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Ci sono derby che si giocano per la supremazia sportiva cittadina. E poi ci sono derby che rappresentano un vero e proprio scontro culturale, sociale e urbanistico. La stracittadina di Madrid appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Quando Real Madrid e Atlético Madrid scendono in campo, non si scontrano solo ventidue giocatori. Ma due visioni del mondo diametralmente opposte, separate da mura invisibili che la geografia della capitale spagnola ha eretto nel corso dei decenni.
Per comprendere a fondo questa rivalità, bisogna prendere in mano la mappa di Madrid e tracciare una linea di demarcazione netta che divide la città in due emisferi. Il Nord opulento e il Sud proletario.
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La casa del Real Madrid è il Santiago Bernabéu, un tempio calcistico incastonato nel cuore pulsante dell'economia cittadina. Lo stadio sorge nel distretto di Chamartín, costeggiando il Paseo de la Castellana, l'arteria stradale più importante e prestigiosa di Madrid, fiancheggiata da grattacieli, banche, ministeri e boutique di lusso.
Storicamente, il Real Madrid è la squadra dell'establishment, della borghesia, dei colletti bianchi e del centro di potere (non a caso, il club porta la corona reale nel suo stemma dal 1920). I tifosi Blancos si concentrano maggiormente nei quartieri ricchi del centro-nord, come Salamanca, Retiro e lo stesso Chamartín. Questa associazione con il ceto benestante e l'atteggiamento imperiale ha portato gli avversari a ribattezzarli Vikingos (Vichinghi), per la loro abitudine di razziare trofei in tutta Europa.
Se si scende verso sud, il paesaggio urbano cambia drasticamente, e con esso il colore del tifo. L'anima dell'Atlético Madrid si è forgiata nel distretto di Arganzuela, sulle rive del fiume Manzanares. Qui sorgeva il leggendario Estadio Vicente Calderón, circondato da fabbriche, birrerie e case popolari. L'Atlético è storicamente la squadra della clase obrera (la classe operaia), dei quartieri periferici del sud come Vallecas (che condivide con il Rayo Vallecano), Carabanchel e Usera.
Il soprannome Colchoneros deriva proprio da questa estrazione umile. Nei primi decenni del Novecento, le maglie a strisce biancorosse venivano realizzate con la stessa tela economica utilizzata in Spagna per foderare i materassi ("colchones"). I tifosi dell'Atlético vengono anche chiamati Indios, non solo per aver tesserato molti giocatori sudamericani negli anni '70, ma anche perché storicamente erano accampati a sud, vicino al fiume, proprio come le tribù indiane nei vecchi film western americani, pronti a dare battaglia all'esercito (il Real).
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Nel 2017, l'Atlético ha salutato il suo amato e decadente Calderón per trasferirsi nel modernissimo Cívitas Metropolitano, situato nel distretto di San Blas-Canillejas, nella zona est di Madrid. Un cambio geografico importante che ha spostato il baricentro del tifo rojiblanco più verso la periferia orientale (vicino all'aeroporto di Barajas), lontano dal vecchio fiume.
Tuttavia, le mura invisibili che separano i tifosi non sono crollate. San Blas rimane un distretto dalla forte impronta popolare e lavoratrice. Lo spirito ribelle, la cultura della sofferenza (il cosiddetto Pupas) e il senso di appartenenza a una comunità che lotta costantemente contro l'onnipotenza dei vicini milionari sono rimasti intatti. Madrid continua a vivere due realtà parallele. La nobiltà del Nord contro il cuore pulsante e fiero del Sud e dell'Est. E ogni derby non è altro che il rinnovo di questo eterno conflitto metropolitano.
Il grande calcio internazionale è sempre più accessibile grazie alle piattaforme di streaming che trasmettono eventi sportivi in diretta.
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