono molti agenti e una ristretta cerchia di professionisti che, grazie all'esperienza e a una rete di contatti consolidata, gestisce una parte significativa del mercato. Questo può intimorire chi è agli inizi, ma non deve diventare un motivo per rinunciare".

Un consiglio che daresti a chi, come te, vuole intraprendere questo percorso?

"Il mio consiglio è di iniziare il prima possibile e di non farsi scoraggiare dalla lunghezza del percorso o dalle difficoltà che inevitabilmente si incontrano. Se questo è davvero il lavoro che si desidera fare, bisogna mettersi in gioco con intraprendenza, personalità e tanta voglia di imparare. Quella dell'agente sportivo è una professione che può offrire una carriera molto lunga, ma richiede dedizione, costanza e la capacità di farsi trovare sempre pronti quando si presenta un'opportunità.

Io stesso voglio affrontare questa sfida con entusiasmo, costruendo passo dopo passo il mio futuro in questo mondo. Io stesso voglio affrontare questa sfida con entusiasmo, costruendo passo dopo passo il mio futuro in questo mondo. So che sarà un percorso impegnativo, ma credo che siano proprio l'impegno, i sacrifici e la perseveranza a dare ancora più valore al sogno che si vuole realizzare. Alla fine, la differenza la fa chi continua a crederci e lavora ogni giorno con passione per raggiungere i propri obiettivi."

Il rapporto tra giocatore e agente sportivo

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Quanto è difficile convincere un calciatore a scegliere un progetto rispetto a un altro, considerando la competitività del mercato?

"Secondo me oggi è fondamentale riuscire a far sentire il calciatore parte integrante del progetto. Secondo me bisogna individuare un percorso costruito su misura per il giocatore, che gli permetta di scendere in campo, esprimersi e dimostrare il proprio talento. La differenza la fa la capacità di trovare un ambiente in cui il calciatore possa sentirsi valorizzato.

È importante creare un rapporto di fiducia e armonia con la società, lo staff tecnico e tutto il contesto che lo circonda. I giocatori scelgono questo mestiere perché amano il calcio e, per rendere al meglio, hanno bisogno di sentirsi apprezzati e messi nelle condizioni migliori per esprimere tutto il proprio potenziale. Il compito dell'agente, secondo me, è proprio quello di accompagnare il calciatore in queste scelte. L'obiettivo è aiutarlo a individuare non solo un'opportunità, ma il progetto più adatto alla sua crescita e al suo futuro".

Cosa cerca maggiormente un club oggi in un giovane talento?

"Oggi, oltre alle qualità tecniche e fisiche, credo che sia diventato fondamentale soprattutto l'aspetto mentale. Il calcio è un ambiente sempre più complesso: ci sono maggiori pressioni, più attenzione mediatica, più sponsor, più telecamere e di conseguenza più giudizi e aspettative nei confronti dei giocatori. La capacità di gestire questa pressione, avere equilibrio e mantenere la giusta concentrazione si riflette direttamente in campo, attraverso l'atteggiamento, la personalità e la freddezza nei momenti decisivi della partita.

Secondo me, quindi, un giovane talento non viene valutato soltanto per quello che riesce a fare con il pallone, ma anche per la sua mentalità, la sua disponibilità a lavorare e la capacità di affrontare le difficoltà. Nel calcio di oggi, queste caratteristiche possono fare davvero la differenza nel percorso di crescita di un giocatore".

Secondo te qual è l'errore più comune che fanno i giocatori nella gestione della propria carriera?

"Secondo me uno degli errori più frequenti è quello di voler fare subito il salto in un top club. Anche per un calciatore è fondamentale crescere gradualmente, passo dopo passo, scegliendo una realtà che gli permetta di giocare con continuità, acquisire esperienza ed esprimere al meglio il proprio talento. Oggi non è così scontato trovare spazio in una squadra.

Abbiamo visto diversi giovani molto promettenti che, scegliendo troppo presto una piazza importante, hanno avuto meno possibilità di giocare, faticando a trovare continuità e rischiando di rallentare il proprio percorso di crescita. A volte è proprio attraverso esperienze in società più piccole, dove può sentirsi protagonista e assumersi maggiori responsabilità, che riesce a maturare e a costruire le basi per il salto successivo. La crescita di un calciatore richiede tempo: le scelte giuste e il percorso intrapreso possono fare la differenza".

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C'è una qualità che distingue davvero un ragazzo destinato ai grandi palcoscenici oppure, se coltivato nel modo giusto, ogni talento può arrivare ai massimi livelli?

"Secondo me il talento può esprimersi in tanti modi diversi, soprattutto in un campo da calcio. Non esiste un'unica caratteristica che determina il futuro di un giocatore, ma credo che oggi la mentalità sia uno degli elementi che può davvero fare la differenza. Tra i giovani italiani, secondo me, Pio Esposito e Palestra sono due esempi interessanti. Sono ragazzi molto giovani che hanno dimostrato di avere qualità importanti e un grande potenziale di crescita.

La cosa che colpisce è la capacità di reggere la pressione e di incidere nonostante l'età, dimostrando una mentalità già molto sviluppata. A livello internazionale, invece, mi sta piacendo molto Yan Diomande. Ha disputato una grande stagione e credo che sia un giocatore destinato a trasferirsi in un top club. Ha caratteristiche importanti e penso che sentiremo parlare ancora molto di lui nei prossimi anni".

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