L'ex presidente dell'Inter ripercorre il triplete del 2010, il rapporto con Jose Mourinho, l'acquisto di Ronaldo e il sogno mai realizzato di portare Lionel Messi in nerazzurro

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Massimo Moratti torna a raccontare una delle pagine più indimenticabili della storia dell'Inter. In un'intervista concessa a AS, l'ex patron nerazzurro ripercorre gli anni alla guida del club milanese, soffermandosi sul trionfo in Champions League del 2010, sul rapporto speciale con Jose Mourinho e su alcuni dei grandi campioni che hanno segnato la sua esperienza da presidente. Moratti ha raccontato che il ricordo più intenso del percorso triplete è legato alla semifinale contro il Barcellona di Pep Guardiola, ammettendo di aver provato una gioia superiore rispetto a quella dopo la conquista della finale di Madrid contro il Bayern Monaco: "Mi sono emozionato di più al Camp Nou".

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Moratti racconta l'esperienza nerazzurra: da Mourinho al sogno Messi

L'ex presidente nerazzurro si è focalizzato su vari temi durante l'intervista ed uno di questi è stato il suo rapporto con Jose Mourinho. Moratti lo considera il miglior allenatore avuto nel suo periodo interista e ne ha sottolineato la personalità, determinazione e capacità di costruire un gruppo vincente: "Nutro grande stima per Mourinho. Conosco il suo carattere, ed è difficile che cambi. La sua incessante ricerca della vittoria è sempre evidente: una personalità forte, una grande determinazione… Il fatto è che il calcio è cambiato; è diventato sempre più complesso, ricco di novità e idee moderne. Bisogna sapersi adattare, ma Mou è rimasto lo stesso. Va anche considerato che i calciatori di oggi sono diversi da quelli del passato: il senso di appartenenza è piuttosto fragile. Senza dubbio, c’è meno attaccamento al club. Gestire tutto questo non è un’impresa facile. Sotto questo aspetto, Mourinho è straordinariamente capace di guidare un gruppo e di infondere nei giocatori una mentalità vincente. Non ho alcun dubbio in merito. Lo dico perché lo conosco bene. È il miglior allenatore che abbia mai avuto all’Inter. Ho un legame molto stretto con lui… Ciò che ha realizzato qui in due anni è stato davvero eccezionale". Moratti non ha nascosto nemmeno la serenità con cui accolse la decisione dell'allenatore di lasciare l'inter per il Real Madrid, affermando che Mourinho desiderava vivere quella nuova avventura e non c'era motivo per impedirgliela.

Bayern Monaco - Inter - Finale di UEFA Champions League
MADRID, SPAGNA - 22 MAGGIO: L'allenatore José Mourinho (a sinistra) e il presidente dell'Inter Massimo Moratti festeggiano la vittoria della loro squadra al termine della finale di UEFA Champions League tra FC Bayern Monaco e Inter, disputata allo stadio Santiago Bernabéu il 22 maggio 2010 a Madrid, in Spagna. (Foto di Shaun Botterill/Getty Images)

Nell'intervista c'è spazio anche per il trasferimento di Ronaldo dal Barcellona all'Inter, operazione che nel 1997 portò il brasiliano in Italia e che Moratti ricorda come un affare possibile fin dal primo momento: "Il punto è che il Barça aveva fissato un prezzo. Forse pensavano fosse alto, ma per me non lo era. L’ho trovato ragionevole, persino accessibile; era una cifra gestibile. In seguito, ovviamente, ci hanno ripensato, ma era troppo tardi: l’accordo con l’Inter era già concluso. Ronaldo era entusiasta all’idea di venire a giocare in Italia, e anche questo ha influito sul trasferimento. Il Barça era furioso, perché non se lo aspettava. Non credevano che se ne sarebbe andato per quella cifra, ma per me non è mai stato un problema". Un episodio che racconta bene la mentalità di Moratti sul mercato: quando individuava un campione in grado di fare la differenza era disposto a muoversi rapidamente per portarlo a Milano.

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Tra i calciatori che Massimo Moratti avrebbe voluto vedere con la maglia dell'Inter c'è anche Lionel Messi. L'ex presidente racconta di averlo notato quando l'argentino giocava ancora nelle categorie giovanili, intuendone immediatamente il talento e la straordinaria fame di vittoria. Il suo interesse non si limitò solo all'ammirazione: fece contattare più volte il giocatore per sondare la possibilità di un trasferimento: "Lo vidi giocare in un torneo Under-17, quando ancora nessuno parlava di lui come di una stella di livello mondiale. Capii subito che era speciale: non solo per le sue doti, ma per la sua fame e il suo desiderio di vincere. Già allora, Messi era una presenza formidabile. Ricordo che all'epoca se ne parlava su molti giornali italiani. Avrei voluto ingaggiarlo; infatti, in diverse occasioni ho fatto in modo che qualcuno lo contattasse, senza mai ricorrere a metodi scorretti o inappropriati. Sapevo che il Barça, club che aveva contribuito alla sua crescita, stava per offrirgli un contratto, e non volevo interferire. Il resto è storia. Il Barça se l'è tenuto stretto, questo è certo. Vale anche la pena ricordare che Messi, a modo suo, ha mostrato di aver apprezzato il mio interesse: mi ha regalato la sua maglia, come gesto di stima".

Nel ripensare alla storia nerazzurra, Moratti rende infine omaggio anche alla Grande Inter di suo padre Angelo, ricordando l'epoca di Helenio Herrera e il contributo di campioni come Luis Suàrez. Un passato glorioso che, insieme al triplete del 2010 sotto la sua gestione, continua a rappresentare uno dei capitoli più importanti dell'identità interista.

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