Rosenior è tornato a parlare della parentesi al Chelsea, conclusa con l'esonero del 22 aprile
Emenalo, che capolavoro! Gol straordinario per il giovane terzino del Chelsea
Sei mesi difficili. Forse i più complicati della sua carriera. Liam Rosenior è tornato a parlare della parentesi al Chelsea, conclusa con l'esonero del 22 aprile dopo una serie di cinque sconfitte consecutive senza segnare. Ma dietro ai risultati, secondo il tecnico inglese, c'è stato molto di più. In un'intervista a "So Foot", l'attuale allenatore del Paris FC ha raccontato di essere finito nel mirino anche per aspetti lontani dal campo: il modo di vestirsi, il suo accento e persino le indicazioni tattiche. "Non sono uno scherzo", ha detto, lasciando intendere che quanto vissuto a Londra non sia stato soltanto una questione calcistica. Rosenior non ha voluto entrare nei dettagli, ma ha promesso che un giorno racconterà tutta la storia.
"Un giorno racconterò cosa è successo davvero”, la rabbia di Rosenior
Rosenior ha definito l'avventura al Chelsea "la migliore esperienza" della sua vita, ma anche "la più difficile". Un'esperienza segnata da pressioni e giudizi che, a suo dire, hanno superato il confine del campo. Il tecnico ha raccontato di essere rimasto particolarmente colpito da quanto accaduto durante le prime cinque vittorie consecutive: un bilancio che in qualsiasi altro club sarebbe stato accolto con entusiasmo, ma non a Londra. Poi le critiche sono diventate sempre più pesanti. Anche durante le sfide di Champions League contro il PSG, quando il Chelsea era ormai fuori dai giochi, Rosenior è finito al centro delle prese in giro per un foglio sul quale aveva scritto alcune indicazioni per Garnacho, in una situazione di inferiorità numerica.
Ma non è stato l'unico episodio. "Il mio abbigliamento è diventato oggetto di scherno, così come il mio modo di parlare", ha raccontato. Parole che lasciano intravedere un malessere ancora presente. L'inglese ha poi puntato il dito contro l'immagine costruita dai media e dai social, capaci secondo lui di condizionare il giudizio pubblico su allenatori e giocatori. In Inghilterra, ha spiegato, esiste un modello prestabilito di come dovrebbe comportarsi un tecnico di Premier League. Lui, invece, ha sempre cercato di restare autentico. Per ora preferisce non aggiungere altro: "Siete i primi a cui racconto questa cosa, e probabilmente gli ultimi per molto tempo". Ma la promessa è chiara: prima o poi parlerà apertamente di quanto accaduto al Chelsea.
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