Il patron biancoceleste racconta ai magistrati gli anni delle intimidazioni e torna a smentire le voci sulla cessione della società
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La Lazio torna al centro della bufera. Questa volta, però, non sono il mercato, i risultati o le scelte tecniche a dominare la scena, ma le parole di Claudio Lotito, che riaccendono lo scontro sul futuro della società biancoceleste. Il presidente ha raccontato ai magistrati di aver vissuto per anni sotto la pressione delle minacce, arrivando, secondo quanto riferito, a girare armato con due pistole per timore della propria incolumità. Una testimonianza pesante, che riporta in primo piano il rapporto tormentato tra il numero uno biancoceleste e una parte del mondo laziale.
L'inchiesta e le ombre sul futuro della Lazio
"Per parecchio tempo sono andato in giro armato con due pistole, una avanti ed una dietro, un'automatica e una Smith & Wesson. Una volta mi è stata pure utile, mi ha salvato", ha dichiarato Claudio Lotito ai magistrati ed ha poi ricordato l'intervento del Reparto Celere, per consentirgli di uscire in sicurezza, quando rimase bloccato dalla folla durante l'inaugurazione di un negozio nel quartiere di Montesacro. Un episodio ad alta tensione. Come riporta La Repubblica, il patron laziale ha inoltre dichiarato: "Io ricevo 5mila telefonate al giorno di minacce. Non scherzo. Sono contro i soprusi e nella vita io sono un combattente, mai reduce".
Le dichiarazioni del presidente si inseriscono nell'inchiesta della Procura di Roma sulle presunte pressioni finalizzate a favorire la cessione della Lazio. Per la squadra biancoceleste, il contesto è inevitabilmente delicato. La società si trova a dover fare i conti con una vicenda che supera di gran lunga i confini del campo e che coinvolge proprietà, informazione, finanza e rapporti con la tifoseria. In questo scenario, le indiscrezioni sulla vendita diventano molto di più di una semplice voce di mercato: alimentano le aspettative di una parte dell'ambiente e rafforzano la determinazione di Lotito a difendere la propria posizione.
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Le voci sulla cessione ed il rapporto con la tifoseria
Dietro le dichiarazioni del patron c'è una questione sportiva che accompagna la Lazio da tempo: la proprietà, l'ambizione del club e la distanza sempre più evidente tra la presidenza e una parte della tifoseria.
ROMA, ITALIA - 30 GENNAIO: Un tifoso della SS Lazio, solo nella Curva Nord, durante la protesta dei sostenitori biancocelesti contro la gestione del presidente Claudio Lotito, in occasione della partita di Serie A tra SS Lazio e Genoa CFC allo Stadio Olimpico, il 30 gennaio 2026 a Roma, Italia. (Foto di Ivan Romano/Getty Images)
Il punto centrale della vicenda riguarda le indiscrezioni sulla possibile cessione della società. Negli ultimi mesi si sono rincorse voci su presunti acquirenti pronti a rilevare il club capitolino. Lotito, però, ha dichiarato: "Io non ho mai ricevuto offerte, ma una cosa è certa: ho dovuto fare delle denunce, delle segnalazioni alla Consob, dicendo che non ho mai ricevuto offerte". Un passaggio tutt'altro che secondario per una società quotata in borsa.
La prospettiva di un cambio di proprietà è il terreno sulla quale si consuma lo scontro più profondo tra le due parti. Lotito è deciso a difendere la propria gestione e a respingere quelle che considera pressioni indebite; dall'altra parte una fetta di tifoseria chiede un progetto sportivo più ambizioso e guarda ad un eventuale cambio di proprietà come ad una possibile svolta. Nonostante l'avvio eccezionale in campionato, l'ambiente laziale non trova pace, la frattura tra una parte di tifoseria ed il presidente Claudio Lotito è ormai insanabile.
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