Alla vigilia di Roma-Inter, Svilar racconta il lavoro con il mental coach. Poi parla di Gasperini, Lautaro, il futuro e De Rossi.
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La partita comincia molto prima del fischio d’inizio per Mile Svilar. Prima di entrare in campo, il portiere della Roma prepara anche ciò che accadrà nella sua testa: pensieri negativi, scenari complicati e quei lunghi momenti nei quali il pallone resta lontano dalla sua porta. Alla vigilia della sfida contro l’Inter, il numero uno giallorosso ha raccontato al Corriere della Sera il lavoro che svolge con un mental coach nel giorno della gara e il modo in cui affronta uno degli aspetti meno visibili del suo ruolo.
“Il mio vero nemico è il pensiero”, ammette Svilar. Una frase che apre una parte più personale del suo racconto, prima di passare alla crescita della Roma di Gasperini, al Mondiale guardato da casa, agli attaccanti più difficili da affrontare e a una scelta sul futuro che considera già fatta.
Svilar e il lavoro con il mental coach: “Il rischio è che i pensieri negativi ti travolgano”
Per Svilar la difficoltà non coincide necessariamente con il momento in cui deve intervenire. Può essere più complicato aspettare, soprattutto quando gioca in una squadra che trascorre molto tempo lontano dalla propria porta.
“Lo sa qual è la parte più difficile del mio lavoro? È quella in cui non faccio niente. Anzi, quella in cui tutti credono che non faccia niente”.
È proprio in quei minuti che comincia un lavoro differente: “Penso. Che è più difficile di parare. E sì, perché è più semplice essere sempre sotto stress con gli interventi, lì non hai tempo di ragionare, ti aiuti con l’istinto. Ma in una squadra dominante come la Roma, che la maggior parte della partita la gioca nell’altra metà campo, io passo molto tempo solo con me stesso. E devo pensare”.
Il portiere non prova a eliminare completamente i pensieri negativi. Per interpretare il suo ruolo deve contemplare anche ciò che potrebbe andare storto: “Penso negativo, un portiere deve farlo, deve ipotizzare sempre lo scenario peggiore. Il rischio è che i pensieri negativi ti travolgano”.
Per gestirli si affida a un appuntamento diventato fisso nella preparazione: “Nel giorno della partita faccio una seduta con il mio mental coach. Sempre, non la salto mai. Facciamo un po’ di visualizzazione, di respirazioni”. L’obiettivo non è convincersi che nulla possa andare storto, ma essere pronto nel caso accada: “Quelle sedute mi aiutano a trasformare i pensieri negativi di cui parlavo prima in positivi, quantomeno in neutrali. Insomma: so che arriverà il peggio ma sono preparato ad affrontarlo”.
Roma-Inter, Svilar frena sullo Scudetto: “Capiremo più avanti se siamo davvero da titolo”
Il prossimo esame sarà contro l’Inter e Svilar non ridimensiona la forza dell’avversaria: “È una grande partita che non vediamo l’ora di giocare per misurarci contro la squadra più forte del campionato, quella che negli ultimi anni è stata al top”.
Trasformare il big match in un primo duello per lo Scudetto, però, è un passaggio che considera prematuro. Anche per il modo in cui vengono vissuti i risultati nella Capitale: “Mi viene da sorridere. In questa città fai 2-3 partite buone e vieni esaltato, poi perdi ed è il dramma. Noi dobbiamo essere equilibrati, stabili. Però sappiamo da dove veniamo e sappiamo dove vogliamo andare”.
La stessa prudenza accompagna gli obiettivi stagionali. Il riferimento è quanto accaduto nella passata stagione: “Non è che lo scorso anno siamo partiti e ci siamo detti ‘arriviamo terzi’. Però dopo 20-25 partite abbiamo capito che la qualificazione Champions si poteva fare. Ecco: capiremo più avanti se siamo davvero da titolo”.
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Sul campo, invece, vede una squadra diversa: “Stiamo meglio, sì, anche per come stiamo giocando. Siamo più dominanti, più squadra. Ed è anche normale, al secondo anno con Gasperini mettiamo in pratica le sue idee in maniera automatica”. Svilar inoltre, non esclude neppure che Inter, Roma e Como possano occupare le posizioni più alte: “Per il tipo di gioco, per i gol, per il modo di vincere le partite, può essere giusto. Ma siamo a settembre, è presto”.
Gasperini e la libertà concessa a Svilar: “Non vogliamo prendere rischi inutili”
Lavorare con Gasperini ha modificato anche alcune convinzioni del portiere. In passato Svilar aveva spiegato come affrontare l’Atalanta del tecnico desse sempre la sensazione di poter perdere. Adesso quella percezione si è ribaltata: “Ci sono gare che magari non riusciamo a sbloccare subito e guardando penso ‘oggi vinciamo, per forza’”.
I numeri raccontano intanto la sua continuità: 54 clean sheet in 138 partite e tre gare senza subire gol nelle prime quattro di Serie A. Il merito, precisa, non appartiene soltanto al portiere: “È molto difficile creare occasioni contro di noi. Ma tenere la porta inviolata è un lavoro di squadra”. E una partita senza gol subiti non rappresenta necessariamente quella che gli dà maggiore soddisfazione: “Sono sincero: se vinco 2-1 e faccio 2-3 interventi decisivi mi dà più soddisfazione, anche se non fa statistica”.
Gli uno contro uno e la lezione del padre: “Se vuoi arrivare, devi rinunciare a qualcosa”
Tra le qualità che hanno accompagnato la crescita di Svilar ci sono gli uno contro uno. Il portiere individua nel tempismo uno dei suoi punti di forza: “Il timing, credo di avere tempismo nelle uscite basse, nel capire subito qual è la scelta giusta. Forse è così perché fin da bambino lo facevo, mi buttavo tra i piedi degli altri imitando mio papà”.
Il riferimento è a Ratko Svilar, ex portiere della Jugoslavia. Dal padre, Mile riconosce di aver ricevuto “la velocità e la spinta. E il lavoro”. Proprio il lavoro è legato a una conversazione avuta durante l’adolescenza: “Quando avevo 14-15 anni vedevo i miei amici divertirsi e per un po’ ho pensato che potessero convivere allenamento e divertimento. Mio padre un giorno mi disse ‘Mile, se vuoi arrivare, devi rinunciare a qualcosa’. Gli ho dato retta, aveva ragione”.
Qualche rinuncia esiste ancora oggi, anche lontano dal campo. Svilar ama soprattutto pasta e pizza, ma deve fare attenzione all’alimentazione: “Adoro molto mangiare. Pasta e pizza, soprattutto. Invidio i miei compagni, possono mangiarla sempre. Io solo una volta a settimana per il mio metabolismo”.
Il Mondiale guardato da casa: “Perché non sono lì?”
C’è invece una rinuncia che Svilar non ha scelto. Dopo aver già indossato la maglia della Serbia, il portiere non può giocare con il Belgio e durante il Mondiale ha seguito le partite da spettatore: “Ero in vacanza, guardavo le partite e mi dicevo ‘ma cosa ci faccio io qui? Perché non sono lì?’. Non posso dire che va bene così, sarei un bugiardo. Spero che un giorno si risolva, mai dire mai”.
Nel frattempo, una parte importante del suo lavoro resta lo studio degli avversari. Svilar li analizza attraverso i video durante la settimana e torna a farlo anche nel giorno della gara: “Tanto. Al video, in settimana e anche il giorno gara”. Quando deve indicare l’attaccante più complicato da affrontare, inizialmente sceglie un compagno: “Malen, fa sempre gol pure in allenamento”.
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Poi arrivano due nomi dell’Inter: “Lautaro, difficilissimo da decifrare. E Thuram, mamma quanto è rapido”. Tra i colleghi della Serie A che apprezza maggiormente sceglie invece “in assoluto Maignan e Carnesecchi”. Il suo riferimento di sempre invece resta Iker Casillas: “A casa custodisco gelosamente due sue maglie del Real Madrid e del Porto, e un paio di suoi guanti”.
Il futuro alla Roma e De Rossi: “Mi ha cambiato la vita”
Le prestazioni con la Roma hanno alimentato anche le voci sul futuro di Svilar. Di fronte alla domanda su un’offerta da 40 milioni della Juventus e sulla possibilità di lasciare il club, il portiere esclude che la questione sia mai arrivata a una vera trattativa personale: “Non ho avuto neppure un colloquio su questa cosa. Non sono uno che firma un rinnovo fino al 2030 e l’anno dopo rinnega la scelta fatta”. Ha riportato Svilar.
Nel suo percorso in giallorosso c’è invece una persona alla quale attribuisce un ruolo decisivo: Daniele De Rossi. Bastano poche parole per spiegare il peso avuto dall’ex allenatore nella sua carriera: “Mi ha cambiato la vita. Forse oggi non sarei alla Roma senza di lui”.
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