Steve Coppell ha costruito una parte della propria storia a Selhurst Park, dove è tornato più volte. A Manchester City il suo progetto è finito prima ancora di cominciare davvero.

Crystal Palace

Che festa al Selhurst Park! I tifosi del Crystal Palace ballano dopo la vittoria della Conference

Steve Coppell aveva 28 anni quando, nel giugno 1984, diventò allenatore del Crystal Palace. Aveva smesso di giocare da pochi mesi, dopo i problemi al ginocchio che avevano interrotto la sua carriera, e si ritrovò alla guida di una squadra di Football League.Il colloquio con il presidente Ron Noades durò quasi sei ore. Coppell convinse il club e iniziò così un rapporto destinato a diventare uno dei più lunghi nella storia del Palace.

Quel primo periodo sulla panchina si chiuse dopo 442 partite, tra il 1984 e il 1993. In nove anni il Palace conquistò la promozione in First Division, raggiunse la finale di FA Cup nel 1990 e chiuse il campionato al terzo posto nella stagione 1990/91, il miglior piazzamento nella massima serie nella storia del club.

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Coppell avrebbe lasciato Selhurst Park, ma il rapporto con il Palace non sarebbe finito lì. Tornò più volte, ricoprendo ruoli diversi e tornando per altre tre volte sulla panchina della prima squadra. Nel complesso, le sue quattro esperienze da manager avrebbero raggiunto 565 partite.Il Manchester City rappresenta l’altro estremo della sua storia. Nell’ottobre 1996 arrivò a Maine Road con l’idea di costruire una squadra per gli anni successivi. Trentatré giorni dopo rassegnò le dimissioni.

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Il manager del Crystal Palace Steve Coppell firma autografi per i giovani tifosi nella preparazione della finale di FA Cup tra Crystal Palace e Manchester United al Wembley Stadium di Londra, in Inghilterra, intorno al maggio 1990. (Foto di Duncan Raban/Popperfoto via Getty Images)

Palace, la squadra costruita con Ian Wright e Mark Bright

Quando Coppell arrivò a Selhurst Park, il Crystal Palace aveva risorse limitate. Il nuovo allenatore dovette cercare soluzioni anche fuori dai percorsi più abituali. Il club stesso ricorda quella squadra come una formazione costruita con un budget ridotto e con giocatori provenienti anche dal calcio delle categorie inferiori.

Una di queste scelte portò a Ian Wright. Nel 1985 l’attaccante arrivò dal Greenwich Borough, club semi-professionistico, dopo essere stato notato e portato a un provino a Selhurst Park. Coppell lo scelse quando aveva appena 21 anni. Mark Bright sarebbe arrivato poco dopo, dando vita a una delle coppie d’attacco più importanti della storia del club.

La loro prima partita insieme risale al 15 novembre 1986, contro l’Ipswich. Bright segnò al debutto e Wright trovò il pareggio nel finale. Sarebbe stato soltanto l’inizio. Negli anni successivi i due avrebbero segnato complessivamente 232 gol con il Palace.

La promozione in First Division arrivò nel 1989 attraverso i playoff. Il Palace perse 3-1 l’andata della finale contro il Blackburn Rovers, poi ribaltò tutto a Selhurst Park: 3-0 dopo i tempi supplementari e ritorno nella massima serie. Fu l’epilogo di una stagione da 59 partite, allora la più lunga nella storia del club.

Un anno dopo arrivò Wembley.

Il Palace raggiunse la finale di FA Cup dopo una semifinale contro il Liverpool diventata una delle partite simbolo della storia del club: a Villa Park finì 4-3 dopo i tempi supplementari. In finale c’era il Manchester United, la squadra nella quale Coppell aveva trascorso gran parte della sua carriera da calciatore.

Il primo incontro terminò 3-3. Nel replay lo United vinse 1-0. Il trofeo sfuggì, ma quella squadra aveva ormai cambiato la percezione del Palace.

Nel 1990/91 arrivò il terzo posto in campionato, il miglior piazzamento della propria storia nella massima serie. La squadra rimase imbattuta nelle prime dieci giornate e perse soltanto due delle prime venti, mantenendo il terzo posto per gran parte della stagione.

Nello stesso anno arrivò anche la Full Members’ Cup, il primo grande trofeo del club. Nella finale di Wembley il Palace batté l’Everton 4-1 dopo i tempi supplementari: Geoff Thomas segnò il primo gol, l’Everton pareggiò pochi minuti dopo, poi Ian Wright riportò avanti il Palace ai supplementari. Salako firmò il terzo gol della squadra, prima che Wright completasse la propria doppietta e il 4-1 finale.

Quel terzo posto rimane ancora oggi il miglior piazzamento del Crystal Palace nella massima serie. Il club avrebbe avuto la possibilità di qualificarsi per la Coppa UEFA, ma la revoca anticipata del bando europeo imposto al Liverpool tolse al Palace il posto che sembrava destinato alla terza classificata.

La parabola iniziò poi a scendere. Il Palace fu retrocesso nel 1993 e Coppell lasciò l’incarico. Il suo primo periodo aveva prodotto 442 partite: il secondo più lungo nella storia del club, dietro alle 613 gare di Edmund Goodman.

Il Palace senza Coppell durò poco

Selhurst Park, però, non era diventato un capitolo chiuso.Nel giugno 1995 Coppell tornò al Crystal Palace, questa volta come Director of Football. Rimase nell’incarico fino al febbraio 1996. In quel periodo lavorò insieme ai tecnici Ray Lewington e Peter Nicholas, vivendo il club da una posizione diversa rispetto ai nove anni trascorsi in panchina.

Poi arrivò Manchester City.

L’esperienza a Maine Road durò appena 33 giorni. Dopo le dimissioni, Coppell tornò al Palace come Chief Scout. Nel febbraio 1997, dopo la partenza di Dave Bassett, tornò ancora una volta alla guida della prima squadra.Quella volta gli bastarono pochi mesi per riportare il Palace nella massima serie.

Il 26 maggio 1997, a Wembley, il Crystal Palace affrontò lo Sheffield United nella finale dei playoff. La partita rimase sullo 0-0 fino all’89° minuto, quando David Hopkin segnò con un tiro a giro da circa 25 metri. Il gol regalò al Palace la vittoria per 1-0 e la promozione in Premier League e, Coppell era tornato sulla panchina da meno di tre mesi.Il suo terzo periodo da allenatore si concluse nel marzo 1998. Nel gennaio 1999 arrivò l’ultimo ritorno, ancora una volta sulla panchina del Palace. Rimase fino all’agosto 2000, chiudendo così il quarto e ultimo incarico da manager del club.

Quattro periodi da allenatore, intervallati da incarichi dirigenziali. La carriera di Coppell continuava a riportarlo nello stesso posto, anche quando sembrava averne già chiuso il capitolo.

Manchester City, un progetto che doveva durare anni

Nell’ottobre 1996 Coppell lasciò il Crystal Palace per diventare allenatore del Manchester City. Il club era appena retrocesso dalla Premier League e Francis Lee cercava un tecnico capace di riportarlo nella massima serie. Dopo il rifiuto di Dave Bassett, la scelta ricadde su Coppell, che arrivò a Maine Road con un’idea precisa: non una soluzione temporanea, ma una ricostruzione destinata a richiedere tempo.

Alla sua presentazione spiegò di non voler puntare su acquisti di passaggio: cercava giocatori che potessero rimanere nel progetto anche negli anni successivi.

Il debutto arrivò sul campo del Queens Park Rangers e finì 2-2. Quattro giorni dopo il City perse 2-0 contro il Reading. Alla terza partita, invece, arrivò la vittoria per 2-1 sul Norwich City, allora capolista della First Division, davanti a una folla vicina alle 30.000 persone a Maine Road.

Quel pomeriggio avrebbe potuto rappresentare l’inizio della svolta. Per Coppell, però, la pressione legata all’incarico era già diventata evidente. La stessa ricostruzione del Manchester City racconta che, nonostante la vittoria sul Norwich, l’allenatore stava iniziando a sentire il peso delle aspettative attorno a un club di quelle dimensioni.

Sei partite, poi le dimissioni

Dopo il Norwich arrivò la sconfitta interna contro il Wolverhampton Wanderers, 0-1.Il quinto appuntamento fu la trasferta contro il Southend United. Il City vinse 3-2.

La sesta partita fu quella contro lo Swindon Town.Il City perse 2-0 al County Ground. Non ci sarebbe stata una settima partita per Coppell. Durante la pausa internazionale successiva, l’allenatore comunicò a Francis Lee la decisione di lasciare l’incarico.

Coppell era stato nominato il 7 ottobre 1996 e lasciò l’8 novembre 1996: 33 giorni. Il bilancio in campo era di sei partite, due vittorie, un pareggio e tre sconfitte.

La motivazione riguardava la pressione che aveva imposto a se stesso. Nella dichiarazione diffusa dal club, Coppell spiegò che quella pressione lo aveva sopraffatto al punto da impedirgli di svolgere il lavoro come avrebbe voluto e comunicò le dimissioni per motivi personali, su indicazione medica.

Il progetto annunciato poche settimane prima era già finito.

Il Manchester City avrebbe poi affidato temporaneamente la squadra a Phil Neal, prima di nominare Frank Clark nel dicembre 1996. La gestione di Coppell rimane la più breve tra quelle dei manager permanenti del club.

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Dopo Manchester, di nuovo a casa

Dopo le dimissioni dal City, Coppell tornò a Selhurst Park come Chief Scout.

Poi, nel febbraio 1997, tornò ancora una volta in panchina. Il Palace era passato attraverso un’altra stagione difficile e Coppell conosceva già giocatori, ambiente e struttura del club.La promozione contro lo Sheffield United arrivò pochi mesi dopo. David Hopkin segnò all’89° minuto e il Palace tornò in Premier League.

Nel marzo 1998 Coppell lasciò nuovamente la panchina. Nel gennaio 1999 arrivò l’ultimo ritorno come manager.Quella quarta esperienza coincise con un periodo complicato per il club. Coppell guidò il Palace al 14° posto nel 1998/99 e al 15° nel 1999/2000. Il suo ultimo incarico si concluse nell’agosto 2000.

Nel complesso, Coppell ha guidato il Crystal Palace in quattro periodi distinti, per un totale di 565 partite.Al Manchester City, invece, non ci fu un secondo capitolo.

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LONDRA, INGHILTERRA - 21 MAGGIO: Steve Coppell (L) e Sir Alex Ferguson (R) presentano il FA Cup Trophy prima della finale della Emirates FA Cup tra Manchester United e Crystal Palace al Wembley Stadium il 21 maggio 2016 a Londra, Inghilterra. (Foto di Alex Morton - The FA/The FA via Getty Images)

La carriera più lunga e quella più breve

Il dato numerico racconta già molto: 565 partite con il Crystal Palace da allenatore, sei con il Manchester City.

A Selhurst Park, Coppell arrivò a 28 anni e rimase abbastanza a lungo da vedere cambiare una squadra, una società e perfino la propria posizione all’interno del club. Fu allenatore, Director of Football, Chief Scout e ancora allenatore. In mezzo ci furono Ian Wright e Mark Bright, una promozione, Wembley, la Full Members’ Cup e il terzo posto nella massima serie. A Maine Road arrivò invece con un progetto rivolto al futuro. Sei partite dopo era già finita.Forse il dettaglio che riassume meglio questa storia è proprio quello che Coppell disse quando arrivò al City: voleva giocatori che potessero essere ancora lì cinque anni dopo.

Non ebbe nemmeno cinque settimane.

A Selhurst Park il tempo gli permise di costruire, partire e tornare. A Manchester gli bastarono sei partite per capire che quel progetto non avrebbe avuto un seguito.Il contrasto è tutto in due numeri: 565 partite da allenatore del Palace, sei al Manchester City. In mezzo, nove anni a Selhurst Park, una promozione, due finali a Wembley, un trofeo e il miglior piazzamento nella storia del club. Maine Road, invece, rimase il luogo dei 33 giorni. Una parentesi breve, quasi un’interruzione nella traiettoria di un allenatore che a Palace aveva trovato il tempo necessario per costruire la propria storia.

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