derbyderbyderby partite storiche Italia-Irlanda del Nord e l’indimenticabile precedente del “Disastro di Belfast” nel 1958

Il racconto

Italia-Irlanda del Nord e l’indimenticabile precedente del “Disastro di Belfast” nel 1958

Italia Irlanda del Nord
Nel 1958 l’Italia mancò per la prima volta i Mondiali, battuta 2-1 a Belfast dall’Irlanda del Nord. Tra oriundi, polemiche e scelte di Foni, nacque il “disastro di Belfast”, una ferita storica che oggi fa pensare.
Silvia Cannas Simontacchi
Silvia Cannas Simontacchi

Potrebbe sembrare una vecchia storia, ma per gli italiani, popolo che santifica ogni domenica con il calcio e che ha reso la scaramanzia un tratto del proprio carattere, con la partecipazione al Mondiale appesa a un filo e i playoff che incombono, i precedenti sono tutto. E, nel caso particolare di Italia-Irlanda del Nord, pesano. Ci riferiamo a una sera di gennaio 1958, che sarebbe rimasta negli annali come "il Disastro di Belfast".

Fu proprio quella la prima volta che gli Azzurri non riuscirono a qualificarsi e a sbarrare loro la strada fu una Nazionale che, fino ad allora, non aveva mai partecipato alle fasi finali, e che dopo ci sarebbe riuscita solo altre due volte: L'Irlanda del Nord.

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Mondiali 1958, Italia-Irlanda del Nord: un'eliminazione inaspettata

Italia-Irlanda del Nord e l’indimenticabile precedente del “Disastro di Belfast” nel 1958- immagine 2
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Per capire l'impatto di questa eliminazione, bisogna fare un passo indietro. L'Italia aveva vinto due Mondiali di fila, nel 1934 e nel 1938, ma il dopoguerra era stato complicato: nel 1950 e nel 1954 era stata eliminata al primo turno; la tragedia di Superga era un trauma non ancora elaborato, che aveva lasciato la Nazionale svuotata di talenti e alla ricerca di una nuova identità.

In panchina c'era Alfredo Foni, il tecnico che aveva costruito la propria carriera sul catenaccio, sull'ordine e sul controllo. All'Inter, la sua idea quasi ascetica del calcio aveva funzionato, ma con la Nazionale aveva voluto provare un'altra via, puntando sulla solidità difensiva, ma anche sul talento creativo di calciatori che arrivavano da lontano: gli oriundi, i giocatori stranieri con passaporto italiano per naturalizzazione o per discendenza. Tra loro c'era Juan Alberto Schiaffino, eroe del Maracanazo con l'Uruguay del 1950.

Il girone di qualificazione ai Mondiali del 1958 prevedeva tre squadre per un solo posto. Insieme a Italia e Irlanda del Nord c'era il Portogallo. L'Italia vinse entrambi gli incontri in casa, ma fallì malamente a Lisbona, dove invece i nordirlandesi fecero il loro lavoro, rimanendo agganciati fino alla fine. L'impresa sembrava ancora più che fattibile. O per meglio dire, mancare la qualificazione non era proprio un'opzione contemplata. Così si arrivò alla partita decisiva, a Belfast. All'Italia bastava un pareggio, all'Irlanda del Nord serviva vincere.

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Il Disastro di Belfast: di chi era la colpa?

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Già l'avvicinamento aveva avuto contorni surreali. La ara era prevista per il 4 dicembre 1957, ma fu rinviata perché l'arbitro ungherese non riuscì ad arrivare in tempo. I padroni di casa proposero di giocare comunque, con un direttore di gara locale, ma gli italiani rifiutarono. Si disputò invece una sorta di amichevole che secondo le cronache ricordava molto da vicino una partita di rugby. La vera partita invece fu rinviata al 15 gennaio 1958, in una Belfast fredda e spazzata dal vento, pronta a respingere ogni tentativo di calcio mediterraneo.

Foni fece la scelta che di solito si fa nei momenti di tensione: si affidò agli uomini che conosceva meglio, pescando molto dall'Inter, e confermò quattro oriundi. Si sarebbe detto che si era trattato di una decisione coraggiosa, se le cose fossero andate bene. Ma non andò così: l'Irlanda del Nord si impose da subito per fisicità e ritmo di gioco, e alla fine del primo tempo l'Italia era sotto di due gol. Una rete di Dino Da Costa provò a riequilibrare le sorti, ma l'espulsione di Alcides Ghiggia a venti minuti dalla fine fugò anche le ultime speranze. Finì 2-1, con gli Azzurri per la prima volta fuori da un Mondiale: lo definirono "il Disastro di Belfast".

Gli italiani, che malgrado tutto avevano sentito la qualificazione quasi come un atto dovuto, rimasero praticamente sotto shock, e subito montarono le polemiche, tra accuse incrociate e analisi spietate. Gianni Brera parlo di "smacco cocente", mentre tutte le parti in causa si affrettavano a scaricare le loro responsabilità su qualcun altro. C'era chi avrebbe voluto più catenaccio e un approccio più difensivo, e chi invece sosteneva che a mancare era stato il coraggio di reggere l'urto degli avversari e giocare a viso aperto. I più criticati furono gli oriundi, accusati in radiocronaca di "ricamare invece di tessere", e per quasi tutti quella fu la fine dell'avventura in maglia azzurra. L'esonero del CT arrivò poco dopo.

L'avversario: l'Irlanda del Nord dei Busby Babes

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In realtà, però, quella sconfitta era meno scandalosa di quanto potesse sembrare sul momento. L'Irlanda del Nord era forse un underdog, ma di certo non una squadra di dilettanti: il miglior giocatore nordirlandese di sempre non era ancora in rosa (all'epoca, George Best aveva solo 12 anni), ma diversi elementi erano titolari nelle migliori squadre del campionato inglese, addirittura un paio facevano parte dei Busby Babes, i ragazzi del Manchester United allenato da Matt Busby, anche loro coinvolti in un incidente aereo. L'opinione pubblica, ma anche tanti giornalisti e addetti ai lavori italiani, avevano giudicato l'avversario con troppa leggerezza.

Così, l'Irlanda del Nord andò al Mondiale, insieme a Inghilterra, Galles e Scozia. Era un'altra prima volta: tutte e quattro le federazioni del Regno Unito si erano qualificate alle fasi finali. La Tigre Celtica arrivò seconda nel suo girone, e venne fermata solo ai quarti, dalla Francia. Ad alzare la Coppa del Mondo, fu il Brasile di Pelé, non ancora diciottenne. L'Italia, invece, dovette farsene una ragione.

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