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Mondiali 2026

Italia eliminata, Bosnia ai Mondiali: le statistiche dello psicodramma azzurro

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Terza clamorosa eliminazione per la Nazionale Azzurra, ancora una volta fuori dai Mondiali: sono i padroni di casa a passare il turno
Carmine Panarella
Carmine Panarella

Si ferma ai calci di rigore il cammino dell’Italia verso i Mondiali del 2026: dopo l’1-1 nei tempi regolamentari, la squadra allenata da mister Gattuso cede alla Bosnia ai calci di rigore, condannando all'oblio calcistico per la terza volta di fila l'intero movimento calcistico italiano. Quella appena terminata è stata una gara dai due volti, fortemente condizionata dall’espulsione di Bastoni al 41’, episodio che ha senza dubbio cambiato l’inerzia della sfida.

Il dominio del gioco: possesso e costruzione

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L’Italia prende subito in mano la partita, ma l'inerzia della gara è andata sempre più verso i padroni di casa, come dimostra il netto 65% di possesso palla contro il 35% degli azzurri. Un dato che si riflette anche nei 699 passaggi completati, quasi il doppio rispetto ai 390 dell'Italia: numeri che certificano una gestione del pallone continua e un controllo territoriale costante.

I padroni di casa non solo tengono il pallone, ma lo fanno con continuità nella metà campo offensiva, costringendo l'Italia a difendersi bassa e a rinunciare a lunghe fasi di costruzione. Tuttavia, l'Italia ha saputo restare in partita soffrendo in 10: questo è un dettaglio non da poco, anche perché l'inferiorità numerica ha inevitabilmente fatto perdere il pallino del gioco e le occasioni ghiotte create non sono state capitalizzate.

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Produzione offensiva: tanti tiri, poca concretezza

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Il dato più evidente è quello dei 30 tiri totali della Bosnia contro i 9 dell'Italia, a testimonianza di una pressione offensiva costante. Anche i calci d’angolo (10 a 4) confermano la spinta dei padroni di casa, spesso pericolosi sugli sviluppi da palla inattiva.

Eppure, se si guarda alle grandi occasioni, il dato è sorprendente: 1 per l’Italia e 2 per la Bosnia. Questo evidenzia un limite importante nella qualità delle conclusioni azzurre, spesso poco pulite o ben neutralizzate dal portiere avversario, protagonista con sole 2 parate decisive. Dall'altro lato, prodigioso Donnarumma con 10 parate.

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L’equilibrio spezzato: falli, duelli ed espulsione

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La partita cambia volto al 41’, quando arriva il cartellino rosso per Bastoni. Fino a quel momento, l’Italia aveva gestito anche il piano fisico, come dimostrano i 18 contrasti vinti contro i 16 degli avversari.

Il numero dei falli (18 per la Bosnia, 9 per l'Italia) racconta una squadra di casa aggressiva, ma anche esposta al rischio disciplinare. L’espulsione, infatti, rappresenta il punto di svolta in negativo per l'Italia: con l’uomo in meno, gli azzurri perdono equilibrio e iniziano a concedere campo. Anche sul piano disciplinare si nota la tensione: 3 cartellini gialli per la Bosnia e 2 per l'Italia, oltre al rosso che pesa come un macigno sull’economia della gara.

I dettagli decisivi: piazzati e gestione finale

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Con l’Italia in inferiorità numerica, la Bosnia cresce soprattutto nella gestione dei momenti chiave. I calci di punizione (18 a 9 per l'Italia) evidenziano come gli azzurri abbiano avuto come occasioni più situazioni di gioco fermo, guadagnando campo e rallentando il ritmo.

Il pareggio bosniaco arriva al 79’ con Tabakovic, che sfrutta una delle poche vere occasioni costruite. Un gol che premia la grinta dei padroni di casa che hanno avuto il merito di crederci e di continuare a pressare alto senza sosta, mettendo alle corde gli uomini di Gattuso.

Il verdetto dei rigori, ennesimo psicodramma

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Dal dischetto, dopo la sofferenza dei tempi supplementari, l’Italia paga la poca lucidità: errori di Pio Esposito e Cristante per gli azzurri, mentre la Bosnia è perfetta e chiude sul 4-1. Resta il rammarico per una partita persa nei dettagli: il terzo psicodramma è servito, con l'ennesimo appuntamento ai Mondiali mancato clamorosamente da parte degli azzurri. Sono passati 12 anni dall'ultima partecipazione alla massima competizione per nazionali e ne dovranno passare almeno 16 per poterci riprovare una quarta volta. L'azzurro è sbiadito, l'Italia non chiamò.