Siena è universalmente conosciuta per la magia del Palio, per l'attaccamento viscerale alle proprie Contrade e per quel campanilismo sano che rende unica la Toscana. In una terra così ricca di tradizioni secolari e orgoglio cittadino, c'è un'altra passione che pulsa forte e aggrega centinaia di persone sotto gli stessi colori, ovvero quella per l'Inter. Nascosto, ma neanche troppo, tra i dolci colli senesi, batte infatti un cuore a tinte nerazzurre che si fa sentire sempre più forte. Parliamo dell'Inter Club Siena, orgogliosamente intitolato all'indimenticabile Peppino Prisco.
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A Siena batte un cuore nerazzurro: intervista all’Inter Club ‘Peppino Prisco’

Una realtà rifondata con coraggio e ambizione nel 2020, in un momento non facile per l'aggregazione, e che oggi vanta numeri da record assoluto, avendo appena superato la strabiliante quota di 575 soci. Qui non si tratta semplicemente di ritrovarsi per guardare una partita nei weekend, ma di vivere una vera e propria vocazione fatta di chilometri macinati in autostrada, amicizia vera e un forte radicamento sul territorio. Per farci raccontare questa bellissima storia di tifo puro e impegno cittadino, abbiamo fatto una chiacchierata con Andrea Bruni, presidente del club dal giugno dell'anno scorso, che ci ha aperto le porte della loro sede e del loro mondo.

Nel nome dell'Avvocato: La scelta di Peppino Prisco
—Intitolare un club a Peppino Prisco significa abbracciare una filosofia ben precisa, fatta di amore incondizionato per l'Inter e di una grande ironia. Perché avete scelto proprio lui per il vostro club di Siena?
Questa è una scelta che risale al precedente consiglio direttivo. Io sono diventato presidente il 9 giugno dell'anno scorso, ma ho sposato in pieno questa decisione. Non conosco il motivo esatto che li spinse a scegliere questo nome all'epoca, ma sicuramente Prisco è una figura fondamentale, l'incarnazione vera e propria dell'essere interista. È una filosofia che portiamo avanti con orgoglio, tanto che il 5 dicembre scorso abbiamo organizzato una cena degli auguri con ospiti d'eccezione: Ivano Bordon (che ha presentato il suo libro "In presa alta" insieme a Flavio Ciasca), Alessandro Ravezzani e proprio Luigi Maria Prisco, il figlio di Peppino. È stata una serata bellissima.
Qual è la citazione storica di Prisco che ripetete più spesso tra di voi in sede?
Sicuramente quella sulle strette di mano: "Dopo aver stretto la mano a un milanista corro a lavarmela, dopo averla stretta a uno juventino mi conto le dita". Oppure quella sulle due squadre di Milano: "A Milano ci sono due squadre, l'Inter e la Primavera dell'Inter". Sono frasi storiche, ironia tagliente ma che non scade mai sul personale. Il calcio è fatto anche di questo, di uno sfottò sano. Come dice sempre suo figlio: "Per me c'è solo l'Inter", e questa è la nostra filosofia. La difesa della propria squadra viene prima di tutto.
Se Prisco fosse ancora qui, cosa penserebbe dell'Inter di oggi? C'è un giocatore in particolare che gli starebbe simpatico?
È un mio pensiero personale, i calciatori oggi sono diversi rispetto al passato. Però credo che il giocatore che gli starebbe più simpatico sia Lautaro Martinez. Oltre a essere il capitano, è quello che trascina la squadra e ci mette sempre tanta grinta. Mi piacciono tantissimo anche Barella, Bastoni e Dimarco (soprattutto Dimarco, che dopo l'Euroderby ha preso il microfono sotto la curva a cantare), hanno tutti un po' di interismo dentro. Certo, sono professionisti e un giorno potrebbero anche andare via per offerte importanti all'estero, ma finora non ci hanno tradito e ci hanno regalato grandi soddisfazioni. Però, se devo farti un solo nome per Prisco, dico Lautaro.

Vivere l'Interismo in Toscana
—Siena è una città viscerale, con campanilismi fortissimi (basti pensare al Palio) ed è in una regione in cui c'è una forte presenza di tifoserie storicamente rivali, come la Fiorentina. Com'è rivendicare la propria fede nerazzurra in questo contesto?
In realtà non è così difficile, perché ci sono tantissimi tifosi interisti nel nostro territorio. Pensa che solo quest'anno, come Inter Club Siena, abbiamo raggiunto i 575 soci. E poi ci sono i club vicini: Val d'Arbia ne ha 220, Poggibonsi 320, Torrita oltre 700. Se li sommi, è un numero importantissimo. A Siena c'è una grande cultura sportiva: c'è un Milan Club enorme (che l'anno scorso era tra i più grandi d'Europa con oltre 900 soci) e un Roma Club. Mi dispiace per il Siena Calcio, che attualmente è in Serie D, spero riesca a risalire presto perché la piazza lo merita. La regola d'oro è sempre il rispetto: lo sfottò è bello e giusto, fa parte dello sport, ma bisogna saperlo fare e saperlo accettare, mantenendo sempre il rispetto per le altre tifoserie, comprese le tante della Fiorentina che ci sono in zona.
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La sede e l'impegno sociale sul territorio
—Oltre a ritrovarvi per le partite, il vostro club è un punto di riferimento sociale per Siena? Organizzate eventi o iniziative che coinvolgono la cittadinanza?
Assolutamente sì. Siena è la città del Palio e io stesso sono un contradaiolo. Quando organizziamo i nostri eventi, lo facciamo sempre con grande attenzione per non sovrapporci o disturbare le attività delle 17 Contrade, anche perché i nostri soci provengono da tutte le Contrade di Siena. Durante questa annata ci siamo dati molto da fare sul fronte sociale. Il 22 novembre abbiamo organizzato un Memorial Benefico con un torneo di calcio a 8 in memoria di Michele, un nostro socio scomparso due anni fa (mio padre); successivamente abbiamo fatto una cena nella Contrada della Torre e l'intero ricavato è stato donato alla Mensa dei Poveri di Siena. Il 27 febbraio ci siamo poi ritrovati la mattina presto all'Ospedale cittadino e, come club, siamo andati a donare il sangue tutti insieme. Infine, l'8 marzo, in occasione di una partita contro il Milan, abbiamo organizzato in sede una cena con lotteria per il Progetto Uganda: tutto il ricavato è stato destinato a un orfanotrofio in Uganda per l'acquisto di beni di prima necessità, grazie a Francesco Taddeo, un nostro socio che si reca spesso laggiù.
Quando è nato il club e dove vi riunite?
—Il club è stato rifondato nel 2020. A Siena città l'Inter Club mancava da tantissimi anni, c'erano solo nei paesi limitrofi. L'ex presidente Francesco, insieme a Luigi e Niccolò, ha avuto il merito di farlo rinascere. Si parte dal basso: l'anno scorso eravamo 300 soci, proprio ieri abbiamo toccato quota 575. La nostra sede è al Circolo della Coroncina, in Via Cassia Sud 122. Abbiamo due sale con due maxischermi. Organizziamo cene per le partite della domenica e per la Champions League, grazie a dei ragazzi in cucina che sono bravissimi. La soddisfazione più grande è vedere generazioni diverse, dai signori di 75 anni ai bambini di 10, che esultano tutti insieme.
I chilometri per la maglia: le trasferte
—Da Siena a Milano ci sono circa 350 chilometri. Come gestite le trasferte per San Siro?
La strada è lunga, ma la passione è più forte. Quest'anno abbiamo organizzato il pullman da Siena per ben 10 partite casalinghe. Delle trasferte in pullman si occupano 4 ragazzi del direttivo che sono bravissimi. Molti di noi, me compreso, sono abbonati. Quando andiamo su in pullman non sentiamo il peso del viaggio: organizziamo lotterie, pranziamo insieme, i ragazzi in fondo cantano e scherzano. Come dico sempre ai soci: il viaggio in pullman tra amici è la torta, la partita è la ciliegina. Non sai mai se vincerai o perderai, ma il tempo passato con amici che magari non vedi da un mese ripaga di tutto. Anche se finita la partita si rientra subito e il giorno dopo si va a lavorare.
Qual è la trasferta vissuta insieme che vi portate di più nel cuore?
A livello di club, senza dubbio l'Euroderby di Champions vinto con il gol di Lautaro. È stata un'emozione indescrivibile. In quell'occasione, non avendo organizzato il nostro pullman, ci siamo aggregati all'Inter Club di Monsummano. Questa è un'altra cosa bella: c'è una grande rete in Toscana, quando non riempiamo noi ci appoggiamo ai club di Arezzo o Monsummano e si viaggia insieme.
L'atmosfera in sede e la scaramanzia
—Per chi non va allo stadio, qual è l'atmosfera nella vostra sede durante i big match? Siete tipi scaramantici?
C'è di tutto! Abbiamo un gruppo storico di 15 persone che sono fantastici: hanno le loro postazioni fisse e guai a chi gliele tocca. Io, ad esempio, quando non sono allo stadio giro nervosamente per le stanze e non riesco a stare fermo. C'è chi se ne sta al bar perché non ha il coraggio di guardare lo schermo, chi rimane immobile, chi per scaramanzia non si toglie nemmeno il giubbotto. Ricordo la partita di quest'anno in casa col Verona, vinta all'ultimo secondo: la sede è esplosa, c'era gente a terra, gente in piedi, chi urlava. Ma la cosa più gratificante me l'ha scritta un socio sul gruppo WhatsApp poco tempo fa: "Si può vincere, si può perdere o si può pareggiare... ma vedere le partite con voi in sede è bellissimo". Questo è il vero significato di avere un Inter Club.

Oltre il 90esimo: l'essenza del tifo che fa del bene
—Le parole di Andrea Bruni ci restituiscono la fotografia perfetta di cosa significhi vivere il calcio con genuinità, aggregazione e amore disinteressato. L'Inter Club Siena "Peppino Prisco" non è semplicemente un ritrovo dove esultare o soffrire per una partita di cartello, ma una vera e propria famiglia allargata che macina chilometri in pullman e tramanda di generazione in generazione quell'ironia intelligente e quell'amore incondizionato che l'Avvocato Prisco ha sempre incarnato.
Ma ciò che merita i complimenti più grandi è lo straordinario impegno concreto che questa realtà porta avanti al di fuori del rettangolo di gioco. Le iniziative benefiche costanti, il sostegno fondamentale alla Mensa dei Poveri di Siena, la mobilitazione per la donazione di sangue in ospedale e lo sguardo rivolto fino in Uganda per l'acquisto di beni di prima necessità, dimostrano un'attenzione al tessuto sociale davvero encomiabile. Sono queste azioni nobili che fanno onore al presidente, al direttivo e a tutti i soci, trasformando il tifo calcistico in un meraviglioso strumento di solidarietà pratica. Un pezzo di Milano che batte fortissimo nel cuore della Toscana, a dimostrazione che la vera, grande anima dello sport non conosce confini.
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