Il miglior arbitro africano del 2025, il somalo Omar Abdulkadir Artan, è stato respinto all'aeroporto di Miami nonostante i visti regolari. Un caso controverso che rischia di travolgere la FIFA
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A poche ore dal fischio d'inizio della rassegna iridata, scoppia l'ennesimo scandalo extra-campo. Questa volta il protagonista è Omar Abdulkadir Artan, fischietto somalo insignito del premio di miglior arbitro del continente africano nel 2025. Il direttore di gara ha raccontato al New York Times la disavventura vissuta all'aeroporto di Miami, dove è stato trattenuto dalle autorità statunitensi per ben undici ore prima di vedersi clamorosamente negare l'ingresso nel Paese. Rientrato forzatamente a Istanbul, Artan ha sfogato tutta la sua amarezza: "Avevo i documenti giusti, avevo il visto giusto. Sono profondamente deluso". Un colpo durissimo dal punto di vista umano e professionale, che cancella anni di sacrifici per raggiungere l'apice della carriera: "Sono soltanto un arbitro che ha cercato di realizzare il sogno più grande della sua carriera: partecipare a una Coppa del Mondo".
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L'interrogatorio e i sospetti legati al Paese d'origine
La dinamica del fermo lascia non poche perplessità. L'arbitro ha confermato di aver esibito tutte le carte in regola per poter varcare i confini americani, dalla documentazione ufficiale fornita dalla FIFA fino alle prove tangibili della sua continua attività a livello internazionale. "Avevo tutti i documenti necessari e un visto regolarmente rilasciato", ha ribadito con forza. Durante l'infinito blocco aeroportuale, tuttavia, le autorità di frontiera lo avrebbero incalzato con domande per nulla legate al calcio. Al centro dell'interrogatorio ci sarebbero state questioni riguardanti l'attuale situazione politica della Somalia e l'attività del gruppo jihadista Al Shabab. Un focus investigativo che ha portato il fischietto africano a trarre una triste e inevitabile conclusione personale: "Credo che abbiano un problema con il mio Paese".
Le restrizioni governative e la bufera sulla FIFA
L'esclusione forzata di Artan non è un fulmine a ciel sereno nel complicato scacchiere burocratico americano, considerando che la Somalia rientra nell'elenco delle nazioni colpite dalle severe restrizioni all'ingresso introdotte in passato dall'amministrazione Trump. Se da una parte il fischietto ha incassato l'immediata e forte solidarietà di tutte le principali istituzioni sportive del suo Paese, dall'altra monta un'indignazione feroce nei confronti della FIFA. La massima organizzazione calcistica internazionale è ora nell'occhio del ciclone, accusata di non aver saputo tutelare i propri ufficiali di gara e di non aver gestito preventivamente una situazione diplomatica che si sta rapidamente trasformando nell'ennesimo, gigantesco caso controverso di questo avvio di Mondiale.Dans une interview accordée au « New York Times », Omar Artan, l'arbitre somalien refoulé à la frontière, a expliqué avoir été interrogé pendant 11 heures à son arrivée sur le sol américain en vue de la Coupe du monde.
— L'Équipe (@lequipe) June 9, 2026
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