Nata a Copenaghen nel 1919, portata nelle Isole Faroe via mare e riconosciuta ufficialmente nel 1948: Merkið, una bandiera diventata simbolo dell'arcipelago
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Venerdì 2 ottobre alle 20.45 le Isole Faroe ospitano la Slovacchia nella fase a gironi della Nations League. Gli sopiti, a punteggio pieno, sono in testa al Gruppo C3, ma i padroni di casa ancora imbattuti cercano una vittoria dopo il pareggio casalingo per 1-1 contro il Kazakistan seguito da un altro 1-1 contro la Moldavia. La partita offre anche l'occasione per raccontare uno dei simboli più importanti per i faroesi e la loro Nazionale: Merkið, la bandiera bianca con la croce rossa bordata di blu.
Questa bandiera è molto più di un semplice pezzo di stoffa: la sua storia ha inizio a Copenhagen, nel 1919, grazie all'iniziativa di tre studenti faroesi. Dopo essere stata cucita nella capitale danese, sbarcò nell'arcipelago, dove venne issata per la prima volta a Fámjin. Fu l'inizio di un lungo viaggio, passato anche attraverso il mare, sulle navi faroesi, fino al riconoscimento ufficiale nel 1948.
La bandiera degli studenti faroesi a Copenhagen
Nel 1919 tre studenti originari delle Isole Faroe, Jens Oliver Lisberg, Janus Øssursson e Thomas Pauli Dahl, decisero di disegnare una nuova bandiera. Il modello era quello delle altre bandiere nordiche, con la croce decentrata e i colori bianco, rosso e blu che richiamavano la Norvegia e l'Islanda.
A cucire il primo esemplare fu Ninna Jacobsen, un'altra giovane faroese a Copenhagen. Il 2 marzo 1919 la nuova bandiera fu presentata a una festa del Føroyingafelag, l'associazione dei faroesi nella capitale danese. Poco dopo ne fu realizzata un'altra, a grandezza naturale dalla Nordisk Fane - og Flagfabrik.
La prima volta che Merkið sventolò all'aria aperta fu ancora a Copenhagen, dalla finestra della residenza universitaria Regensen. Ma quel pezzo di stoffa, il cui nome significa proprio "il segno" o "la bandiera", non era destinato a rimanere in Danimarca.
Da Copenhagen a Fámjin: il viaggio verso casa
Qualche mese dopo, Jens Oliver Lisberg tornò nelle Isole Faroe per l'estate e portò con sé quella che veniva chiamata un po' da tutti "Studentaflaggi", la bandiera degli studenti. Il 22 giugno 1919 Merkið sventolò per la prima volta nel cielo faroese, a Fámjin, nell'isola di Suðuroy, paese natale di Lisberg. Il primo esemplare è ancora lì, custodito nella chiesa, come un tesoro portato da lontano.Da quel momento, iniziava un'altra partita. O meglio, il suo secondo tempo. Negli anni Venti e Trenta, la nuova bandiera diventò sempre più popolare, anche se il suo utilizzo continuava a non essere riconosciuto ufficialmente. Erano soprattutto i marinai a portarla in mare, contribuendo a farla diventare un vessillo riconoscibile anche fuori dall'arcipelago.
Nonostante le autorità danesi cercassero di scoraggiarne l'uso, nel 1923 la nave Neptun fu la prima a navigare battendo bandiera faroese.
Il mare, la guerra e il riconoscimento di Merkið
Il 9 aprile 1940 la Germania nazista occupò la Danimarca e, pochi giorni dopo, le Isole Faroe furono occupate dalle truppe britanniche. Con l'occupazione tedesca, la bandiera danese non poteva più essere utilizzata sulle navi faroesi.
Così, il 25 aprile 1940, dalla radio britannica arrivò l'indicazione che le navi faroesi avrebbero dovuto navigare sotto Merkið. Ancora oggi quella ricorrenza viene festeggiata nelle isole come il Flaggdagur, la giornata della bandiera. Nel 1948, con la legge sull'autogoverno delle Isole Faroe, finalmente la bandiera venne riconosciuta ufficialmente come simbolo nazionale.
Quello delle Isole Faroe è una nazione piccola e ancora giovane, ma non per questo meno fiera. Molti dei giocatori della sua Nazionale lavorano anche come impiegati, operai o elettricisti per mantenersi, e soltanto dal 1992 partecipano alle competizioni europee. Eppure, quasi ogni villaggio ha un campo da calcio. E mentre si apprestano ad affrontare la Slovacchia da imbattuti, i faroesi cercheranno di sfruttare la stessa ostinazione con cui hanno scelto la propria bandiera.
Per semplificare, si potrebbe chiamarla "fattore campo".
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