Roberto Mancini è vicinissimo al ritorno in nazionale: già alla guida nel 2021, vinse l'europeo mancando poi la qualificazione al Mondiale del 2022.
Neve a Zenica, l'Italia si allena ancora a Coverciano e rimanda la partenza
Dopo settimane di indiscrezioni, ribaltoni all'ultimo momento e una situazione federale cambiata completamente da un giorno all'altro, è arrivata finalmente la fumata bianca. Infatti sarà il tecnico Roberto Mancini a guidare nuovamente la nazionale italiana verso un'obbligatoria rinascita dopo le brutte figure di questi giorni e le tre mancate qualificazioni al Mondiale consecutive.
La decisione è stata ufficializzata dal presidente della FIGC Giovanni Malagò durante il Consiglio Federale di oggi, 28 luglio. Il tecnico campione d'Europa ha superato la concorrenza di Antonio Conte (anche lui ex CT) e si prepara dunque a vivere una seconda esperienza alla guida dell’Italia, a quasi tre anni dalle dimissioni che avevano chiuso il suo primo ciclo.
Il ritorno di Mancini
Per Mancini si tratta di un clamoroso ritorno, dopo che aveva lasciato la panchina azzurra nell’agosto 2023 dopo aver guidato la Nazionale per oltre 5 anni e aver conquistato il titolo più importante della sua carriera da commissario tecnico: l’Europeo del 2021. Appena due settimane più tardi dal suo addio, Mancini venne ufficializzato come nuovo commissario tecnico dell’Arabia Saudita, accettando un contratto faraonico di circa 25-30 milioni di euro a stagione, una cifra enormemente superiore rispetto ai circa 4,5 milioni percepiti come CT dell’Italia.
Nel corso della sua prima esperienza aveva collezionato 61 panchine ufficiali, costruendo una squadra capace di battere il record di risultati utili consecutivi ma anche di non qualificarsi al Mondiale perdendo contro la Macedonia del Nord il play-off per partecipare al Mondiale in Qatar.
Il ritorno di Mancini è stato fortemente voluto da Giovanni Malagò, che ha spinto per riportare a Coverciano l’allenatore italiano dopo al sua esperienza alla guida dell'Arabia Saudita. La scelta è arrivata al termine di vero e proprio terremoto per la FIGC, culminata anche con le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo dopo che Malagò aveva negato la candidatura di Andrea Pirlo.
Lo stesso presidente federale ha confermato la trattativa durante il Consiglio Federale, spiegando che erano ancora necessari gli ultimi passaggi formali prima della firma.
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