Dal ritorno in Champions della Roma e il fattore Gasp all'arrivo di Abate al Toro - e molto altro! Ecco l'intervista in esclusiva ad Alessio Scarchilli

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Con il Mondiale ormai archiviato, la nostra nazionale ancora senza CT e con il mercato ancora nel vivo, facciamo il punto sul presente e sul futuro del nostro calcio insieme ad Alessio Scarchilli. Ex centrocampista di Roma e Torino, con un importante passato da talent scout e una profonda conoscenza delle dinamiche del campo e del mercato, Scarchilli ci accompagna in un’analisi a tutto tondo sui temi caldi del momento. Dal ritorno in Champions della Roma di Gasperini alla scelta di Abate sulla panchina granata, passando per il coraggio di investire sui giovani talenti, le lezioni del Mondiale e le gerarchie della Serie A alle porte. Ecco le sue parole in questa intervista esclusiva.

Scarchilli Roma

Il ritorno in Champions League della Roma e l’importanza di Gasperini

Dopo anni complicati e diverse stagioni senza Champions League, la Roma torna finalmente nella massima competizione europea a sette anni dall’ultima partecipazione. Qual è, secondo te, la formula vincente di Gian Piero Gasperini che può aver riportato entusiasmo e risultati?

"Il segreto è stato il fatto che tutto il gruppo ci abbia creduto veramente fino in fondo. Ci sono stati diversi momenti scoraggianti nel corso della stagione, anche perché il Milan stava viaggiando forte insieme alla Juventus e al Como, che è stata la novità più grande e si è insediato meritatamente nell’alta classifica. Trattandosi della prima stagione e di un nuovo corso con un nuovo allenatore, non era affatto facile raggiungere subito un risultato così importante: probabilmente la Roma è andata oltre ogni previsione, anche di noi addetti ai lavori, arrivando addirittura al terzo posto. Il merito più grande è stato quello di aver compattato il gruppo e aver trasmesso la convinzione di potercela fare a una squadra che negli ultimi anni non ci era mai riuscita".

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VERONA, ITALIA - 24 MAGGIO: Gian Piero Gasperini festeggia la vittoria dopo la partita di Serie A tra Hellas Verona FC e AS Roma allo Stadio Marcantonio Bentegodi il 24 maggio 2026 a Verona, Italia. (Foto di Fabio Rossi/AS Roma via Getty Images)

Malen come svolta per l'attacco e il rinnovo di Dybala

Sempre rimanendo in ottica Gasperini e la sua valorizzazione dei giocatori, soprattutto d’attacco, come vedi la prossima stagione di Malen al netto di quello che ha già dato da gennaio a questa squadra?

"Malen è stato decisivo fin da subito: è un giocatore molto forte, completo e di caratura internazionale. Per me non si tratta di una novità, avendo lavorato per tanti anni nello scouting della Roma conoscevo bene le sue grandi doti, anche se veniva considerato più un esterno d'attacco o una seconda punta. La vera novità è stata proprio vederlo al centro dell’attacco. È venuto alla Roma perché ha creduto nel progetto e aveva il forte desiderio di giocare proprio come prima punta, rivelandosi sicuramente il colpo più azzeccato del mercato di gennaio del nostro campionato".

E rimanendo sempre sugli attaccanti della Roma, quanto è importante il rinnovo di Dybala? Può essere un fattore determinante anche in ottica doppio impegno con la Champions League?

"Sono diverse stagioni che viviamo Paulo Dybala a corrente alternata, ma quando è in campo e ha una buona condizione atletica, dal punto di vista calcistico non si discute: è uno di quei campioni che fanno la differenza e come lui ce ne sono pochi in giro. La società è stata intelligente a trovare una soluzione per il rinnovo, incontrando la volontà reciproca di proseguire insieme. Il fatto che nel corso degli anni abbia rifiutato offerte faraoniche fa capire quanto sia un giocatore che dà molta importanza al progetto e al contesto in cui si trova. La Champions League sarà sicuramente un ulteriore motivo di stimolo per lui, anche alla luce dei tanti bonus inseriti nel contratto.

Viviamo in un periodo storico in cui le cifre sono alle stelle: oggi si spendono tantissimi soldi su giocatori di prospettiva, quando gli stessi capitali potresti investirli su calciatori in grado di darti garanzie immediate. Sappiamo però che ormai ci sono dei mercati che stravolgono un po' tutto e ai quali dobbiamo adeguarci: ormai non è affatto semplice trattenere un giocatore davanti a determinate cifre".

Rinnovo Dybala
VERONA, ITALIA - 24 MAGGIO: Donyell Malen dell'AS Roma festeggia il primo gol della sua squadra con il compagno Paulo Dybala durante la partita di Serie A tra Hellas Verona FC e AS Roma allo Stadio Marcantonio Bentegodi il 24 maggio 2026 a Verona, Italia. (Foto di Alessandro Sabattini/Getty Images)

La scelta del Torino: Abate nuovo allenatore granata

Cambiamo argomento e spostiamoci sul Torino. Tu che sei un ex granata, come vedi la scelta di Ignazio Abate come nuovo allenatore del Toro? Credi che possa essere l’uomo giusto per aprire un nuovo ciclo e riportare il Torino dove merita?

"Sono molto curioso. Sono dell’idea che noi italiani dobbiamo toglierci questo tarlo di pensare che sia sempre rischioso puntare su un allenatore o un calciatore giovane. Ne starà parlando sicuramente anche Malagò in questi giorni per quanto riguarda la Nazionale, viviamo in un movimento che si è un pochino ingolfato.

Ho lavorato con Petrachi e conosco bene la realtà di Torino perché, come hai detto tu, ci ho giocato. Ci sono tante pressioni, ma sarà un bel test per Abate: ha dimostrato di avere ottime qualità come allenatore e, anche se non ha ancora una grandissima esperienza, questo non significa che non sia pronto. Credo che chi è stato in campo a certi livelli e possiede quel tipo di preparazione e intelligenza abbia dei vantaggi nel ricoprire questo ruolo, sapendo sfruttare ciò che ha già vissuto da calciatore.

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Sono davvero molto curioso di vederlo all’opera insieme a Petrachi come direttore sportivo, che reputo molto bravo. Poi, ovviamente, devi sempre essere messo in condizione di avere una squadra il più vicina possibile alle caratteristiche e alle idee del tecnico, ed è lì che lo si potrà valutare a 360 gradi rispetto all’obiettivo che vogliono costruire nel tempo.

Per l’affetto che provo per il Toro, mi auguro che abbiano scelto il mister giusto per aprire un ciclo che riporti il club dove merita. Non gli manca nulla per ambire all’Europa, perché ha una storia incredibile, una grande tifoseria e tanta passione. Guardiamo Fàbregas e la realtà del Como: anche lui è molto giovane, ma se vieni supportato e si condivide la stessa visione, si possono raggiungere grandi obiettivi anche in breve tempo".

Il possibile futuro CT della Nazionale

Siamo ormai quasi a fine luglio e ancora non sappiamo il nome del prossimo CT della nostra Nazionale. Volevo chiederti: cosa ti aspetti dal futuro e ti affascina la suggestione di ingaggiare Guardiola?

"Guarda, io sono un fanatico della filosofia spagnola, del Barcellona e di quel modo di fare calcio. Io credo che la Masia, fin dai tempi degli olandesi, ha tramandato questa ideologia rimanendo ai vertici e formando tantissimi calciatori e campioni, di cui ha poi beneficiato tutta la Spagna. Anche in questo Mondiale vinto credo che l’impronta del Barcellona si veda e sia fondamentale: è la filosofia più vincente perché permette di vincere giocando bene, con organizzazione e con la giusta competitività, senza mai sfociare nell'arroganza o nelle provocazioni e rimanendo sempre concentrati sul campo. Guardiamo cos'è riuscito a fare Luis Enrique nella sua carriera e negli ultimi anni, mentre noi in Italia non siamo stati capaci di tenercelo stretto.

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CAIRATE, ITALIA - 8 MAGGIO: Il direttore tecnico dell'AC Milan, Paolo Maldiniv, osserva durante una sessione di allenamento dell'AC Milan a Milanello l'8 maggio 2023 a Cairate, Italia. (Foto di Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)

È sempre un discorso culturale e di filosofia: bisogna credere in quel tipo di mentalità e metodologia. Per me Paolo Maldini è una garanzia, e non solo per il grande campione che è stato, con il suo modo di parlare ha sempre dimostrato una grande intelligenza e ha vinto ai massimi livelli, quindi mi fido molto di lui. Penso però che anche lui vada messo in condizione di svolgere un certo tipo di lavoro. Io andrei proprio a cercare ed ideare una filosofia che possa far crescere e migliorare i giovani per poi renderli grandi calciatori: in Italia a calcio ci sappiamo giocare, ma dobbiamo essere umili, vedere quali Paesi ci hanno superato negli ultimi vent'anni e prendere spunto da loro.

Ci vogliono grande umiltà, spirito di sacrificio e lavoro, perché né Malagò, Maldini, Leonardo o chiunque verrà ad allenare la Nazionale hanno la bacchetta magica. I risultati di certi Paesi, club o realtà arrivano da un lavoro costante e duraturo che ti porta a certi livelli solo rimboccandosi le maniche e lavorando con convinzione".

Il punto sul mercato delle italiane e sui giovani talenti

Rimanendo in tema mercato, l'attenzione si sta focalizzando molto sui giovani italiani, da operazioni come Liberali al Como fino a cessioni eccellenti all'estero come quella di Palestra al Chelsea. Che lettura dai a questi trasferimenti e alla tendenza attuale di investire cifre importanti sui giovani di prospettiva?

"Abbiamo giovani molto interessanti. Ad esempio Liberali è appena stato acquistato dal Como ed è andato in un contesto che sembra davvero favorevole per lui: ha molto margine di crescita e può fare benissimo sotto la guida di Fàbregas.

Per quanto riguarda Palestra, non voglio giudicare la scelta economica: ripeto, ci sono realtà che vantano un potere finanziario troppo superiore al nostro e quando arrivano certe offerte è difficile rifiutarle. Non so se abbia tenuto in considerazione il fatto di poter fare il titolare sulla fascia della squadra campione d'Italia a San Siro, ma andare al Chelsea, in un altro campionato e considerando che nel suo ruolo gioca il capitano James, sarà una grande sfida per lui.

Questi sono step che i giovani devono fare e lui se lo è meritato sul campo per la stagione disputata. Certo è che quando spendi e investi tutti quei soldi su un prospetto il margine di rischio è maggiore: come dicevo prima, con la stessa cifra compri una certezza. Non che lui non lo sia, ma deve ancora diventarlo".

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MADRID, SPAGNA - 20 LUGLIO: I giocatori della Spagna festeggiano a bordo dell'autobus mentre passano tra i tifosi durante la parata del trofeo della Coppa del Mondo FIFA 2026, il 20 luglio 2026 a Madrid, in Spagna. La finale della Coppa del Mondo FIFA 2026 si è disputata al New York New Jersey Stadium, nel New Jersey, tra Spagna e Argentina. (Foto di Chris McGrath/Getty Images)

Spagna-Argentina: analisi della finale del Mondiale

Archiviato il Mondiale con il trionfo della Spagna, come giudichi il percorso delle due finaliste e cosa ci lascia questa competizione?

"Sono un po' arrabbiato con l’Argentina: credo abbia qualità tecniche e giocatori straordinari, ma ha scelto una strategia che non condivido. Questo modo arrogante e provocatorio di impostare le partite non mi è piaciuto per niente. Amo il calcio sudamericano perché anche loro sono nati per questo sport, ma un conto è la garra, il metterci passione e fare di tutto per vincere, e un altro è farlo in modo scorretto: sotto questo aspetto mi hanno deluso.

Detto questo mi è dispiaciuto molto per Messi, che è un campione straordinario che ci ha fatto stropicciare gli occhi per più di vent'anni. Tra l'altro, ricollegandomi al discorso di prima sulla strategia, proprio nella finale si è visto come in dieci uomini, nella parte conclusiva, abbiano creato molto di più che nei restanti centodieci minuti. Se si fossero focalizzati maggiormente sul giocare per tenere testa alla Spagna, magari non avrebbero vinto lo stesso, ma se la sarebbero giocata sicuramente molto di più.

Argentina v Zambia - International Friendly
BUENOS AIRES, ARGENTINA - 31 MARZO: Lionel messi dell'Argentina reagisce durante la partita amichevole internazionale tra Argentina e Zambia all'Estadio Alberto J. Armando il 31 marzo 2026 a Buenos Aires, Argentina. (Foto di Marcelo Endelli/Getty Images)

Dall’altra parte sono stato felice per la vittoria della Spagna, perché ha mandato un messaggio molto positivo al mondo, ovvero che si può vincere essendo più organizzati, intelligenti e attenti, anche se nel calcio esistono comunque gli episodi. L’Argentina mi ha deluso nell’approccio e nei comportamenti, ma rimane una nazionale forte e ricca di talento, basti pensare che Scaloni si è potuto permettere di lasciare un campione come Lautaro Martinez in panchina per 120 minuti.

Per me il messaggio più bello e positivo di questo Mondiale è proprio la vittoria della Spagna, che ha dato una lezione a tutti sotto ogni punto di vista: tecnico, tattico e comportamentale".

Rodri e la corsa al Pallone d’Oro

Con la Spagna vincitrice del Mondiale sfumano le speranze per Messi di vincere il suo nono Pallone d’Oro. Chi è secondo te a questo punto il favorito?

"Ci potrebbe essere la riconferma di Rodri dopo aver vinto il primo due anni fa: è rientrato dopo parecchi infortuni, ma ha fatto un Mondiale straordinario e una grande finale. Credo che sia stato un leader incredibile.

Mi è piaciuto molto anche Bellingham, che ha disputato un grande Mondiale arrivando alla fine terzo con l’Inghilterra; chiaramente però il risultato finale incide molto e io Rodri lo vedrei di nuovo come un possibile vincitore: anche se quest’anno la Premier League l’ha vinta l’Arsenal e lui rientrava dall’infortunio, ma il Mondiale sposta tantissimo e lui ha fatto un grandissimo torneo.

Spain FIFA World Cup 2026 Parade
MADRID, SPAGNA - 20 LUGLIO: Rodri della Spagna festeggia sul palco durante la parata per la consegna del trofeo della Coppa del Mondo FIFA 2026 il 20 luglio 2026 a Madrid, Spagna. La finale della Coppa del Mondo FIFA 2026 si è disputata al New York New Jersey Stadium nel New Jersey tra Spagna e Argentina. (Foto di Diego Souto/Getty Images)

Non dimentichiamoci poi di Fabián Ruiz: anche se non ha l’appeal di altri giocatori, io lo vedo tra i primi cinque di questa stagione. È riuscito a imporsi in questo Mondiale persino su un fenomeno come Pedri e ha vinto anche la Champions League con il PSG. È un calciatore che spesso non ha la considerazione che merita, ma è stato fondamentale sia per la Nazionale che per il suo club".

Corsa Champions e Scudetto per la prossima stagione di Serie A

Con il mercato ancora in fase di stallo per il nostro campionato e sperando in qualche colpo importante, a bocce ferme come vedi la lotta scudetto e la corsa per l’Europa nella prossima stagione?

"L’Inter parte sicuramente davanti a tutti: sono i campioni d’Italia in carica e hanno dimostrato di avere la rosa più completa. Ci sono poi tante squadre dietro pronte a mordere e a dare filo da torcere, vedremo come si rinforzeranno.

La Roma, rispetto ad altre concorrenti, non ha cambiato allenatore e potrebbe avere una continuità di progetto fondamentale, facendo perno sul grande gruppo che ha caratterizzato la squadra di Gasperini già la stagione passata. Poi c’è il Como, che secondo me non è stato affatto una sorpresa: dietro c'è del lavoro vero, c'è mentalità e tanta convinzione. Lo vedremo protagonista anche in questo campionato, tra l'altro sta facendo un buon mercato, con acquisti mirati adatti al gioco di Fàbregas anche se ovviamente la Champions League toglierà qualcosa a livello di energie, ma credo stiano già allargando la rosa inserendo molti potenziali titolari.

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Sono aumentate le concorrenti per la Champions, ma i posti rimangono sempre quelli. Mi sta piacendo molto anche la Fiorentina, che finora ha fatto un buon mercato con Paratici e ha deciso di puntare su Grosso come allenatore: è un profilo che a me piace molto e può fare una bellissima stagione.

Vedo quindi l’Inter davanti a tutte e quelle cinque o sei dietro allo stesso livello a inseguire. Ci aspetta un gran bel campionato, dopo tanti cambi di panchina sono molto curioso di vedere cosa succederà".

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