Il Mondiale dell'Iran è molto complesso per vicende extra campo e logistica: in questo senso, l'aiuto del Messico è molto importante
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L'avventura della nazionale iraniana ai Mondiali si sta sviluppando in un contesto decisamente anomalo, segnato da pesanti ostacoli burocratici ma anche da un'inaspettata ondata di solidarietà oltre confine. La squadra asiatica, infatti, si è vista costretta a spostare il proprio centro di allenamento da Tucson, in Arizona, per stabilirsi a Tijuana, in Messico. Da questa sede provvisoria, i giocatori si mettono in viaggio verso gli Stati Uniti unicamente per disputare le partite.
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La logistica dell'Iran
Le problematiche legate agli spostamenti, ai visti e ai rigidi controlli statunitensi si sono palesate sin dal debutto contro la Nuova Zelanda. In quell'occasione, la rosa è atterrata a Los Angeles soltanto il giorno prima della gara ed è stata obbligata a ripartire per il Messico subito dopo il fischio finale. Le procedure in aeroporto si sono rivelate complicate: le autorità americane hanno trattenuto la delegazione per diverse formalità.
Nonostante le enormi difficoltà logistiche, in Messico la squadra ha trovato un ambiente straordinario. Molti cittadini messicani sembrano aver adottato l'Iran come seconda squadra del torneo. Questo supporto è diventato visibile soprattutto in occasione del secondo match disputato a Los Angeles contro il Belgio: sugli spalti, numerosi tifosi hanno fatto il tifo per l'Iran indossando cappellini e magliette del Club Tijuana, la società che ha messo a disposizione le proprie strutture per gli allenamenti della nazionale iraniana.
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Il legame con il Messico
Il centrocampista Alireza Jahanbakhsh ha voluto esprimere tutta la gratitudine della squadra verso i padroni di casa messicani: "Amiamo il popolo messicano. Credo che tutti provino lo stesso sentimento. È incredibile quanto siamo stati accolti bene, l'ospitalità è fantastica e credo che ora ci sia un sentimento molto sincero tra i giocatori, la squadra e il popolo messicano. Vorrei dire muchas gracias".L'apporto dei tifosi di Tijuana è diventato fondamentale per il morale: "Ci sentiamo quasi a casa quando siamo a Tijuana, e il fatto che vengano qui a sostenerci significa molto per noi. Rimarremo lì almeno per altri quattro o cinque giorni. Speriamo di restare più a lungo. Li ringraziamo immensamente e speriamo di condividere altri bei momenti con loro".
L'attualità extra campo
Ma i pensieri dei giocatori vanno inevitabilmente anche alla drammatica situazione in patria. Prima di lasciare Los Angeles per dirigersi a Seattle, dove venerdì affronteranno l'Egitto nell'ultima sfida della fase a gironi, gli iraniani hanno lasciato un profondo messaggio nello spogliatoio. L'incipit recita: "Dall'antica Persia di migliaia di anni fa all'Iran civilizzato di oggi, lo spirito dell'Iran rimane vivo e incrollabile".Il testo include due hashtag molto significativi, #168 e #minab, che fanno riferimento al numero di vittime riportato in seguito all'attacco americano contro una scuola nella città di Minab alla fine di febbraio. Il messaggio lasciato negli spogliatoi si conclude poi con queste parole: "Siamo venuti a Los Angeles con orgoglio, abbiamo gareggiato con onore e ce ne andiamo con dignità. Grazie, Los Angeles, per la tua ospitalità. E grazie a ogni iraniano che ha dato il cuore, la voce e l'anima per l'Iran durante questi 180 minuti. Possa la pace, il rispetto e l'amicizia regnare tra tutte le nazioni".
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