Due punti contro Uruguay e Capo Verde non sono bastati all'Arabia Saudita per superare l'ostacolo dei gironi: rivoluzione in federazione
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L'avventura dell'Arabia Saudita ai Mondiali si è chiusa con un bilancio gravemente insufficiente, innescando immediate ripercussioni ai massimi livelli della Federazione. Nella serata di domenica, il presidente della Federazione calcistica saudita (SAFF), Yasser Al-Misehal, ha ufficializzato le proprie dimissioni, mettendo la parola fine al suo mandato dopo ben sette anni di presidenza.
Le conseguenze di un Mondiale opaco
La notizia del suo passo indietro arriva come conseguenza diretta e inevitabile della prematura eliminazione della nazionale asiatica dal torneo iridato. Il percorso dei sauditi si è interrotto nella fase a gironi, con il pareggio finale con Capo Verde che ha sancito l'eliminazione. I numeri della competizione fotografano una prestazione inequivocabile: con un totale di soli due punti conquistati, l'Arabia Saudita si è classificata all'ultimo posto del Gruppo H.
Di fronte all'evidenza dei risultati, il vertice della SAFF non ha cercato alibi. Il presidente uscente ha manifestato una profonda amarezza per l'epilogo del torneo, senza mezzi termini: "Un risultato che non è all'altezza delle nostre ambizioni collettive e mi assumo la piena responsabilità di questo fallimento".
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L'Arabia Saudita al Mondiale
Dal punto di vista statistico, il disastro del 2026 conferma una tendenza storicamente negativa per la nazionale saudita. La squadra si era presentata al nastro di partenza per disputare il suo terzo Mondiale consecutivo, segnando la settima partecipazione complessiva nella storia del Paese. Tuttavia, lo scoglio della fase a gironi si è dimostrato ancora una volta invalicabile: l'Arabia Saudita è sempre uscita al primo turno in tutte le edizioni a cui ha preso parte, registrando come unica eccezione l'ormai lontano torneo del 1994, quando la selezione riuscì a spingersi fino agli ottavi di finale.
Il rendimento dei Falcons è stato fortemente condizionato dall'instabilità tecnica creatasi a ridosso del torneo. L'esonero del commissario tecnico Hervé Renard, allontanato dalla panchina ad appena due mesi dal fischio d'inizio dei Mondiali, ha inevitabilmente pesato sull'equilibrio e sulle prestazioni della squadra, compromettendo una spedizione che si è conclusa ora con le inevitabili dimissioni del suo massimo responsabile federale.
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