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Siamo entrati nel vivo della primavera e, con il rammarico per l'uscita dalla Champions League ormai ampiamente sedimentato nel corso dell'ultimo mese, l'Inter serra i ranghi proiettandosi esclusivamente verso il traguardo nazionale e Cristian Chivu ha tracciato con estrema lucidità la rotta per questo incandescente rush conclusivo. Il calendario segna metà aprile e il mirino è puntato senza mezzi termini su un traguardo tanto prestigioso quanto imperativo: la doppietta, che passa per la conquista dello scudetto e della Coppa Italia.
La mentalità vincente deve essere il vero motore della squadra, come ha tenuto a precisare lo stesso allenatore, spronando l'ambiente a mantenere l'asticella altissima proprio in vista di queste settimane decisive: "Fare l'allenatore dell'Inter vuol dire avere ambizioni importanti. Sono felice perché arriviamo agli ultimi due mesi del campionato con la possibilità di raggiungere degli obiettivi. Abbiamo il dovere di credere di poter vincere tutto quello che è rimasto".
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Nel cruciale e spesso teso panorama del calcio italiano, da sempre permeato da inevitabili polemiche mediatiche che tendono a infiammarsi con l'avvicinarsi dei verdetti stagionali, Chivu ha ribadito la sua ferma volontà di percorrere una via di comunicazione alternativa. In un ecosistema in cui i titoloni e le dichiarazioni ad effetto provano costantemente a condizionare le dinamiche del campo, il tecnico ha rivendicato il proprio profilo basso, rifiutando di farsi trascinare in sterili giochetti dialettici. La sua filosofia gestionale si conferma immutabile: "I miei principi vanno oltre le aspettative della narrativa di qualcuno. Non ho cercato di cambiare, sono sempre rimasto me stesso. Non sento il dovere di fare proclami e cercare conflitti".
L'ultimo e infuocato passaggio della sua disamina è stato dedicato ad Alessandro Bastoni, il cui nome continua a ronzare al centro delle critiche trascinandosi dietro le scorie del celebre e discusso episodio avvenuto in occasione della sfida tra Juventus e Inter. Contro le prolungate e feroci offensive che hanno bersagliato il centrale difensivo della Nazionale, Chivu si è alzato in piedi come uno scudo impenetrabile, spegnendo ogni dubbio sulla tenuta mentale del suo giocatore: "Alessandro non va recuperato psicologicamente. La gente ha sparato a zero contro di lui scatenando una vera e propria gogna. Io penso che sono loro ad avere bisogno di qualche lavoro psicologico". Un messaggio inequivocabile per blindare lo spogliatoio in questi decisivi sessanta giorni.
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