Il match tra i rossoneri e i bianconeri racconta vari livelli simbolici differenti: da quelli rappresentati dal portiere juventino nei suoi quadri a quelli intrecciati nei telai dalla leggenda inglese milanista
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Il mito di Milan-Juventus
Milan-Juventus è uno dei pilastri su cui si regge lo Stato italiano. C'è "La dolce vita" di Fellini e poi il calcio. Può sembrare una frase forte eppure si tratta di uno scontro fra due dei club più titolati in tutto il mondo. Una sfida che mette in gioco habitus differenti e alti sistemi simbolici. Dal conservatorismo più sfrenato e reazionario di Max Allegri al calcio post-moderno e schizofrenico di Luciano Spalletti. Staticità contro movimento, in una cornice dal gusto europeo. Se la Juventus dovesse vincere, aggancerebbe proprio i rossoneri a 66 punti, in seconda posizione. Se invece dovessero spuntarla i rossoneri, vorrebbe dire Champions League praticamente certa, oltre a mettere in difficoltà i piemontesi per la corsa al quarto posto.
Milan-Juventus ha vissuto di tutto in questi anni. Spesso indicato come scontro scudetto, la sfida è stata così importante che ha avuto un epilogo pure in una finale di Champions League. Eppure c'è sempre del velato rispetto aristocratico fra queste due squadre. L'aura di respiro benjaminiano accompagna i sogni, le immagini e i desideri della sfida. La partita esiste in un certo tempo e in un certo spazio, producendo autorità in virtù della sua storia e sacralità nonostante il dramma della riproducibilità tecnica. In campo non si sa mai che traiettorie possano essere percorse.
Per conferire legittimità assoluta alla sfida, va dunque ripercorso il nastro storico per arrivare a raccontare della prima sfida fra Milan e Juventus. È il lontanissimo 1901 e le squadre sono un piccolo frammento di quanto verrà stratificato dopo.
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