derbyderbyderby calcio italiano FIGC, De Laurentiis: “Ho chiamato Malagò e gli ho detto di prendere in mano la situazione”

LE DICHIARAZIONI

FIGC, De Laurentiis: “Ho chiamato Malagò e gli ho detto di prendere in mano la situazione”

de laurentiis napoli
Aurelio De Laurentiis lancia la volata a Giovanni Malagò per la presidenza della FIGC, boccia invece Giancarlo Abete definendolo non adatto al ruolo nonostante il rapporto di amicizia.
Luigi Mereu

Mentre il calcio italiano cerca faticosamente di tracciare la rotta per uscire dalle macerie della terza mancata qualificazione mondiale, Aurelio De Laurentiis torna a scuotere le fondamenta della FIGC. Nella recente Assemblea di Lega a Milano il presidente del Napoli ha rotto gli indugi sulla corsa alla successione di Gabriele Gravina, bocciando definitivamente la candidatura di Giancarlo Abete e indicando in Giovanni Malagò l’unico profilo capace di guidare la rivoluzione necessaria.

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De Laurentiis, le dichiarazioni all'Assemblea di Lega

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Aurelio De Laurentiis ha parlato, e come spesso accade, l'ha fatto in modo diretto e senza peli sulla lingua: "Noi siamo anche stanchi di essere portati per mano da persone che interpretano i ruoli istituzionali per avere un proprio prestigio, per poter lavorare bisogna sapere quindi il signor Malagò per me è il benvenuto"

Ha continuato parlando di Abete dicendo che, nonostante il rapporto di amicizia, quel ruolo non gli si addice: "Abete è un carissimo amico, è un signore che io rispetto, però non è una persona adatta a fare questo lavoro dal mio punto di vista"

Ha poi continuato parlando un del suo percorso e di come queste scelte sbagliate e la voglia di tenersi la poltrona stanno allontanando i bambini da questo sport: "io sono arrivato dal cinema nel 2004, ma dal 2004 ho sempre rotto le scatole a tutti dicendo guardate che è tutto vecchio"- conclude parlando dei bambini e di chi non lascia il posto per dare una boccata d'aria nuova al nostro sistema calcio - "I bambini non guarderanno più il calcio, stiamo sbagliando tutto. Però nessuno ti ascolta, perché ognuno con il sedere è fortemente incollato alla propria poltrona. E non gli si stacca, non c’è niente da fare".

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Le parole di Aurelio De Laurentiis non sono solo un attacco ai singoli, ma il sintomo di un calcio italiano che si trova davanti a un bivio decisivo. Dopo il terzo Mondiale consecutivo vissuto da spettatori, è chiaro che non basta più cambiare gli interpreti ma bisogna scavare più a fondo per trovare la soluzione a discapito della comodità di certe persone.