Il derby tra Barcellona ed Espanyol non sarà mai una gara come le altre. I Blaugrana corrono forti verso il titolo, con 7 punti di vantaggio sui rivali di sempre del Real Madrid; dall'altro lato i Periquitos non hanno molto da chiedere al campionato, ma uno sgambetto ai concittadini è sempre cosa gradita dalle parti di Cornellà. E il derby catalano non sarà mai una partita come le altre neanche per Ivan de la Peña, fantasista basco che ha diviso la sua carriera tra le promesse solo in parte mantenute in maglia blaugrana e la rinascita con la casacca dei meno celebrati catalani biancoblù.
LA STORIA
Da talento incompiuto del Barcellona a bandiera dell’Espanyol: il derby di Ivan de la Peña


Dalla Cantabria a Barcellona
—A La Masia di talenti ne hanno visti passare eccome. Messi, Xavi, Yamal, sono solo alcuni dei calciatori venuti fuori da una delle scuole di calcio e di vita più famose al mondo. E nel '92 a La Masia è arrivato un talento puro, uno di quelli che anche chi non segue molto il calcio rimarrebbe esterrefatto solo a guardarlo in azione.
Ivan de la Peña viene scelto dagli scout blaugrana dopo aver mostrato i suoi numeri con le giovanili della squadra del suo paese natale, il Racing Santander. Il ragazzo mantiene le promesse, e oltre a mettersi in mostra con le selezioni giovanili della nazionale spagnola, nella stagione 94/95, a soli 19 anni, viene eletto miglior calciatore della Segunda Division Spagnola. Ivan diventa anche un punto fermo dell' Under 21 spagnola, con cui disputa anche la finale degli europei, finale che però vede trionfare l'Italia allenata da Cesare Maldini.
Tutto questo non poteva passare inosservato agli occhi di Johan Cruijff, all'epoca manager dei catalani, che decide di portarlo in prima squadra. "Lo Pelat" - così soprannominato già da ragazzino vista la poca quantità di capelli - lascia il segno già all'esordio. Entra in campo col Valladolid e mette in rete la palla del 2-0. Il pubblico è in visibilio, da La Masia hanno tirato fuori l'ennesimo fuoriclasse. Il suo talento è fuori dal comune, come il suo modo di vedere il campo diversamente da tutti gli altri, tanto da essere soprannominato il "Piccolo Buddha". E Ivan non delude le aspettative: alla prima stagione tra i grandi colleziona 42 presenze, diventando un elemento cardine dei blaugrana, in una stagione che però si chiuderà senza titoli.

Barcellona: ascesa e declino di Ivan de la Peña
—Nella stagione 96/97, oltre al ritorno di Stoichkov, a Barcellona atterra un alieno: è brasiliano, ha 19 anni, e col PSV ha messo a segno 54 gol in 57 presenze. Con l'arrivo di Ronaldo, de la Peña trova la sua dimensione definitiva. Lo spagnolo e i suoi "pase imposible" diventano un arma letale combinati col "fenomeno", l'alchimia tra i due è incredibile. Con Bobby Robson in panchina, il Barcellona vince Supercoppa di Spagna, Copa del Rey e Coppa delle Coppe.

Con l'arrivo di Van Gaal nella stagione successiva, e la partenza di Ronaldo direzione Milano sponda Inter, la storia cambia. Quello che doveva essere l'anno della consacrazione per Ivan diventa il crocevia di una carriera che non sarà mai al livello delle aspettative. Il tecnico olandese predilige un gioco più fisico e veloce, e in questo tipo di schemi la tecnica di de la Peña ha difficoltà ad emergere. Nonostante la stagione termina con il successo in Liga, l'annata di Ivan non è delle migliori. Solo 22 presenze e 2 gol per il fantasista, che decice di migrare altrove, direzione Lazio.
La crisi
—Sergio Cragnotti decide di investire 30 miliardi per portare a Roma il talento basco: secondo il presidente sarà lui il fulcro del gioco della squadra capitolina. Con i 6 miliardi di ingaggio, il contratto de "Lo Pelat" diventa il più alto di sempre in Serie A, secondo solo a Maradona e Ronaldo. Ma come dice la teoria del piano inclinato: "Se mettete una pallina su un piano inclinato la pallina comincia a scendere, e per quanto impercettibile sia l’inclinazione, inizia correre e correre sempre più veloce. Fermarla, è impossibile". E la carriera di Ivan è ormai quella pallina.

Nella prima stagione a Roma il piccolo Buddha non riesce a impressionare Eriksson, che lo lascia spesso in panchina trovando un equilibrio in campo con Stankovic, Almeyda e Nedved. Lo spagnolo disputa solo 15 partite in campionato, e a fine stagione accetta di trasferirsi a Marsiglia. Ma, nonostante il viaggio in Francia, non riesce ad invertire la rotta. Con solo 12 presenze in Ligue 1 ed 1 gol, il talento di Ivan sembra ormai perso. Tenta due ritorni disperati, prima a Barcellona e poi alla Lazio, ma niente da fare. Il de la Peña dei primi anni è soltanto ormai un lontano ricordo, nella testa dei tifosi ma soprattutto nella sua.
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Il ritorno a Barcellona, sponda Espanyol: la rinascita
—Ivan decide di prendere quello che sembra l'ultimo treno a sua disposizione per non finire nel dimenticatoio. Dopo la seconda esperienza alla Lazio, arriva una chiamata da Barcellona, ma da casa Espanyol. Il basco accetta, nonostante questo sia un tradimento verso le sue origini. Con i Periquitos de la Peña rinasce, nel vero senso della parola. In 9 stagioni in biancoblù, lo spagnolo si toglie numerose soddisfazioni: arriva ad indossare la fascia di capitano, riesce a conquistare la Copa del Rey e sfiora anche la vittoria della Coppa Uefa, sfumata solo ai rigori contro il Sevilla.
Il "Pelato" non è più solo il talento inespresso dei tempi della Masia. A Cornellà diventa il riferimento tecnico ed emotivo della squadra, diventando un punto di riferimento dentro e fuori dal campo. Con l'Espanyol trova continuità e centralità nel progetto: finalmente la carriera di Ivan ha preso la strada che tutti - lui compreso - si aspettavano sin dai tempi di Barcellona.
La rivincita: Barcellona-Espanyol
—De la Peña riesce anche a rifarsi un paio di volte contro la sua ex squadra. Nel 2008/09 si rende autore di una vittoria contro i blaugrana, al Camp Nou, mettendo a segno due reti, di cui una addirittura di testa. Ma quella che a Cornellà ricordano con più piacere è un'altra partita. E' il 2006/2007, il Barcellona sta giocandosi la Liga punto a punto contro il Real Madrid di Fabio Capello. I blancos pareggiano a fatica contro il Saragozza, mentre il Barcellona si gioca tutto nel derby contro l'Espanyol.
Al Camp Nou il Barcellona è in vantaggio per 2 a 1, complice anche un gol contestatissimo di Leo Messi. Ma Ivan de la Peña non ci sta, e con il suo compagno di reparto Tamudo - col quale ha trovato un intesa che non trovava dai tempi di Ronaldo il fenomeno - gioca un tiro mancino ai suoi ex compagni. Tamudo al 90° pareggia la gara, a Madrid e Cornellà esultano per quello che nella storia ormai è famoso come il "Tamudazo".

Nel periodo felice a Cornellà Ivan riesce anche a chiudere un altro cerchio, quello con la nazionale spagnola. Dopo il periodo d'oro nelle giovanili, Ivan non era mai riuscito ad ottenere la convocazione con la prima squadra delle furie rosse. Fino a Febbraio 2006, quando Luis Aragones decide di convocarlo per un amichevole contro San Marino. Ivan giocherà solo 5 partite con la nazionale, vero, ma arrivarci dopo le difficoltà incontrate in carriera è una soddisfazione impagabile. Una pallina su un piano inclinato è inarrestabile, "ma per fortuna gli uomini non sono palline: basta un gesto, un’occhiata, una frase qualsiasi a fermare il corso delle cose".
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