Yerry Mina, durissimo difensore colombiano del Cagliari, si è aperto ai microfoni di BluRadio Colombia raccontando la telefonata che gli ha cambiato la vita.

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Dietro il sorriso, la grinta e le celebrazioni che hanno accompagnato Yerry Mina durante la sua carriera c'è una storia fatta di sacrifici, difficoltà e soprattutto di una promessa. Una promessa fatta alla madre quando era ancora un ragazzo e il calcio professionistico sembrava solo un sogno lontanissimo. Il difensore colombiano ha raccontato uno degli episodi che più hanno segnato la sua vita, ricordando il momento in cui comprese quanto fosse importante riuscire a trasformare il proprio talento in un lavoro capace di cambiare il destino della sua famiglia.

Le parole di Yerry Mina

Tutto è successo quando Mina giocava ancora nelle giovanili del Deportivo Pasto: la sua famiglia attraversava un periodo economicamente difficile e Mina, ancora giovanissimo, non aveva gli strumenti per poter aiutare concretamente la madre. In un'intervista a BluRadio Colombia ha raccontato degli avvenimenti che lo hanno spinto a dare tutto se stesso per raggiungere l'obiettivo di diventare professionista.

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New Barcelona Signing Yerry Mina Unveiled
BARCELLONA, SPAGNA - 13 GENNAIO: Il nuovo giocatore dell'FC Barcellona Yerry Mina si toglie gli scarpini prima di camminare sul campo durante la sua presentazione al Camp Nou il 13 gennaio 2018 a Barcellona, Spagna. Il giocatore colombiano, acquistato dal Palmeiras, ha firmato un accordo con il club catalano fino alla stagione 2022. (Foto di David Ramos/Getty Images)

Un giorno assistette a una situazione che lo colpì profondamente, con sua madre fu costretta a chiedere aiuto economico al fratello. Per il giovane Mina fu un momento difficile da accettare: "Un giorno mia mamma chiamò mio fratello Camilo e gli disse: ‘Cami, puoi aiutarmi con 50 mila?'. Quel giorno ho pianto tanto, perché dicevo: come posso non aiutare mia mamma a fare le sue cose? Da quel giorno è cambiato qualcosa. Mi ha dato tanta forza per dire che non voglio che nessuno dia niente a mia mamma, perché posso farlo io. È la mia mamma”.

Successivamente: "Ho sempre detto che volevo essere un giocatore professionista e che volevo comprare una casa per mia mamma".

La concorrenza con compagni più esperti non lo spaventava: "Non mi importava, continuavo a lavorare per ottenere un posto da titolare".

Infine, la sua perseveranza è stata infine ripagata. "Fino a quando è arrivato il mio momento e ho iniziato a vincere, a vincere, a vincere, fino a quando mi hanno dato l’opportunità di giocare nel calcio professionistico. Da lì ho detto grazie a Dio".

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