La Corte federale d'Appello conferma: 4 anni di squalifica all'allenatore che aveva vessato tre ragazze della sua squadra perché isolassero una loro compagna.

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Una storia triste è apparentemente giunta alla sua conclusione. Un allenatore indispettito dalle continue ingerenze del papà di una delle sue giocatrici voleva che la ragazza fosse allontanata il prima possibile dalla sua squadra. Era disposto anche a istigare le sue compagne perché le facessero male e la rendessero indisponibile.

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"Caso" Prato: la sentenza della Corte federale d'Appello

Quanto si è scoperto sul conto dell'allenatore imputato è agghiacciante. Avrebbe rivolto "frasi offensive, irriguardose e lesive della dignità e dell'autostima" oltretutto "contenenti allusioni sessualmente esplicite e di carattere discriminatorio". Inoltre, avrebbe interpellato tre sue calciatrici inducendo loro a procurare un infortunio alla compagna di squadra. La Corte federale d'Appello ha confermato la squalifica di 4 anni già assegnata in primo grado di giudizio.

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TOPSHOT - La centrocampista della Colombia #06 Daniela Montoya e la centrocampista della Colombia #10 Leicy Santos sollevano il trofeo dopo che la Colombia ha vinto il torneo CONMEBOL Nations League Women al termine della partita di calcio tra Paraguay e Colombia allo Stadio Defensores del Chaco di Asuncion il 9 giugno 2026. (Foto di DANIEL DUARTE / AFP via Getty Images)

Teatro della vicenda è stata la città di Prato, in Toscana. Era qui che un allenatore di un club femminile ha provato ad opporsi alle continue richieste del papà di una ragazza, consulente e sponsor della società, circa un maggiore minutaggio da concedere a sua figlia. Fu il 18 novembre 2024 che l'allenatore in questione venne accusato di osservare "una condotta illecita" e di avere specificatamente chiesto alle tre calciatrici "di procurare alla loro compagna di squadra un grave infortunio ('spaccare una gamba')". A seguito del loro rifiuto gli si imputa "di aver chiesto alle medesime calciatrici di isolarla progressivamente dal gruppo squadra per indurla ad abbandonare lo stesso, giustificando tali richieste con la finalità di impedirle di svolgere l'attività sportiva e così di porre termine ad asserite pressioni subìte dal consulente e sponsor della società nonché genitore della predetta calciatrice, affinché quest'ultima venisse schierata come titolare".

L'uomo si dimise da tecnico e si appellò in primo grado a un'altra calciatrice che riportava una testimonianza diversa, ma insufficiente a salvaguardarne la posizione. Stando a quanto raccolto da "La Nazione" e da "Il Tirreno", il presidente - squalificato anche lui per sei mesi, non essendo intervenuto a tutela delle ragazze - si sarebbe detto sorpreso da quanto è emerso sull'allenatore. "Siamo stati noi a segnalare il caso alla giustizia sportiva" ha dichiarato il numero uno del club, confermando la trasparenza del loro operato.

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