Dal debutto con Antić al ritorno con Paunović: il numero 10 ritrova Monaco, dove la sua storia con la Serbia sembrava essersi chiusa.
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Il 25 giugno 2024 Dušan Tadić entrò all’Allianz Arena al 46’ di Serbia-Danimarca. La squadra di Dragan Stojković aveva bisogno di vincere per restare a Euro 2024, ma la partita terminò 0-0 e i serbi lasciarono il torneo con appena due punti. Per Tadić era la presenza numero 111 in nazionale. Il 18 luglio annunciò il ritiro e Monaco rimase legata all’ultima immagine della sua lunghissima storia con la maglia del proprio Paese. Sembrava una conclusione piuttosto semplice da registrare: sedici anni di Serbia, il record di presenze, la fascia da capitano e poi l’addio. Il calcio ha impiegato poco più di due anni per complicarla.
Tadić è tornato a settembre, ha indossato nuovamente la fascia e ha portato il record a 113 partite. Il prossimo appuntamento aggiunge alla vicenda una coincidenza difficile da ignorare: il 1° ottobre la Serbia affronterà la Germania proprio all’Allianz Arena. Lo stesso stadio in cui la sua storia in nazionale sembrava essersi fermata.
Da Antalya a Lisbona, passando per gli anni dell’attesa
Bisogna tornare al 14 dicembre 2008 e ad Antalya, dove la Serbia di Radomir Antić affrontava la Polonia in amichevole. Tra i giocatori chiamati dal ct c’era un ventenne della Vojvodina nato a Bačka Topola, Dušan Tadić. Giocò il primo tempo e venne sostituito da Darko Lazović. Antić stava costruendo la squadra che avrebbe conquistato la qualificazione al Mondiale del 2010 e Tadić non era ancora uno dei suoi uomini: in Sudafrica, dove la Serbia riuscì anche a battere la Germania, non ci sarebbe stato.La nazionale nella quale avrebbe trovato spazio con maggiore continuità fu molto meno stabile. Antić lasciò, poi arrivarono Vladimir Petrović, Siniša Mihajlović, Ljubinko Drulović, Dick Advocaat e Radovan Ćurčić. Il primo gol di Tadić arrivò il 12 settembre 2012, nel 6-1 inflitto al Galles a Novi Sad, ma quella generazione non riuscì a qualificarsi al Mondiale del 2014. Due anni dopo la Serbia rimase fuori anche da Euro 2016. Nei club, intanto, Tadić aveva lasciato la Vojvodina per l’Olanda e stava costruendo tra Groningen e Twente la carriera che lo avrebbe poi portato in Premier League e all’Ajax. A riportare la Serbia a un grande torneo fu Slavoljub Muslin.
La qualificazione a Russia 2018 arrivò vincendo il girone davanti all’Irlanda, ma nemmeno quel risultato impedì un nuovo cambio in panchina: Muslin lasciò l’incarico prima della fase finale e al Mondiale la squadra si presentò con Mladen Krstajić. Tadić giocò tutte e tre le partite. Dopo la vittoria sulla Costa Rica arrivarono le sconfitte contro Svizzera e Brasile e l’eliminazione al primo turno. Otto anni erano serviti per tornare al Mondiale; tre partite bastarono per tornare a casa.
A quel punto il ragazzo entrato in nazionale ai tempi di Antić era diventato uno dei riferimenti della squadra. La fascia da capitano passò stabilmente sul suo braccio e il rapporto tecnico con Aleksandar Mitrović divenne uno dei tratti più riconoscibili della Serbia. La serata più importante arrivò il 14 novembre 2021, allo stadio da Luz di Lisbona. Il Portogallo doveva difendere il primo posto nel girone e passò in vantaggio dopo appena due minuti con Renato Sanches. Tadić pareggiò al 33’, poi la partita rimase in equilibrio fino al 90’, quando un suo pallone dalla sinistra raggiunse Mitrović sul secondo palo: colpo di testa, 2-1 e qualificazione diretta al Mondiale. Quella sera la Serbia evitò i playoff e si prese il Mondiale direttamente a Lisbona. Tadić ne era capitano, uomo-assist e riferimento tecnico. Il Qatar, dodici mesi dopo, avrebbe ridimensionato rapidamente quell’entusiasmo.
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Tadić arrivò all’Europeo da primatista. Il 25 marzo 2024, contro Cipro, aveva raggiunto quota 106 e superato Branislav Ivanović in testa alla classifica delle presenze con la nazionale serba. In Germania, però, il torneo prese subito una direzione complicata. Stojković lo lasciò inizialmente in panchina contro l’Inghilterra e dopo la sconfitta per 1-0 il capitano disse pubblicamente di ritenersi il miglior giocatore della squadra e di pensare che avrebbe dovuto cominciare la partita dall’inizio, precisando poi di non aver voluto mancare di rispetto ai compagni. Giocò contro la Slovenia e poi contro la Danimarca. A Monaco arrivarono lo 0-0, l’eliminazione e quella presenza numero 111 che poche settimane più tardi avrebbe assunto il valore di un congedo.
L’addio, Paunović e una porta rimasta aperta
Il comunicato del 18 luglio sembrava mettere ordine alla vicenda. Tadić annunciò che non avrebbe più giocato per la Serbia e tornò anche sulle tensioni dell’Europeo, ribadendo di aver espresso il proprio pensiero senza l’intenzione di offendere allenatore o compagni. Aveva 35 anni, il record di presenze e una carriera internazionale abbastanza lunga da non rendere necessario cercare altre spiegazioni. La nazionale avrebbe continuato senza di lui.È andata diversamente. Quando nel 2026 Veljko Paunović ha preso in mano la Serbia, il nome di Tadić era ancora presente nelle conversazioni attorno alla squadra. Il giocatore ha raccontato alla federazione di essere stato cercato anche in precedenza e di non essersi sentito pronto a tornare. Nel frattempo aveva lasciato gli Emirati Arabi ed era rientrato nel calcio europeo con il NEC Nijmegen. Questa volta, dopo i colloqui con Paunović, la risposta è cambiata.
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Il ritorno in campo è stato immediato. Contro la Grecia, il 24 settembre, Tadić è partito titolare e con la fascia al braccio. Al 4’ ha servito ad Andrija Živković il pallone dell’1-0, prima che Christos Tzolis e Anastasios Douvikas ribaltassero la partita nella ripresa per il 2-1 finale.
Tre giorni più tardi, contro i Paesi Bassi, Paunović lo ha mandato in campo nell’intervallo al posto di Sergej Milinković-Savić. Luka Jović ha risposto momentaneamente al vantaggio di Mexx Meerdink, poi l’attaccante olandese ha segnato ancora per il definitivo 2-1. Quella sera Tadić ha raggiunto la presenza numero 113.
Il ritorno, però, è arrivato dentro una Serbia ancora incompleta: due partite, due sconfitte e parecchio lavoro ancora da fare per Paunović. Il ct sta ancora scegliendo gerarchie e uomini, mentre i primi risultati non gli hanno dato tempo per lavorare in tranquillità. Il capitano che ha conosciuto molte delle versioni precedenti della nazionale è tornato proprio mentre ne sta nascendo un’altra.
Il 1° ottobre ci sarà la Germania. L’Allianz Arena è lo stesso stadio in cui Tadić aveva giocato la sua 111ª partita prima di lasciare la nazionale. Stavolta ci arriverà da recordman richiamato dopo due anni, dentro una Serbia con un altro allenatore e nuove gerarchie. Nel dicembre 2008 aveva vent’anni quando Antić lo mandò in campo contro la Polonia ad Antalya. Da allora ha visto la Serbia mancare due grandi tornei consecutivi, tornare ai Mondiali, conquistare finalmente un Europeo e ricominciare più volte.
Il 25 giugno 2024 Monaco aveva fissato il numero a 111. Giovedì 1 ottobre Tadić torna nello stesso stadio con 113 presenze.
Se Paunović lo utilizzerà contro la Germania, sarà la numero 114.
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