derbyderbyderby calcio estero Lucescu non si arrende alla malattia: “Non me ne andrò da codardo. Credo nella qualificazione ai Mondiali”

DETERMINAZIONE

Lucescu non si arrende alla malattia: “Non me ne andrò da codardo. Credo nella qualificazione ai Mondiali”

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Nonostante le condizioni precarie di salute, l'ex allenatore dell'inter vuole compiere un ultimo miracolo da allenatore: riportare la sua Nazionale ai Mondiali
Vincenzo Di Chio
Vincenzo Di Chio

A 80 anni, Mircea Lucescu continua a essere una figura centrale nel calcio internazionale, nonostante le difficoltà legate alla salute. L'ex allenatore di club prestigiosi come Inter, Brescia, Reggiana, e le esperienze in Ucraina con Shaktar Donetsk e in Turchia con il Galatasaray, guida oggi la nazionale rumena con determinazione e passione.

Nonostante problemi medici che ha scelto di mantenere privati e ricoveri negli ultimi mesi, Lucescu ha deciso di non lasciare la squadra nel momento decisivo delle qualificazioni per i Mondiali 2026, incarnando un esempio di dedizione e resilienza. Il tecnico rumeno non vuole che la sua condizione diventi il fulcro dell'attenzione: la priorità resta la Nazionale e la possibilità di riportarla in una competizione mondiale dopo svariati anni di assenza.

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La determinazione di un allenatore instancabile

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In un'intervista a The Guardian, il ct della Romania ha parlato apertamente della sua scelta di rimanere al timone della Romania: "Quando i medici mi hanno detto che potevo continuare ad allenare, mi sono concentrato su ciò che dovevo fare per la Nazionale. Ho parlato con la Federazione e mi hanno detto che non riuscivano a trovare una soluzione alla situazione. Non sono nella mia forma migliore, quindi mi sarei fatto da parte se ci fosse stata un'altra opzione. Ma voglio continuare: non me ne vado da codardo, dobbiamo credere nelle nostre possibilità di qualificarci."

Il suo legame con la Romania è indossolubile: da calciatore fu capitano della Nazionale ai Mondiali nel 1970, e da allenatore ha lanciato talenti come Hagi, costruendo una carriera con oltre 30 trofei. Tornato alla guida della squadra dopo Euro 2024, Lucescu ha spiegato:" Sentivo fosse mio dovere prendere in mano la squadra. Non si trattava solo di una grande responsabilità, ma di un dovere nei confronti di tutto ciò che il calcio rumeno mi ha dato". 

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Tra sfide moderne e ricordi difficili per Lucescu

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Lucescu ha anche riflettuto sulle difficoltà del calcio contemporaneo e sul peso dei media: "Oggi giorno è sempre più difficile ricevere apprezzamenti, vorrei che chi ci critica mettesse tutto nel contesto giusto e fosse obiettivo, senza odio. Vediamo come si diffondono le fake news e come influenzano il pubblico. Ciò che 40 anni fa era possibile adesso non lo è più, con tutto quello che può succedere tramite la tecnologia e i media. Ma è impossibile costruire qualcosa di importante se attorno c'è tutta la negatività dell'ambiente". 

Il percorso del tecnico rumeno è stato segnato anche da momenti drammatici, come il conflitto in Ucraina: "Resto in contatto con i miei ex giocatori e i miei amici in Ucraina. La situazione lì è terrificante. Ricordo che lasciai Donetsk nel 2014, quando iniziò il conflitto nel Donbass. Lasciai il mio appartamento con tutto dentro e non tornai mai più, non so cosa sia rimasto". 

Nonostante tutto, il Ct è concentrato pienamente sulla sua missione: riportare la Romania al Mondiale, ma prima c'è da superare l'ostacolo Turchia in semifinale.

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