derbyderbyderby calcio estero Pato ricorda l’arrivo al Milan: “Ancelotti mi fece capire il rispetto”

Il RACCONTO

Pato ricorda l’arrivo al Milan: “Ancelotti mi fece capire il rispetto”

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L'ex calciatore ha raccontato le sensazioni provate quando, per la prima volta, ha varcato la soglia di Milanello
Gianmarco Inguscio
Gianmarco Inguscio Collaboratore 

Alexandre Pato ha scritto pagine di storia indelebili durante le sei stagioni vissute al Milan. Con i rossoneri ha vinto soltanto uno Scudetto e una Supercoppa Italiana nella stagione 2010/2011, ma ancora oggi viene ricordato per le sue giocate di pura classe e il suo talento naturale. Ed è stato proprio il suo talento a portarlo a Milanello quando aveva ancora 17 anni.

Fu grazie a quel momento che l'attaccante brasiliano conobbe quelle che poi sarebbero diventate le bandiere di quella squadra, come Maldini, Nesta, Pirlo, Gattuso, Seedorf, Kakà e tanti altri. Il calciatore, oggi ha trentaseienne, ha lasciato il calcio giocato la scorsa estate e ha deciso di raccontare al The Athletic alcuni aneddoti del suo arrivo al Milan.

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Milan, Alexandre Pato racconta il suo primo giorno in rossonero

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L'ex calciatore dei rossoneri racconta a The Athletic, un momento decisivo al momento del suo arrivo: "Quando sono entrato in mensa, Ancelotti ha chiesto a tutti di alzarsi in piedi. Tutti i giocatori sono venuti da me a porgermi il loro saluto. In quel momento ho capito cosa significa il rispetto, perché puoi essere anche il miglior giocatore del mondo, ma la regola fondamentale è restare umili. Avere rispetto di tutti è fondamentale".

Poi ha aggiunto: "Al Milan si trattava di una vera famiglia, non era solo una squadra che giocava a calcio". Ed è proprio in merito all'importanza del gruppo che il brasiliano ha spiegato: "Per questo motivo quella squadra è stata in grado di vincere tutto. Quando scendevi in campo, vedevi il livello di allenamento di tutto e capivi che bisognava fare lo stesso".

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Pato: "Squadra di leggende"... continua il racconta dell'attaccante brasiliano

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Ma non è tutto, perché l'ex calciatore ha anche raccontato il clima che si respirava nello spogliatoio: "Era una squadra di vere leggende, giocatori con cui avevo giocato alla PlayStation. Nello spogliatoio avevo Maldini alla mia destra e di fronte a me, Kakà e Ronaldo. Mi hanno anche paragonato a Ronaldo, ma io non mi sono mai sentito come lui, all'epoca mi allenavo perché amavo giocare e avevo al mio fianco i giocatori più forti del mondo".

Nonostante la sua carriera sia iniziata a gonfie vele, Pato ha dovuto fare spesso i conti con gli infortuni: "Sono un aspetto molto difficile in questo sport, ma il desiderio di tornare in campo è sempre vivo, però, ad un certo punto non ho più creduto in me, perché ne subivo troppi nel giro di poco tempo".

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