Il Tottenham ha investito oltre 300 milioni di sterline per rifondare la squadra di De Zerbi. Secondo Stefan Borson, la spesa potrebbe diventare un problema in caso di ritorno in Europa.
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Il Tottenham ha cambiato volto in un’estate e, lo ha fatto spendendo tantissimo. Gli Spurs hanno chiuso la sessione di mercato con una spesa superiore ai 300 milioni di sterline, una cifra che fotografa la portata della rivoluzione voluta dalla società dopo una stagione complicata.
Sandro Tonali, Savinho, Marmoush, Mateus Fernandes e gli altri nuovi arrivi hanno trasformato la rosa affidata a De Zerbi. Un investimento enorme, sostenuto dalla volontà del club di tornare rapidamente ai vertici della Premier League. Ma proprio questa scelta, secondo l’analisi dell’esperto di finanza calcistica Stefan Borson pubblicata da talkSPORT, potrebbe presentare un conto importante nei prossimi anni.
Il tema riguarda soprattutto la capacità del Tottenham di sostenere nel tempo i costi di una formazione totalmente rinnovata, soprattutto se gli Spurs dovessero tornare a giocare nelle competizioni europee.
Tottenham, una rivoluzione da oltre 300 milioni
Il dato più evidente è quello della spesa estiva. Il Tottenham ha superato quota 300 milioni di sterline, arrivando a circa 303 milioni secondo Reuters. Si tratta della cifra riferita alla spesa complessiva per i nuovi acquisti nella sessione appena conclusa.
Un’altra analisi pubblicata anche dal Guardian ha invece stimato la spesa del Tottenham in circa 322 milioni di sterline, con un esborso netto vicino ai 140 milioni. La differenza dipende dal perimetro utilizzato per conteggiare le operazioni e dalle modalità con cui vengono considerate alcune formule di trasferimento: per questo è più prudente parlare genericamente di oltre 300 milioni di sterline, senza presentare le due cifre come se fossero perfettamente sovrapponibili. In ogni caso, il dato centrale non cambia: il Tottenham ha effettuato una delle campagne acquisti più importanti della Premier League, modificando profondamente la rosa a disposizione di De Zerbi.
Nel calcio, però, la spesa sul mercato non coincide automaticamente con il costo che pesa sui conti di una singola stagione. Il valore dei cartellini viene infatti distribuito attraverso l’ammortamento sulla durata dei contratti. A questo si aggiungono gli stipendi, i costi degli agenti e le altre componenti considerate dalle normative finanziarie. È qui che il grande investimento degli Spurs diventa interessante anche dal punto di vista economico.
Il nodo delle regole UEFA
La UEFA applica ai club impegnati nelle proprie competizioni un Squad Cost Ratio del 70%: i costi della rosa non possono superare il 70% dei ricavi rilevanti del club. Nel calcolo rientrano, tra le altre voci, gli stipendi dei giocatori e dell’allenatore, gli ammortamenti dei trasferimenti e i costi degli agenti.
Il parametro è disciplinato dal UEFA Club Licensing and Financial Sustainability Regulations 2026, il regolamento che definisce i requisiti di sostenibilità finanziaria per i club partecipanti alle competizioni UEFA.
Questo significa che i 300 milioni spesi dal Tottenham non possono essere presi, da soli, come prova di un eventuale superamento del limite. Il dato deve essere inserito all’interno del quadro complessivo dei costi della rosa e confrontato con i ricavi considerati dalla UEFA. È proprio questo il punto sollevato da Stefan Borson a talkSPORT: Secondo l’esperto, l’aumento dei costi potrebbe diventare delicato se il Tottenham non riuscisse ad accompagnare la rivoluzione sportiva con una crescita sufficiente delle entrate.
Il ritorno in Europa può cambiare tutto
La questione assume particolare rilevanza perché il Tottenham non partecipa alle competizioni europee nella stagione in corso. Dopo aver investito una cifra così elevata, gli Spurs dovranno quindi cercare di tornare rapidamente a conquistare un posto in Europa.
Secondo Borson, proprio la qualificazione europea potrebbe diventare uno degli elementi decisivi per sostenere il nuovo livello di investimento. Champions League ed Europa League portano infatti nuovi ricavi attraverso premi UEFA, diritti televisivi e incassi legati alle partite. L’esperto ha stimato inoltre che, il Tottenham possa trovarsi a fare i conti con una differenza di ricavi nell’ordine dei 100 milioni di sterline rispetto a uno scenario nel quale il club fosse riuscito a ottenere la qualificazione europea.
Il paradosso degli Spurs è quindi evidente: la squadra è stata costruita per tornare in Europa, ma i risultati dovranno arrivare abbastanza rapidamente da accompagnare economicamente l’investimento fatto sul mercato.
Lo stadio e i ricavi commerciali aiutano gli Spurs
Il Tottenham, però, può contare su una struttura economica particolarmente forte. Il Tottenham Hotspur Stadium rappresenta una delle principali fonti di ricavi del club e permette agli Spurs di generare entrate importanti anche attraverso attività commerciali ed eventi che vanno oltre le sole partite di calcio. È un elemento che distingue il Tottenham da molte altre società della Premier League: Il club dispone infatti di una base di ricavi significativa anche senza gli introiti derivanti dalla Champions League.
Il Guardian, analizzando proprio il confronto tra Tottenham e Aston Villa, ha evidenziato come la capacità di generare ricavi degli Spurs renda più sostenibile una campagna acquisti di queste dimensioni. La stessa analisi riportava circa 322 milioni di sterline di spesa e un net spend vicino ai 140 milioni. Ma questo non elimina la necessità di mantenere sotto controllo i costi della rosa, ma spiega perché il caso Tottenham debba essere letto diversamente rispetto a quello di club con una capacità di generare ricavi molto più limitata.
De Zerbi ha avuto la rivoluzione che chiedeva
Sul piano sportivo, la società ha scelto di assecondare il nuovo allenatore. Roberto De Zerbi ha ricevuto una squadra rinnovata, con investimenti importanti in diversi reparti.
Tonali è arrivato dal Newcastle, Savinho è stato acquistato dal Manchester City. Omar Marmoush è arrivato sempre dal club inglese con una formula che prevede un obbligo di acquisto futuro. Mentre l’arrivo di Fernandes ha rinforzato il centrocampo, mentre altri nuovi innesti hanno completato la rivoluzione.
L’obiettivo è chiaro: dimenticare rapidamente le difficoltà dell’ultima stagione e costruire una squadra capace di tornare a competere per l’Europa. Per riuscirci, però, non basterà aver speso più di 300 milioni.
La scommessa degli Spurs
Il Tottenham ha deciso di accelerare. Dopo una stagione difficile, il club ha scelto di investire una cifra enorme per cambiare radicalmente la rosa e mettere De Zerbi nelle condizioni di lavorare con una squadra costruita secondo le sue esigenze. Ora il vero esame sarà sul campo: I risultati determineranno infatti anche la capacità del club di aumentare i propri ricavi e rendere sostenibile, nel tempo, il nuovo livello di investimento.
Il Tottenham ha fatto una scommessa molto chiara: spendere oggi per tornare in Europa domani. La forza commerciale del club e dello stadio offre agli Spurs un margine che altre società non hanno, ma la qualificazione europea potrebbe comunque diventare una componente importante per accompagnare finanziariamente la rivoluzione.
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Oltre 300 milioni sono già stati investiti. Adesso tocca a De Zerbi trasformare quella cifra in risultati.
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