Alf Ingve Berntsen parla di Erling Haaland da bambino. L'allenatore svela il carattere del bomber norvegese prima della gara contro l'Inghilterra

Norway v Switzerland - International Friendly

Prima la doppietta, poi la viking row: Haaland manda in estasi la Norvegia

Prima di dominare la Premier League, Erling Haaland correva sui campi di Bryne con un pallone tra i piedi e tantissima voglia di migliorare. Alf Ingve Berntsen, il suo primissimo allenatore al Bryne FK, ha seguito i primi passi del talento nordico e ha visto nascere il campione indiscusso di oggi. Alla vigilia del quarto di finale contro l'Inghilterra, che rappresenta la partita più importante nella storia della Norvegia ai Mondiali, il mister ricorda perfettamente l'esordio del ragazzino all'età di sei anni in un'intervista a Fanpage. "Ho sempre pensato che fosse un giocatore molto forte, fin dal primo giorno", dichiara orgogliosamente il tecnico.

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Il talento compensava un fisico ancora in via di sviluppo con altre doti clamorose. "Dal punto di vista fisico gli mancava ancora qualcosa", spiega Berntsen. "Non era basso, ma era molto magro. Per questo doveva compensare con l'intelligenza e la tecnica". Questa intelligenza tattica ha plasmato il carattere di un ragazzo davvero speciale. "Non aveva mai paura di provare", continua l'allenatore, sottolineando un'incredibile maturità precoce. "Fin da piccolo era interessato all'alimentazione e alle corrette abitudini del sonno. Quando aveva circa 12 anni abbiamo iniziato a capire che avrebbe potuto davvero esplodere".

Haaland: il gruppo, il modello paterno e il segreto norvegese

Il successo del giovane bomber deriva anche dall'ambiente sano e da una famiglia solida. "Era semplicemente uno dei 40 ragazzi che si allenavano insieme. Erling si allenava tantissimo, sorrideva tantissimo e segnava tantissimo". Il gruppo amava questo ragazzino che non ha mai ricevuto un trattamento speciale all'interno dello spogliatoio. In questo contesto, la figura del padre Alf-Inge ha giocato un ruolo cruciale per la sua serenità. "Suo padre è stato un modello perfetto", sentenzia Berntsen. "Non interferiva mai e lasciava che Erling crescesse e si sviluppasse da solo". Questo equilibrio ha permesso al fuoriclasse di mantenere legami profondi, tanto che alcuni compagni di allora viaggiano con lui negli Stati Uniti proprio in questi giorni.

Oggi Haaland guida una generazione d'oro insieme a Martin Odegaard. Proprio Odegaard ha dimostrato a tutti i giovani che si può diventare un grande calciatore anche se si viene dalla Norvegia, dando un'enorme iniezione di fiducia a tutto il movimento. La Norvegia ha cambiato marcia anche grazie a una nuova filosofia calcistica. "Lasciamo che i bambini siano bambini e non li alleniamo come se fossero già degli adulti", svela l'allenatore, evidenziando allenamenti di alta qualità che riproducono le situazioni di gara senza sovraccaricare mai i giovani atleti.

Haaland Norvegia
OSLO, NORVEGIA - 31 MARZO: Erling Haaland (Norvegia) in azione durante l'amichevole internazionale tra Norvegia e Svizzera all'Ullevaal Stadion, il 31 marzo 2026 a Oslo, Norvegia. (Foto di Stuart Franklin/Getty Images)

L'orgoglio del maestro e il pronostico contro l'Inghilterra

Guardando al presente, l'emozione del mister supera qualsiasi risultato puramente sportivo. "Sono orgoglioso di lui", ammette Berntsen con grande trasporto emotivo. "Ovviamente per quello che fa in campo, ma ancora di più per il suo comportamento. È un ragazzo gentile e disponibile e rappresenta la nostra regione nel modo migliore". Al Bryne FK vigevano poche ma ferree direttive morali per tutti.
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"In tutti gli anni in cui si è allenato con noi avevamo tre regole: essere puntuali, dare sempre il massimo e comportarsi bene. Credo che Erling segua ancora oggi questi principi che ha imparato da bambino e, per me, questo vale più di qualsiasi risultato", conclude il suo primo mentore. Riguardo l'imminente quarto di finale, il tecnico azzarda una previsione molto onesta e diretta. "Penso che l'Inghilterra vincerà 2-1 contro la Norvegia", ammette candidamente ai microfoni. "Spero ovviamente che accada il contrario. Fortunatamente mi capita spesso di sbagliare i pronostici", chiosa Berntsen con un sorriso amaro ma ricco di genuina speranza.

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