Dopo aver ammesso di aver scommesso partite che arbitrava, Mike Dean ha recentemente dichiarato di non avere rimpianti per ciò che ha fatto durante la sua carriera.
Lui chi è? L'arbitro Mike Dean e lo sconosciuto uomo degli sponsor al centro del campo...!
Mike Dean torna a parlare dopo le controverse dichiarazioni rilasciate nel podcast di Jamie Vardy, nelle quali aveva raccontato alcuni particolari del suo passato da arbitro in Premier League. L'ex direttore di gara inglese ha affrontato nuovamente l'argomento durante un'apparizione a Soccer Saturday, provando a fare chiarezza sulle sue parole e ribadendo di non avere rimpianti per la propria carriera.
"In passato, ovviamente prima del VAR, tra arbitri scommettevamo su quanto tempo potevamo restare senza fischiare durante la partita. Una volta siamo riusciti a resistere fino a 25 minuti perché a ogni contatto facevamo sempre correre", queste le sue parole, che hanno lasciato di stucco anche i membri del podcast, oltre che tifosi e club di tutto il mondo.
Mike Dean prova a recuperare dopo le recenti parole
Intervenuto in diretta su Sky Sports, l'ex arbitro ha spiegato che il suo approccio consisteva nel lasciare giocare il più possibile, mantenendo una soglia di intervento elevata: "Come arbitro, la mia soglia di tolleranza è sempre stata alta. Non fischiare falli o, al massimo, concederne il minor numero possibile. Se potevo far sì che il gioco scorresse fluidamente, lo facevo".
Ha poi continuato cercando di giustificare le sue recenti dichiarazioni: "Ovviamente questa settimana ho detto qualcosa che è stata interpretata in modo un po' inappropriato. Credo che avrei potuto esprimermi meglio, ma si impara dagli errori e spero che possiamo lasciarci tutto alle spalle".
Ha proseguito: "È uno di quei commenti che, se potessi tornare indietro, non direi, ma ormai è stato detto ed è di dominio pubblico. Non posso farci più nulla".
Successivamente, sul suo profilo Instagram, ha scritto: "Durante i miei 25 anni come arbitro professionista, ho sempre applicato le regole del gioco al meglio delle mie capacità. Il mio approccio come arbitro è sempre stato quello di lasciare che il gioco scorresse e, quando possibile, ho preferito applicare una soglia di tolleranza elevata per il contatto, cosa che i giocatori apprezzavano. Tuttavia, se vedevo un fallo che richiedesse un intervento adeguato, lo fischiavo correttamente. In nessun momento è stata mia intenzione mettere in discussione, criticare o minare l'integrità dell'arbitraggio in questo paese".
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