Piccoli Matrix crescono: Usa, Davide Materazzi coniuga calcio e studi in Virginia ad Elkins

Piccoli Matrix crescono: Usa, Davide Materazzi coniuga calcio e studi in Virginia ad Elkins

Il 18enne figlio di Matrix diventa uno studente-atleta in un college di Elkins, nello Stato della Virginia Occidentale

di Davide Capano, @davide_capano

Davide Materazzi, secondo figlio del campione del mondo, decide di andare oltre oceano per giocare e studiare nella famiglia del Davis & Elkins College. Il 18enne si stabilisce a Elkins, piccolo comune degli Stati Uniti d’America situato nella contea di Randolph in Virginia Occidentale.

Padre e figlio alla Bombonera lo scorso ottobre…

Difensore centrale come il padre, dopo due stagioni al Foligno nelle quali ha raccolto 7 presenze tra Serie D ed Eccellenza, Matrix Junior vuole coniugare al meglio gli studi col calcio. Un esempio da sottolineare che mostra la sua robusta personalità.

Chissà se papà Marco si sarebbe mai aspettato questo tipo di percorso per il figlio il 28 ottobre 2001 a Milano, giorno della nascita. Davide, inoltre, è diventato noto anche quando l’ex 23 interista ha raccontato alla Gazzetta dello Sport nell’ottobre 2017 un aneddoto riferito al derby della Madonnina: “Mio figlio Davide è sempre stato così, in tutto: bastian contrario. Quella volta però esagerò. Vigilia di derby, solito appuntamento alla Pinetina: ore 19. Faccio in tempo a passare a una mostra Nike sull’arte del calcio, ci sono anch’io dentro una sfera metallica dove mi avevano messo a palleggiare. ‘Mi accompagni, Davide?’. ‘Sì, papà’. Arrivo davanti alla porta per uscire e me lo trovo così: maglia del Milan addosso, sulle spalle il 23 e la scritta Materazzi. Un regalo che gli aveva fatto Ambrosini, molto divertito quando seppe che si era messo in testa di tifare Milan. ‘No, Davide: oggi con quella maglia non puoi uscire’. Davide, sei anni e mezzo: ‘Non la tolgo. Andiamo, papà’. Tre ore in giro per Milano così, il giorno prima di un derby per noi decisivo: ci giocavamo lo scudetto, anche quella domenica. Fu un incubo, più o meno. Io non sono uno che diventa rosso facilmente, ma quel giorno feci fatica: decine di sguardi che dicevano ‘Materazzi è impazzito’, anche qualche milanista fra l’allibito e il divertito, e io alzavo le spalle senza trovare le parole. Quella maglia di Davide mi mise in difficoltà molto più della famosa maglia ‘per’ Davide e i suoi 5 anni: quella che feci vedere a tutto lo stadio dopo aver segnato di testa nel derby che finì 4-3 (28 ottobre 2006, ndr). Venni espulso e poi alla Disciplinare feci disperare l’avvocato dell’Inter: ‘Spiega che non ce l’avevi con i tifosi del Milan’, si raccomandò. Mi chiesero: perché si è alzato la maglia e ha esagerato così con l’esultanza? Voleva provocare? ‘L’ho fatto perché sono anni che mi cantano figlio di pu*****. E perché l’avevo promesso a mio figlio’. E i 10.000 euro di multa diventarono 5.000”.

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