Zeljko Kalac: “A Milanello ti mettevano pressione anche i camerieri, ma in partitella guai a toccare Kaká…”

Zeljko Kalac: “A Milanello ti mettevano pressione anche i camerieri, ma in partitella guai a toccare Kaká…”

L’ex portiere australiano del Milan, in panchina ad Atene il 23 maggio di 13 anni fa, ricorda le stagioni rossonere

di Davide Capano, @davide_capano

Zeljko Kalac, portiere campione d’Europa col Milan nel 2007, intervistato dall’organo di stampa australiano The World Game, ha ripercorso l’esperienza in rossonero. L’arrivo a Milano, gli allenamenti, Gattuso, Maldini, Kaká, Pirlo, Seedorf, Ronaldinho, Totti, Cassano, Ancelotti e l’opinione romantica su San Siro…

“Avevo 32 anni – racconta l’estremo difensore in panchina ad Atene – quando sono andato a Milano, quindi avevo praticamente giocato la mia carriera. Sarei potuto andare alla Fiorentina dove sarei stato il numero uno, ma come avrei potuto dire di no al Milan. Non c’era nemmeno da pensarci. Nel calcio mai dire mai e alla fine ho giocato molte partite (cinquantasei, nda). Vincere la Champions League del 2007 è stato speciale, anche se non ho giocato nella finale contro il Liverpool dopo aver giocato alcune partite fino ai quarti di finale. L’annata è stata un grande successo perché abbiamo anche vinto la Coppa del Mondo per Club e la Supercoppa europea”.

Aneddoti? “La pressione al Milan aumentava durante l’allenamento e dovevi sempre esibirti al 100%. Ogni volta che uscivi da casa per un caffè o un pasto, era importante il modo in cui ti presentavi. Un giorno stavo bevendo un drink nel centro; il cameriere mi si avvicinò e mi disse ‘oggi hai fatto schifo in allenamento’. Mi sono detto ‘come diavolo fa questo tipo a sapere come sono andato’. Poi ho scoperto che parti delle nostre sessioni venivano trasmesse in streaming in diretta per i tifosi ogni giorno. E se non ti esibivi al massimo perdevi rapidamente il rispetto dei fan”.

Un passaggio sui compagni di squadra milanisti: “Gennaro Gattuso? Un ragazzo eccezionale che ha vinto tutto, ma tanto umile e concreto. Il calciatore più influente è stato Paolo Maldini. Quando parlava tutti ascoltavano. Il numero uno come giocatore e leader. Aveva un carattere e una personalità forti. Uomo di alto livello a 360 gradi. Chi non potevi toccare durante l’allenamento era Kaká; dovevamo tenerlo in forma perché poteva vincere delle partite da solo per noi. Tutti erano incredibilmente umili e dovevano anche essere brave persone. Sono stato orgoglioso di compagni di squadra come Andrea Pirlo, Clarence Seedorf e Ronaldinho.

Non manca nemmeno l’elogio di Carlo Ancelotti: “Il miglior allenatore mai avuto. Lavorare con un mister della sua statura, vedere il modo in cui si rapportava con i top player e il modo in cui rendeva felice lo spogliatoio è stato un privilegio e un’esperienza di apprendimento enorme per me”.

Il 39enne Kalac ricorda anche gli avversari più forti affrontati nelle stagioni italiane: “Tanti, ma il migliore Francesco Totti. Era davvero difficile da fermare, specialmente quando lui e Antonio Cassano guidavano l’attacco della Roma”.

Infine una battuta nostalgica su San Siro: “È lo stadio migliore del mondo e non mi interessa quello che dicono tutti gli altri. Quando giochi a San Siro ed è pieno, il rumore e l’atmosfera sono incredibili. Mi fa venire la pelle d’oca anche solo a parlarne adesso”. Zeljko ‘Spider’ ha buon gusto…

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy