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L'APERTURA

L’AIA replica a Spalletti: “Mai stati contrari al professionismo”

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L'allenatore della Juventus, dopo la gara con la Lazio, aveva espresso forti remore sul profilo socioprofessionale degli arbitri richiedendone il passaggio ai professionisti
Francesco Lovino
Francesco Lovino Redattore 

Non le aveva mandate esattamente a dire, Luciano Spalletti. Forte il disappunto espresso, anche senza aver alzato la voce, tanto da cercare un contatto fisico con vero e proprio bacio a una giornalista. È certo che durante Juventus-Lazio, il contatto tra Gila e Cabal in area di rigore abbia irritato tanto l'allenatore, quanto i tifosi. Il VAR non interviene, indeciso tra "negligenza" e "imprudenza", lasciando però apertissimi dubbi sulla decisione finale.

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Spalletti, senti l'AIA: "Favorevoli al professionismo"

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Dunque Luciano Spalletti aveva chiesto agli arbitri "i soli nello stadio a non essere professionisti" a compiere il prima possibile questa svolta. In risposta al tecnico bianconero, l’AIA (Associazione Italiana Arbitri) in Francesco Massini, vicepresidente vicario, ha riportato una nota sul proprio sito ufficiale: "L’Associazione Italiana Arbitri (AIA), in relazione ad alcune dichiarazioni ed articoli di stampa odierni sul tema del professionismo degli arbitri di vertice finalizzato al miglioramento qualitativo delle prestazioni arbitrali, intende precisare di non essere stata mai contraria a proposte di riforma in questa direzione".

Ne aveva discusso già il presidente Antonio Zappi, disposto ad ascoltare proposte di riforma a una condizione. Le maggiori tutele economiche e professionali non dovrebbero ridurre l'autonomia tecnica dell'AIA.

AIA, servono investimenti nelle leghe inferiori

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Non è solamente una questione di status degli arbitri però. Perché, nonostante ci sia l'intenzione di alzare il livello della categoria, occorrerebbero anche importanti investimenti nelle leghe inferiori. Un po' come per i calciatori, bisogna puntare sui giovani arbitri dalla Serie C sino a Promozione ed Eccellenza secondo l'AIA.

Per quanto il VAR possa agevolare il direttore di gara, è sempre stato un obiettivo il mantenimento di una indipendenza nelle scelte. La macchina deve rimanere a sostegno dell'uomo, senza essergli superiore.