A 22 anni la grande partita fra Paula e la leucemia: ha vinto lei e oggi para tutto nella Pink Bari di Serie A

A 22 anni la grande partita fra Paula e la leucemia: ha vinto lei e oggi para tutto nella Pink Bari di Serie A

Paula Myllyoja: una storia di sport e di vita

di Redazione DDD

E’ arrivata a Bari nello scorso mese di agosto per sostituire fra i pali della Pink Bari (Serie A femminile) la giovane Roberta Aprile passata all’Inter. L’hanno presentata come “l’esperta finlandese”. Proprio così, esperta. Molto esperta. Paula Myllyoja conosce molto della vita: “Tredici anni fa ho avuto la leucemia. L’ho combattuta, l’ho vinta e oggi sono una calciatrice professionista che difende la porta della propria nazionale. E non potrei essere più felice”. Paula Myllyoja, portiere della Pink Bari, ha raccontato a Eurosport Italia la sua incredibile storia.

Classe 1984, Paula ha risposto presente alla convocazione con la nazionale finlandese per il Cyprus International Tournament, che vedrà la selezione femminile scandinava opposta Repubblica Ceca, Croazia, Slovacchia, Messico e Thailandia. Per lei un sigillo importante, il riconoscimento dopo una dura lotta. Adesso la numero uno finlandese pensa soprattutto alla salvezza della propria squadra, ma la gioia per la convocazione in Nazionale l’ha spinta ad aprirsi: “Oggi sono in una delle città più belle del mondo, Bari, aspetto che non è mai da sottovalutare. Qui mi sono subito ambientata alla grande e, al momento, sono la giocatrice con il maggior numero di presenze, 16, ovvero l’en plein. Nella mente, però, specie nei momenti di difficoltà, ricordo tutte le battaglie vinte in quel terribile 2007, a partire da quando accusai un malore a bordo di un bus cittadino…”.

Accadeva che Paula, all’epoca 22enne, fosse già una giovane insegnante di Educazione fisica, tra le città di Nokia e Tampere, città di cui Myllyoja difendeva i pali: “All’improvviso mi sentii male su quel pullman. Ebbi un’emorragia cerebrale e, dopo tutte le analisi del caso, mi diagnosticarono una leucemia. Mi dissero che sarebbe già stato difficile guarire e, solo a nominare il calcio, i dottori cambiavano bruscamente argomento. Seguirono le cure di sei mesi, i 5 cicli di chemioterapia, i controlli, tantissimi e scrupolosi. Ma io, all’epoca, ero già tornata in campo. Non riuscivo a stare senza pallone”. Ed oggi eccola qua. Grande Paula, forza Paula sempre.

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