La conquista del 21esimo scudetto neroazzurro tra dubbi dei tifosi, un mercato non all'altezza e un'allenatore con sole 13 panchine in serie A.
Una visita tutta da ridere in casa Inter: c'è il grande tifoso Giacomo!
Ci sono trionfi che hanno un sapore diverso. Il popolo neroazzurro lo sa bene, essendo abituato ad alti e bassi da tutta una vita. Il 21esimo scudetto dell'Inter, portato in viale della Liberazione da Chivu e i suoi ragazzi, è uno di quelli. Dal dolore immenso per il finale della scorsa stagione alla gioia per un trionfo arrivato con tre giornate di anticipo, ripercorriamo i momenti più belli della stagione dell'Inter fino alla conquista del 21esimo scudetto.
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Chivu, la scelta divisiva
La fine della stagione 24/25 sembrava il capolinea del gruppo Inter. Fuori in semifinale di Coppa Italia contro i rivali di sempre del Milan, uno scudetto perso punto a punto contro il nemico Antonio Conte e una sconfitta - la più netta della storia delle finali - in finale di Champions League contro i ragazzi terribili del PSG. Il conseguente - e quasi ovvio - addio di Simone Inzaghi ha lasciato tutta la gente di fede neroazzurra in balia delle onde e dei dubbi. La scelta della società di puntare su Cristian Chivu - solo 13 panchine all'attivo in serie A - ancora di più. Soprattutto perchè arrivata dopo un secco no di Cesc Fabregas.L'idea di Marotta e co. di puntare sull'ex terzino di Inter e Roma ha lasciato interdetti la maggior parte dei tifosi. Per molti è sembrata un'idea figlia degli eventi e non di una strategia ben delineata. Il tecnico si è presentato ai microfoni in sala stampa senza paura, consapevole degli ostacoli che avrebbe potuto e dovuto affrontare. In primis, i dubbi dei suoi stessi tifosi.
Il mondiale per club e il mercato
L'avventura di Cristian Chivu sulla panchina neroazzurra è iniziata prematuramente, visto che il primo Mondiale per Club della storia è iniziato a pochi giorni di distanza dalla fine del campionato. La spedizione americana è stato il primo banco di prova per il tecnico romeno. L'idea era quella di iniziare a testare un gruppo cotto da una stagione devastante e iniziare a prendere le misure. L'allenatore ha sin da subito mostrato la sua propensione verso i giovani, non avendo paura a schierare Pio Esposito tra i titolari sin da subito.I neroazzurri sono usciti in maniera prematura perdendo 2-0 contro il Fluminense, ma è nel post-gara che è successo qualcosa di insolito. Il capitano, Lautaro Martinez, si è presentato ai microfoni con un secco: "Chi non vuol star qui, vada via". Dopo di lui il presidente Marotta, con un tentativo goffo di riparare: "Probabilmente si sarà riferito alla situazione Chalanoglou". L'esperienza in America è finita così, con più dubbi di prima.
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La nuova serie A
Alla griglia di partenza, si presentano il Napoli di Antonio Conte fresco campione d'Italia con una rosa nettamente rinforzata, il Milan che ha scelto di affidare le chiavi dell'auto a Massimiliano Allegri con in più Modric e Rabiot (arrivato dopo la prima giornata di campionato), la Juventus con un reparto offensivo rinforzato con gli innesti di David e Openda, guidata da Igor Tudor e la Roma che ha scelto Gasperini come l'uomo della rinascita.L'avvio dei neroazzurri è in linea con il finale della scorsa stagione e il mondiale per club: dopo la netta vittoria per 5-0 contro il Torino, arrivano due sconfitte, una con l'Udinese e l'altra contro i rivali di sempre della Juventus. 3 punti in 9 gare, e il progetto Chivu che sembra destinato ad ancorarsi prima del tempo. L'Inter però torna a vincere, e fa 12 su 12 contro Sassuolo, Cagliari, Cremonese e Roma.
I big match
In casa Inter però c'è un grande problema, che, a detta di tutti, può essere decisivo nella corsa al titolo. I neroazzurri non riescono ad imporsi nelle sfide contro le rivali al titolo. Nel girone di andata contro Juventus, Napoli e Milan arrivano tre sconfitte su tre. La vittoria del titolo passa anche da queste partite.Questo problema delle grandi sfide si ripercuote anche in Champions League: dopo le prime 4 vittorie contro avversarie alla mano, i neroazzurri subiscono 3 sconfitte consecutive contro Atletico Madrid, Liverpool e Arsenal. Non basta infatti la vittoria all'ultima giornata contro il Borussia Dortmund, e i neroazzurri mancano l'accesso diretto agli ottavi di finale.
Dr. Jekyll e Mr. Hyde
In Champions League le cose non proseguono bene. I neroazzurri trovano il Bodo Glimt ai sedicesimi, una squadra completamente alla portata. Ma le notti di Champions League vissute con Simone Inzaghi alla guida sembrano un ricordo lontano, e vengono eliminati grazie ad una doppia sconfitta contro i norvegesi, nonostante le ampie differenze tra le due rose. La conferma della fattibilità della gara arriva nel turno successivo, turno nel quale il Bodo viene eliminato dallo Sporting Lisbona che batte i norvegesi 5-0 in casa.Dall'altro lato però, i neroazzurri si focalizzano completamente sull'obiettivo tricolore: le vibrazioni sono le stesse di due anni prima, anno della conquista della seconda stella. In campionato i neroazzurri sono un rullo compressore. Nelle 14 gare che dividono l'andata e il ritorno contro il Milan, l'Inter conquista 40 punti su 42 a disposizione. La vera svolta della stagione arriva proprio nel periodo più complicato. Di queste 14 gare, due sono contro le rivali Napoli e Juventus.
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Il ritorno di Napoli e Milan
Alla sfida contro i rossoneri, l'Inter arriva con 7 punti di vantaggio. Mancano 10 partite e una vittoria significherebbe - in pratica - scudetto. Allegri però prepara la partita come solo lui sa fare. Dopo qualche minuto, come rivelano i bordocampisti di Dazn, dice ad Estupinian: "Infilati dietro Luis Henrique". Detto fatto, qualche minuto dopo il terzino ecuadoriano scappa alle spalle del brasiliano e infila sotto l'incrocio. Nonostante gli sforzi, l'Inter non riesce a segnare, e il Milan vince l'ennesimo derby.
Si rifanno sotto, per l'ennesima volta in stagione, i fantasmi del passato. Ora l'Inter ha solo 4 punti di vantaggio, e in 9 gare tutto può succedere. Nel frattempo, anche il Napoli ha iniziato ad inanellare una serie di risultati utili consecutivi, e il fiato sul collo arriva da due direzioni. Le due partite successive non aiutano: contro Atalanta e Fiorentina arrivano solo due punti, mentre alcune assenze importanti - Lautaro Martinez su tutti - portano la squadra ad un momento no, fisico e mentale.
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Il rush finale
Napoli e Milan non sembrano riuscire ad approfittare di questo momento di flessione dei neroazzurri, che stremati continuano a dirigersi verso l'obiettivo. Le due gare dopo la Fiorentina sono decisive per le sorti del campionato. Prima la Roma, che si presenta a San Siro con la volontà di fare punti in ottica Champions League. Rientra in campo Lautaro Martinez, e si vede: non passa nemmeno un minuto e il capitano porta in vantaggio la sua squadra. San Siro riabbraccia il suo eroe, ma la partita è di quelle ostiche. Al 40esimo Mancini pareggia i conti, le ombre sono sempre più grandi.Ma Chalanoglou, uno degli altri grandi assenti di questa stagione, inventa una giocata delle sue: un tiro da 40 metri che Svilar non può leggere, è il 47esimo e l'Inter chiude il primo tempo in vantaggio. Il rientro in campo è un tripudio neroazzurro: Lautaro di nuovo, poi Thuram e infine Barella. Il gol di Pellegrini chiude la gara sul 5-2: nel giorno di Pasqua l'Inter è rinata, e lo ha fatto grazie ai suoi uomini chiave.
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Da Parma a Parma
A quattro giornate dalla fine, l'Inter affronta il Parma. Si, proprio il Parma, la prima squadra a dare fiducia a Cristian Chivu e affidargli la panchina di una squadra di serie A. San Siro si veste a festa, l'autobus dei calciatori viene accolto e accompagnato all'ingresso da migliaia di tifosi, che aspettano solo il 90esimo per urlare di gioia dopo le lacrime versate nella scorsa stagione.Di nuovo Thuram, di nuovo nel recupero, l'Inter passa in vantaggio alla fine del primo tempo. Nel secondo tempo è Henrikh Mkytharian a sigillare il risultato con il gol del 2-0. Adesso è realtà: la panchina neroazzurra aspetta in piedi il triplice fischio, Thuram urla "Fischia dai!", i tifosi iniziano ad abbracciarsi. L'Inter si è laureata campione d'Italia per la 21esima volta nella sua storia.
Inter, lo scudetto del tirocinante
Se torniamo a 9 mesi fa, nessuno avrebbe immaginato una vittoria dell'Inter, o perlomeno una vittoria così schiacciante. Con 3 partite ancora da giocare, i neroazzurri hanno gli stessi punti del Napoli che si è laureato campione l'anno scorso, e possono arrivare a 91. Questo nonostante due avversarie nettamente rinforzate rispetto alla scorsa stagione. Due avversarie che hanno avuto la possibilità di preparare il girone di ritorno giocando una volta a settimana.Tutto l'ambiente Inter può togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Cristian Chivu in primis: l'allenatore alla prima esperienza ha infranto numerosissimi record con questa vittoria. Dopo 88 anni un allenatore ha vinto lo scudetto coi neroazzurri dopo averlo vinto da calciatore, e solo Mourinho ha vinto uno scudetto con meno partite su una panchina di serie A rispetto al romeno. Nonostante l'inesperienza, l'ex terzino è stato l'unico allenatore a pronunciare la parola scudetto dal giorno 0. Le sue parole: "Non sono un fesso", gli sono servite per rispondere ad una narrazione per la quale l'Inter era l'unica squadra in corsa per la vittoria, con le avversarie tutte proiettate a conquistare il quarto posto.
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È la vittoria di una squadra che era finita, stando all'opinione pubblica, di un gruppo di calciatori "cotti". E non è un caso se quando sono venuti a mancare i gol di Lautaro Martinez a causa dei suoi problemi fisici, siano arrivati i gol delle altre colonne portanti. Thuram, Chalanoglou, Barella e Dumfries, tutti supportati dagli assist di Dimarco - 18 assist in stagione, per ora - si sono caricati sulle spalle i compagni e li hanno trascinati a conquistare il tanto sognato 21esimo scudetto.
È la vittoria di una dirigenza criticata per una scelta sembrata scellerata ai più e per un mercato non all'altezza di una finalista di Champions League. Marotta, Ausilio e gli altri hanno dimostrato in questi anni di avere una progettualità ben definita, e degli obiettivi ben chiari in mente. Sono riusciti a vincere 3 scudetti con 3 allenatori diversi nonostante le difficoltà economiche in cui versava il club.
Ed è la vittoria dell'allenatore tirocinante, capace di entrare in punta di piedi in uno spogliatoio ferito, aiutare il gruppo a rimettere insieme i cocci dopo un finale di stagione disastroso e fargli ritrovare le giuste motivazioni. Un'approccio diretto e onesto dal momento in cui ha firmato il biennale con i neroazzurri, una ventata di freschezza di cui tutto il club aveva bisogno. E ne avevano bisogno anche i tifosi, ma ancora non lo sapevano. Magari non si ripeterà, o magari si, ma il Chivu allenatore è già entrato nel cuore di tutto il popolo neroazzurro e nella storia del club di viale della Liberazione.
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