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Turchia, talento e sbalzi emotivi: perché è una squadra capace di tutto

Federico Grimaldi
Federico Grimaldi
La generazione d'oro della Turchia è pronta per tornare ai Mondiali: la strada è ripida e in salita e forse il talento potrebbe non bastare
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Mondiali di Corea del 2002: un'edizione della coppa del mondo che per gli italiani rimarrà per sempre indigesta. Ma in quel Mondiale lì, ci fu un lampo a ciel sereno, una luce riaccesa dopo anni di buio pesto: quella della Turchia. Arrivata sul podio, si spinse fino al terzo posto: un risultato rimasto impresso nella storia della nazionale. Non solo per il piazzamento, ma anche perché quello fu l'ultimo Mondiale disputato dai turchi. Più di 20 anni senza andare ad un Mondiale. Ora però il vento è cambiato. All'epoca c'era Sukur a guidare la Turchia, oggi ci sono Yildiz e Guler. Con la generazione d'oro, Montella è pronto a riportare la Turchia nella storia delle migliori nazioni del mondo. Per farlo, però, dovrà prima battere la Romania. E poi la 'possibile' finale: due partite prima del sogno.

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La Turchia non è solo talento

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Sukur, Turan e Burak Yilmaz: due generazioni di una nostalgica Turchiache oggi guarda al futuro. E lo fa con gli occhi colmi di speranza. Perché dopo anni di bassifondi, ora finalmente può godere di giocatori con un futuro radioso. Da Guler a Yldiz, passando per Kylicsoy e Chalanoglu: oggi la Turchia non è solamente una meteora, ma una realtà ben consolidata. Il merito è in parte anche di Montella: il tecnico italiano ha saputo gestire bene il gruppo, non trascurando il gioco. La Turchia, infatti, è una delle nazionali che gioca meglio: possesso palla, verticalità e talento puro. Ma anche le storie migliori hanno i loro lati nascosti. E la Turchia non è da meno. Ogni tanto si perde, si specchia troppo con se stessa: il 6-1 subito contro la Spagna è un esempio lampante. Un risultato che non solo ha ridimensionato le ambizioni della squadra ma ha anche dato una brutta batosta in ottica Mondiali. Il secondo posto, subito dietro alle furie rosse, ha impedito alla Turchia la qualificazione diretta: ora ci sono i playoff. Un ultimo ostacolo, prima di tornare a sognare in grande.

La Romania e...: l'ultimo ostacolo prima del 'sogno'

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L'auspicio di Montella, per ora, rimane quello di battere la Romania. Poi si penserà al resto. Come l'Italia, la Turchia dovrà passare dai playoff per qualificarsi ai Mondiali. Giovedì la sfida in casa contro la Nazionale di Lucescu: un match da non sottovalutare. La Romania, infatti, può contare su diversi talenti, come Man e Stanciu. E da anni è una realtà che da fastidio a tutti. I pronostici danno per favorita la squadra di Montella. Ma il pallone è rotondo e il calcio non è una scienza: giovedì può succedere di tutto. Certo, una sconfitta non è contemplata sul vocabolario di Montella.

Anche perché un'uscita prematura, potrebbe costargli caro: forse anche la panchina. Per questo si affiderà ai suoi uomini migliori: Guler e Yldiz hanno il peso di una Nazione sulle spalle. Poi, se dovesse battere la Romania, ad attenderli ci sarà la vincente di Slovacchia-Kosovo. Un altro match alla portata, ma con un piccolo dettaglio che può fare tutta la differenza: la finale playoff, infatti, la giocherà in trasferta. La concentrazione è massima. Montella non vuole distrazioni: per andare ai Mondiali, servirà una Turchia da Mondiali.

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