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Nel pieno della trattativa per la revisione e il prolungamento del contratto diOusmane Dembelé, Nasser Al Khelaiffi, il presidente del PSG, parla chiaro: nessuno è indispensabile.
La scadenza, prevista per giugno 2028, è tutt'altro che imminente, ma le due parti si sono già sedute a parlarne, e le rispettive posizioni non potrebbero essere più distanti. Secondo fonti francesi, l'attuale Pallone d'Oro si aspetterebbe una cifra che si aggira intorno ai 60 milioni di euro a stagione, pretesa che non è piaciuta al club parigino, che vorrebbe un nuovo accordo per uno stipendio fisso più contenuto e bonus variabili in base al rendimento.
Dagli operai alle stelle del calcio, sembra che il gioco di ruolo tra dipendente e datore di lavoro segua sempre gli stessi schemi: anche questa volta, una parte chiede di più per ottenere di più, sottolineando il suo valore e i risultati che porta all'azienda, l'altra risponde con una reazione uguale e contraria. A quanto pare, nemmeno i rapporti tra un top player e la dirigenza di uno dei club più influenti del mondo si salvano da queste dinamiche.
Il tira e molla tra il giocatore e Al Khelaiffi, anzi, sarebbe già arrivato al punto che l'imprenditore qatariota, ai microfoni di Canal+, ha lanciato un chiaro avvertimento: "Abbiamo un tetto salariale. Tutti i nostri calciatori ne sono a conoscenza, e tutti devono rispettarlo. Nessuno è al di sopra del club, a nessun prezzo".
Dopo aver chiarito la sua posizione, però, il presidente del PSG ha voluto indorare un po' la pillola: "Ousmane è una leggenda del calcio, ed è molto importante per la squadra. Lo adoro come giocatore e come persona", ha aggiunto. Almeno per il momento, quindi, sotto il cielo di Parigi sembra tornata la pace.
Ma, chi ha orecchie per intendere, intenda.
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