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Sabato 21 Marzo avrà luogo uno degli incontri più evocativi della Liga Spagnola, Siviglia contro Valencia. Le due squadre - tra le più blasonate del calcio spagnolo - si sfideranno al Ramón Sánchez Pizjuán in una delle partite più sentite dell'intero campionato. Quest'anno entrambi i club non se la passano benissimo: Valencia a 32 punti, Siviglia a 31, a pochi punti di distanza dalla zona retrocessione. Ma dietro questa partita c'è molto altro. Dalla Paella al Flamenco, da Las Fallas a la Semana Santa, entrambi i club hanno legami indissolubili con le città di appartenenza, legami che si riflettono fuori e dentro il campo da calcio.
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Basta guardare come si colora il Ramón Sánchez Pizjuán per capire come si vive a Siviglia, e non solo il calcio. Per quanto i colori sociali dei rojiblancos siano appunto il rosso e il bianco, nello stadio c'è una predominanza assoluta del rosso. Il rosso, il colore della passione. E quando si pensa alla passione non si può che pensare al Flamenco, la danza tipica tradizionale andalusa che, nata proprio a Siviglia, è diventata Patrimonio Unesco.
Gli andalusi sono appunto passionali, sentimentali, e questo si riflette non solo nel Flamenco, ma in tutti i rituali che hanno reso la città meta turistica per eccellenza. Famosa in tutto il mondo è diventata anche la Semana Santa: nella Settimana Santa appunto, 59 confraternite sfilano con i loro carri sacri nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo. E lo fanno accompagnati da la Saeta, un canto, quasi un inno, che la gente fa risuonare dai balconi durante le sfilate. Dopo solo due settimane dalla Semana Santa c'è poi la Feria de Abril, nella quale tutta la gente si riunisce nella Real de la Feria, per celebrare la città tra Flamenco, canti e tapas.
Tutto l'amore per la propria città si riversa ogni domenica allo stadio. I tifosi dei rojiblancos portano tutta la passione al Pizjuán, un vero e proprio tempio. Prima di ogni gara si canta l'Himno del Centenario - un pezzo scritto dall'artista locale El Arrebato - rigorosamente a cappella. Il momento è da brividi, di quelli che ti fa innamorare di una tifoseria e conseguentemente di una squadra. Lo stadio è un trionfo di bandiere rosse e bianche, accompagnate da migliaia di voci che all'unisono cantano l'amore per il proprio club. Molti calciatori che sono andati a Siviglia da avversari hanno raccontato di quanto impressionante sia assistere all'Himno dal vivo. Canti, tamburi, coreografie: tutto lo spirito artistico viene fuori per tutti i 90 minuti in cui i Rojiblancos sono in campo. "Te amo aunque ganes" - ti amo solo se vinci - è una delle frasi più celebri nelle strade intorno al Pizjuán, una frase che dice tutto: il Siviglia si ama, sempre.
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Tutti quanti conosciamo la Paella come simbolo della cucina spagnola, e (quasi) tutti sappiamo che in realtà non è propriamente spagnola. Sarà capitato a molti di andare in qualunque altra parte della Spagna, ordinare una Paella e poi sentirsi dire: "quella vera la mangi a Valencia". Si perché la Paella nasce a Valencia tra il XV e il XVI secolo per essere un piatto povero, contadino, inconsapevole che sarebbe diventato il piatto spagnolo più famoso nel mondo. La Paella è un piatto da condividere, non nasce per essere mangiata da soli, come da condividere è l'amore per il Valencia.
E questa collettività, questa condivisione, è l'atmosfera che si respira ogni domenica al Mestalla o anche fuori casa, quando Los Ches - così vengono chiamati i tifosi del Valencia - si spostano in massa per seguire Los Murcielagos. Nonostante anche Valencia, come Siviglia, sia una meta super turistica, il clima che si respira tanto per le vie della città quanto tra i seggiolini del Mestalla è condiviso, unito, quasi familiare. I tifosi del Valencia trasportano nel calcio il loro spirito mediterraneo, festaiolo e colorato. Stesso spirito che ritroviamo durante Las Fallas.
Durante questa festa che si celebra a Marzo - riconosciuta Patrimonio Immateriale dall'Unesco - le strade della città si colorano e si animano. Il culmine della festa arriva con l'esposizione di sculture di cartapesta dette ninots, che spesso impersonano politici o gente dello spettacolo, che poi vengono bruciate e la città diventa un tripudio di fuochi. E come hanno potuto festeggiare i tifosi del Valencia il centenario del proprio club? Fallas e Paella, ovviamente. Il 18 Marzo 2019Los Blanquinegros hanno compiuto 100 anni, e nonostante quel giorno non ci fossero partite, fuori dal Mestalla a pranzo è comparsa prima una Falla creata dall'artista Manuel Algarra, e poi un gruppo di cuochi ha cucinato paella per 1100 persone.
Una comunità di tifosi che vive come una persona sola, modo di vivere che è stato rappresentato da una statua, comparsa al Mestalla nel 2020. È la statua di Vicente Navarro, un "semplice" tifoso de Los Murcielagos. Vicente era il socio 18 del Valencia, abbonato da tutta la vita. All'età di 54 anni perse la vista, ma ciò non poté fermare l'amore che provava per il Valencia. Rinnovò l'abbonamento, e continuò ad andare allo stadio con suo figlio tutte le domeniche. Morì nel 2016, ad 88 anni, e il Valencia ha voluto omaggiarlo con una statua messa li, proprio sul seggiolino su cui sedeva Vicente ogni domenica. Una storia d'amore infinita, come quella che lega tutto il popolo valenciano alla squadra.
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